Risorgere dal buio è un esercizio che richiede costanza.

La protagonista di questo romanzo non ha un nome: è una donna come tante, una voce in prima persona che giorno dopo giorno, pezzo dopo pezzo, ricostruisce la propria vita e impara a convivere con il disturbo da stress post-traumatico. Nemmeno il suo terapista ha un nome, né i suoi figli, o l’uomo con cui li ha avuti. Solo le sue amiche – Annie, Rose, Nicola – vengono chiamate per nome: le sue ancore di salvezza, le persone che più le stanno accanto in questo momento traumatico.

Esercizi al buio è un romanzo intenso, drammatico e denso: non una lettura facile, perché con sguardo lucido svela il dramma della vita della protagonista che, di fatto, potrebbe riferirsi a qualsiasi donna. Il mondo della voce narrante è una realtà in chiaroscuro: gioie e dolori, amore e abusi, un passato di violenze e il tentativo di costruirsi una nuova famiglia, sana e felice. Una costante è la sensazione di non possedere il proprio corpo: quel corpo che è stato picchiato, abusato, molestato, che ha sofferto per la nascita dei figli prima e per la menopausa poi, quel corpo che solo ora, a cinquant’anni passati, può forse riposare. Il trauma viene svelato poco a poco, così come poco a poco viene affrontato. E alla fine, un raggio di speranza: il ritorno alla gioia, a quelle passioni che rendono la vita degna di essere vissuta.

Abbiamo il coraggio di tornare con l’ultimo treno (come arriviamo a casa dalla stazione)?

abbiamo il coraggio di prendere un taxi, di fidarci dell’autista?

E così via.

Di solito no.

Non perché ci spaventiamo per niente, ma perché abbiamo motivo di essere spaventate.

Tutta la vita: fermarsi, trattenere il fiato e tendere l’orecchio, sempre, tutta la vita.

Il contrario della libertà.

(C) Utopia

Voto: 5/5