Margherita Sarrocchi
Della vita di Margherita Sarrocchi, prima donna della letteratura italiana ad aver composto un poema epico, si hanno per la maggior parte notizie frammentarie. Nacque a Gragnano, nella provincia di Napoli, probabilmente attorno al 1560, figlia di una famiglia della ricca borghesia. Rimasta orfana quando era bambina, venne presa in custodia dal Cardinale Guglielmo Sirleto, di origini calabresi, che la portò con sé a Roma, dove era prefetto della Biblioteca apostolica vaticana.
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La giovane Margherita crebbe nel monastero di Santa Cecilia in Trastevere dove, contrariamente agli usi dell’epoca, ebbe modo di apprendere non solo le materie tradizionalmente destinate alle donne, ma anche le discipline scientifiche, normalmente riservate ai maschi. Infatti, era d’uso che alle donne venissero riservate discipline “non pericolose”, come la letteratura antica e lo studio dei libri sacri: materie che permettevano di acquisire un’infarinatura di cultura ma non una consapevolezza del tempo presente né strumenti per avviare un qualche tipo di professione. Altri insegnamenti, come la legge, la scienza, la matematica, erano prerogative dei soli uomini. Eppure, sempre sotto la guida e la benedizione del Cardinale Sirleto, Margerita ricevette un’istruzione eccellente dai migliori insegnanti, tra cui Rinaldo Corso, vescovo giurista esperto di letteratura, e Luca Valerio, uno dei matematici più importanti dell’epoca.
Opere perdute
Margherita apprese perciò il greco, il latino, la filosofia, la matematica e altre discipline scientifiche. Il suo primo lavoro letterario fu un commento alle opere di Giovanni Della Casa (autore de Il galateo), per poi dedicarsi a una traduzione dal greco all’italiano di Ero e Leandro di Museo Grammatico; scrisse anche molte poesie e un trattato, in latino, sulla Predestinazione. Purtroppo, di tutta la sua produzione (che doveva essere abbondante) non si è conservato quasi nulla, se non citazioni e rimandi in altre opere dei suoi contemporanei e, ovviamente, il suo poema epico.
Infatti, uno dei suoi scritti fu incluso ne Componimenti raccolti da diversi per Dame Romane, una raccolta miscellanea a cura di Muzio Manfredi; si calcola che all’epoca Margherita avesse appena quindici anni. Nonostante la giovane età, la sua preparazione e la sua cultura la portarono a intrattenere scambi di opinione con alcune delle figure più importanti del Rinascimento italiano, come per esempio Gianbattista Marino, padre della poesia barocca: con Marino pare ebbe anche una relazione amorosa che, una volta terminata, li trasformò in acerrimi nemici nella vita e nella letteratura. Fu inoltre sostenitrice di Torquato Tasso e amica di Beatrice Cenci (nome ricordato perché legato a un caso di parricidio e successivamente di condanna a morte); ebbe un fitto scambio di lettere con Galileo Galilei.
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Margherita Sarrocchi sposò Carlo Biraghi, esponente dell’Accademia senese dei Raffrontati, e nella loro casa di Roma si tennero cenacoli artistici per parecchi anni. Intelligente e acculturata in diversi campi, Margherita poteva spaziare dalla scienza alla letteratura, dalla poesia alla matematica, tanto che venne definita “mostro del sesso femminile”. Venne ammessa nelle accademie dei letterati, tra cui l’Accademia degli Umoristi di Roma, fondata da Paolo Mancini, sua moglie Vittoria Capocci e Gaspare Salviani, e l’Accademia degli Oziosi di Napoli, nata su iniziativa dello stesso Marino.
L’opera per cui la letterata viene maggiormente ricordata è il poema epico La Scanderbeide, dedicato alla figura di Giorgio Castriota, eroe nazionale dell’Albania detto Scanderbeg, che si ribellò all’occupazione turca-ottomana riunendo sotto un unico stendardo i principi d’Albania e conducendo i suoi connazionali alla vittoria. Considerato anche paladino della fede cristiana in opposizione a quella islamica, venne nominato Defensor Fidei, Difensore della Fede, da papa Callisto III. Il poema epico, il primo scritto da una donna italiana, si sviluppava in ventitré canti, e venne pubblicato nella sua forma completa solo nel 1623, dopo la morte dell’autrice; una prima edizione, limitata a nove canti, uscì nel 1606.
A leggere la prima stesa del poema fu nientemeno che Galileo Galilei; a curarne l’introduzione fu un accademico dei Raffrontati, Arrotato, a cui infatti la prima edizione dell’opera è dedicata insieme alla marchesa di Caravaggio, Costanza Colonna Sforza.
Rimasta vedova, Margherita Sarrocchi morì a Roma il 29 ottobre 1617.



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