Ruth Benedict

Ruth Benedict è stata una delle più note antropologhe della sua generazione insieme a Margaret Mead. Nata a New York il 5 giugno 1887 come Ruth Fulton, era la figlia di una docente, Beatrice, e di un medico, Frederick. Appena dopo un anno la nascita di Ruth, il padre contrasse una grave malattia, per cui la famiglia decise di trasferirsi presso la fattoria dei nonni materni (i genitori di Beatrice) a Norwich, località di campagna nello stato di New York. Il trasferimento però non servì: Frederick Fulton morì un anno dopo, lasciando la moglie in un profondo stato di dolore.

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La piccola Ruth soffrì molto la morte del padre e la visse anche come la morte metaforica della madre; Beatrice non si riprese mai completamente dalla perdita del marito, e da quel momento Ruth sentì di aver perso entrambi i genitori. La debolezza e il dolore mostrati dalla madre portarono la figlia a odiarla; Ruth iniziò a sviluppare un certo distacco dalla famiglia e una strana attrazione per la sofferenza umana e la morte. Di questa attrazione iniziò a scrivere con cognizione quando aveva circa sette anni, affiancando la scrittura con voraci letture: già da allora si manifestava la sua passione per l’antropologia, perché ciò che l’affascinava della morte non era tanto l’evento in sé quanto le sue conseguenze sulle persone.

Dalle lettere all’uomo

Grazie a una borsa di studio, Ruth frequentò dapprima una scuola preparatoria al college, poi il Vassar College, un istituto d’arte per ragazze. Al college, Ruth trovò il suo ambiente ideale, dove dar voce alla sua curiosità e alle sue idee, che a volte venivano etichettate come “radicali”. Ammiratrice del critico d’arte e saggista Walter Pater, la ragazza mirava a vivere “una vita ben vissuta”, seguendo i propri valori e le proprie passioni. Si laureò in Letteratura inglese nel 1909 e accettò l’invito di un benefattore del college a intraprendere un vero e proprio “Grand Tour” dell’Europa; insieme a due ragazze californiane, Katherine Norton ed Elizabeth Atsatt, viaggiò dall’Italia all’Inghilterra, dalla Francia alla Germania, rimanendo lontano dall’America per un anno.

Tornata negli Stati Uniti, incontrò per la prima volta Stanley Rossiter Benedict (chimico al Cornell Medical College, suo futuro marito) a New York. Da lì si spostò, svolgendo diversi lavori: dall’insegnante a Los Angeles in una scuola per ragazze alla docente di inglese a Pasadena. Nessuna di queste attività la soddisfaceva appieno; stanca di rimbalzare da un mestiere all’altro, tornò nella casa dei nonni a Norwich per trascorrere l’estate in isolamento e tranquillità. Lì iniziò a ricevere le visite di Stanley Benedict, di cui progressivamente si innamorò. Accettò la sua proposta di matrimonio e i due si sposarono nel 1914: rinvigorita e appagata dalla vita matrimoniale, Ruth iniziò a scrivere e a pubblicare poesie sotto diversi pseudonimi, da Ruth Stanhope ad Anne Singleton.

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Decisa inoltre a dare un seguito alle sue passioni, si iscrisse a delle lezioni presso la New School for Social Research e si avvicinò sempre di più all’antropologia, soprattutto grazie al corso di Alexander Goldenweiser, ex studente dell’antropologo Franz Boas. Goldenweiser riconobbe il suo talento per la materia e la raccomandò per un dottorato con Franz Boas in persona presso la Columbia University (1921). Boas fu per Ruth mentore e amico; la donna ottenne il suo dottorato in antropologia nel 1923 con una tesi sul concetto dello spirito guida in Nord America, e continuò a studiare le complesse relazioni tra cultura, arte e creatività grazie all’incoraggiamento del linguista e antropologo Edward Sapir.

Anche con Sapir Ruth Benedict strinse una proficua amicizia e collaborazione, ma la differenza di genere si faceva spesso sentire: nonostante la sua professione, Sapir era a suo modo conservatore e limitato dalla sua ideologia di genere, e non riusciva a capire e a riconoscere appieno le idee “femminili” di Ruth.

Emancipazione e antropologia

Alla fine, fu proprio questa incomprensione tra Ruth Benedict ed Edward Sapir a rovinare la loro amicizia; ben altra cosa era invece il legame con Boas, decisamente più progressista e aperto all’emancipazione femminile. Ruth iniziò a tenere corsi di antropologia al Barnard College nel 1922, riscuotendo subito successo tra gli studenti, tra cui Margaret Mead (futura antropologa di fama mondiale nonché compagna di Ruth) e Ruth Landes, tra le pioniere degli studi su razza e genere. Nel 1931, anno in cui Ruth divorziò dal marito, Boas la nominò professoressa aggiunta di antropologia, con l’idea che un giorno prendesse il suo posto.

E quando Boas morì nel 1937, molti videro in Ruth Benedict la sua naturale erede a capo del dipartimento di antropologia; l’università, però, lungi dall’essere tanto progressista da permettere a una donna di assumere un ruolo del genere, nominò invece Ralph Linton, ex studente di Boas e veterano di guerra: una scelta che spezzò il dipartimento di antropologia in due fazioni, una sostenitrice di Ruth e l’altra di Linton.

 

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Nel corso degli anni, Ruth Benedict continuò le sue ricerche e pubblicazioni, arrivando ad essere, insieme a Margaret Mead, una delle antropologhe più influenti di quel periodo. Lo scopo delle due studiose era scardinare gli stereotipi di genere riguardanti le donne, soprattutto quelli che non ritenevano possibile che una donna potesse ottenere successi sul lavoro ed essere indipendente. Ruth e Margaret furono compagne di studio e di ricerca e, si presume, anche amanti; supervisionavano l’una il lavoro dell’altra e non si risparmiavano mutue critiche quando necessario. Ruth si dedicò a tempo pieno alla sua opera più significativa, Modelli di cultura, dove sosteneva la relatività culturale, ipotizzava stretti legami tra gli individui e la cultura in cui si muovono e, in generale, affermava che ogni cultura ha una propria personalità. 

Alla fine della Seconda guerra mondiale, durante la quale Ruth ridusse la quantità di lezioni universitarie, arrivarono prestigiosi riconoscimenti: l’Achievement Award dall’American Association of University Women (1946), l’invito a diventare membro dell’American Academy of Arts and Sciences e, infine, la nomina a professoressa ordinaria (1948).

Ruth Benedict morì di infarto appena due mesi dopo la nomina, il 17 settembre. La fedele Margaret Mead si occupò di ordinare i suoi appunti e continuare le sue ricerche, supervisionando la pubblicazione postuma delle sue ricerche. Nel 2005, Ruth Benedict venne inclusa nella National Women’s Hall of Fame.

A cura di Chiara Saibene.