Nome d’arte di Mariko Hashioka, Natsuo Kirino è una scrittrice giapponese, all’oggi considerata uno dei nomi più importanti della letteratura giallistica giapponese.

Natsuo Kirino nasce a Kanazawa, nella prefettura di Ishikawa, Giappone, il 7 ottobre 1951, la seconda di tre figli. Suo padre è architetto e questo porta la famiglia a cambiare spesso città, e così anche la giovane sperimenta ambienti e lavori diversi. Si laurea in legge presso l’università di Seikei nel 1974 ma non intraprende una carriera in quel campo; anzi, lavora presso un cinema per circa un decennio, ed è solo alla soglia dei suoi trent’anni che decide di iscriversi a un corso di sceneggiatura. Nel frattempo, nel 1975 si sposa e mette su famiglia (una figlia nasce nel 1981).

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Uno squarcio sulla realtà

È il 1984 quando Natsuo Kirino inizia a scrivere le sue prime opere, per lo più romanzi di genere romantico, non molto diffusi e apprezzati in Giappone. Lei per prima non ne è appassionata e, progressivamente, sposta la propria attenzione sui meccanismi psicologici dei personaggi, transitando verso il genere thriller-mistero. Gli anni Novanta, quando ormai l’autrice è quarantenne, sanciscono il suo successo e la sua affermazione come scrittrice di thriller e gialli.

Debutta nel 1993 con il suo primo romanzo giallo, Pioggia sul viso (edito in Italia da Neri Pozza), dove la protagonista Murano Miro si ritrova suo malgrado coinvolta in una corsa contro il tempo per rintracciare una sua cara amica, Yoko, apparentemente scomparsa dopo aver sottratto soldi alla yakuza, che ora è sulle sue tracce. Pioggia sul viso si aggiudica il Premio Edogawa Ranpo lo stesso anno della sua pubblicazione.

Nel 1997 esce la sua opera più famosa, Le quattro casalinghe di Tokyo, vincitrice del Mystery Writers of Japan Award (il premio giapponese più prestigioso per il genere giallo) e tra i finalisti dell’Edgar Award, il premio americano in onore di Edgar Allan Poe. Anche ne Le quattro casalinghe di Tokyo si dipana una trama misteriosa e psicologicamente tesa, che vede protagoniste quattro donne, diverse per carattere ed estrazione sociale, ma accomunate dal lavoro che svolgono in una fabbrica di cibi pronti. Quando una delle quattro donne uccide il marito, le altre decidono di aiutarla a occultare il cadavere.

Il romanzo, da cui è stato tratto anche un film, ha suscitato controversie per la sua trama e, soprattutto, per la sua visione noir e anticonvenzionale dell’universo femminile. Il fatto che una donna uccidesse il marito non è stato visto di buon occhio dalla società giapponese più conservatrice, anche se molte delle vicende narrate da Natsuo Kirino, seppur di invenzione, rispecchiano casi veri della cronaca nera di Tokyo. Alcuni critici si sono esposti a dire che l’autrice, essendo donna, dovrebbe limitarsi a scrivere romanzi d’amore.

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Natsuo Kirino non si è certo fermata. Nei suoi romanzi spesso compaiono situazioni estreme che pongono il lettore di fronte a una domanda: cosa farei se accadesse a me? Con Morbide guance, che si aggiudica il premio Naoki, l’autrice disseziona un altro tabù: quello delle relazioni extraconiugali e della silenziosa ipocrisia della società giapponese. La protagonista, Kasumi, si trasferisce con la propria famiglia nell’Hokkaido per stare vicino al proprio amante, Ishiyama. E proprio dopo una notte con l’amante sua figlia, Yuka, scompare senza lasciare traccia.

Un noir femminile

Contrariamente ad altri autori giapponesi contemporanei, Natsuo Kirino offre una visione del Giappone più cruda e meno stereotipata: lontana dalle ambientazioni oniriche e dalle descrizioni liriche di autori come Haruki Murakami, la scrittrice attinge a piene mani a situazioni imbarazzanti, disagiate, sordide, portando alla luce correnti sotterranee di crimini, peccati, prostituzione. Molto spesso le sue protagoniste sono donne che fanno “cose inimmaginabili”, soprattutto inimmaginabili per una donna: furto, omicidio, inganno, manipolazione.

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Le sue protagoniste sono portavoce di un disagio sociale ed economico, di un’era dove la società giapponese, profondamente cambiata dalla globalizzazione e dal consumismo, si è spaccata in profonde discriminazioni e gap economici, dove a pagare il prezzo più alto sono le donne delle classi più umili. Per far fronte a questa ingiustizia, spesso le sue donne, profondamente realistiche, si ritrovano coinvolte in attività criminali o in situazioni psicologicamente tese: come Grotesque, dove la voce narrante analizza con lucidità il proprio odio nei confronti della sorella minore, ammirata da tutti per la sua bellezza, che una volta adulta sfrutta il proprio ascendente sugli uomini diventando una prostituta.

Proprio per la sua attenzione rivolta ai personaggi femminili, Natsuo Kirino è stata definita una scrittrice di “noir femminista”; ed è soprattutto con Le quattro casalinghe di Tokyo che ha reso noto a una società prevalentemente inconsapevole che le donne di mezza età, invisibili agli occhi degli uomini, hanno una loro vita, un carattere, desideri e aspirazioni.

A cura di Chiara Saibene.