La pittura come atto di conoscenza, uno spazio caratterizzato dalla presenza di figure femminili, simboli primigeni, parti di natura e silenzi dove tutto assume un senso e dove l’identità sembra dissolversi per ritrovarsi in una dimensione più ampia, archetipa e universale. In questo paesaggio, dove tutto sembra sospeso, avviene la ricerca di Elisa Zadi, la cui arte intreccia pittura, performance e poesia in un dialogo incessante tra interiorità e mondo.

Nel suo percorso creativo Elisa Zadi ci racconta come nascono le sue immagini, quale ruolo interpretano la natura, il mistero e il femminino e come l’osservatore delle sue opere e delle sue performance non viene chiamato soltanto a guardare, ma anche a sentire e partecipare. Attraverso la pittura e l’invisibile l’artista conduce il suo pubblico verso un viaggio alla ricerca di quella verità che l’arte, talvolta è in grado di svelare.

L’intervista

Arstorica – Buongiorno Elisa, ci parla della sua formazione artistica?

Elisa Zadi – Ho studiato prima all’Istituto Statale d’Arte di Arezzo e successivamente presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze. A quel periodo risalgono anche le Borse di Studio Erasmus prima a Siviglia e poi a Berlino e quelle come Assistente Tecnico di Pittura in Accademia. Successivamente mi sono abilitata all’insegnamento delle Discipline Pittoriche, di cui sono attualmente docente presso il Liceo Artistico di Porta Romana di Firenze, poi ho frequentato il Master di II Livello in Architettura e Arte Sacra presso l’Università Europea di Roma. Dopo questo itinerario meraviglioso posso sostenere che la formazione artistica vera e propria si plasma di giorno in giorno con il lavoro pratico, parallelamente agli studi, con il desiderio e la volontà di intraprendere questo percorso.

Diritti di copyright di Elisa Zadi

Nelle sue opere uno dei soggetti centrali sono le donne e la loro femminilità. Approfondisce con noi come affronta il tema in questione?

Ho sempre esplorato la solitudine un po’ per carattere un po’ per necessità introspettiva e mi è sembrato naturale e fondamentale partire da me stessa. I miei primi lavori sono infatti incentrati sull’autoritratto, sono mossi da questo grande desiderio di conoscenza di me: partire da quel visibile sempre diverso che si fa poi garante e tramite dell’invisibile. In seguito questa tematica si è estesa ad un’universalità del femminino; le mie sembianze non sono più determinanti ma vogliono essere una partenza per rappresentare tutto il genere femminile a cui si legano simboli archetipici come la Grande Madre.

La relazione tra identità e natura è fondamentale in molti suoi lavori. Può raccontarci come ha approfondito questa connessione nella sua poetica e come la natura diventa “metafora” o “specchio” delle relazioni umane in particolare nelle sue opere più recenti?

Andando ad approfondire tematiche legate al femminino e alla creazione, sono comparsi elementi simbolici e naturali. Questi si manifestano nelle mie opere, come un’estensione dell’interiorità del soggetto rappresentato, suggeriscono e si rivelano come un’epifania. Così il mio lavoro prende forma per associazione di immagini partendo da un elemento reale o custodito nella mia memoria, che diventa primigenio, poi specchio, metafora e relazione dei vari elementi figurati e naturali dell’opera. Come spiega la filosofia ermetica e La legge della Corrispondenza esistono comunanze fra ciò che abbiamo dentro e quello che è fuori, fra microcosmo e macrocosmo; queste forze si influenzano in una continua relazione di rimandi, sottolineando che siamo costituiti dagli stessi elementi e per sempre interconnessi fra loro.

La figura umana, nei suoi lavori, ha una forte presenza introspettiva e talvolta frammentata: come sceglie la composizione e il ritmo narrativo nei suoi polittici e nelle installazioni?

La figura umana è per me necessaria come forma di partenza e conoscenza del tutto. La sua frammentazione o dissoluzione nello spazio simboleggia un po’ la relatività dell’esistenza e l’instabilità psichica nei confronti di un tempo eterno e immutabile. Le figure non definite rappresentano la parzialità come accettazione del limite incarnato e imperfetto che però trova il suo posto e la sua collocazione negli elementi del creato. Cerco un ritmo compositivo in uno spazio vibrante, emotivo, che all’interno della tela suggerisca una circolarità, non mi interessa una struttura realistica o razionale che tenda a definire o dichiarare, sono invece interessata a indagare l’incerto, il mistero, la multidimensionalità, la metamorfosi, la contingenza, la labilità che grazie a trasparenze e sovrapposizioni pittoriche posso esplorare e avvicinarmi idealmente a concetti di fisica teorica come la Teoria delle Stringhe.

In relazione alla domanda precedente, come pensa che lo spettatore possa relazionarsi con queste narrazioni visive?

Vorrei indurre più a sentire che capire. Spero che lo spettatore riesca ad abbandonarsi alle sensazioni, che possa prendersi del tempo, lasciarsi guidare dalla pittura, che possa farsi trasportare dai colori, dalle suggestioni, che accolga il mistero, l’indefinibile e che possa soggettivamente interpretare quello che vede, che ne sia stimolato e che magari possa intraprendere un piccolo viaggio immaginifico.

Diritti di copyright di Elisa Zadi, Fiammato I, 2025, olio, pigmento e pastello su tessuto, cm 150×100

Esiste un ciclo di opere a cui è più affezionata? E se si, perché?

Forse il ciclo pittorico “Mondi Possibili”. Questo segna l’inizio di un nuovo cambiamento nel mio approccio lavorativo, sia concettuale che stilistico. La natura compare e le forme iniziano a frammentarsi per lasciare delle aperture che vogliono ambire a dimensioni altre, metafisiche. Questa serie di opere traggono ispirazione da Gottfried Wilhelm Leibniz e ai “mondi possibili” intesi come idee perfette nella mente di Dio e come ricerca di Verità. Le verità di fatto sono contingenti, libere e vere solo nel mondo possibile che esiste. La realtà che esiste è la migliore possibile e le infinite verità si manifestano, a volte si fanno trovare, altre dobbiamo capirle, giudicare se queste sono vere, autentiche. La pratica pittorica è per me ricerca di questa Verità, la migliore possibile a me concessa.

La sua arte spazia dalla pittura alla performance, fino alla poesia. Come questi diversi linguaggi si influenzano a vicenda nell’ambito del suo processo creativo?

In maniera molto fluida e naturale. Da sempre utilizzo pittura e scrittura a seconda delle esigenze espressive. A volte non c’è un vero confine fra esse, ma solo modalità diversa di approccio per dire le stesse cose.
Scrive Alessandro Bini nella presentazione della mia silloge poetica “Il profumo del Giglio” edito da Polistampa: “Una coesistenza indissolubile quella fra pittura e scrittura che accompagna il percorso espressivo di Elisa Zadi. Stessa fonte, quindi stessa sensibilità, ma con una forma espressiva diversa. Interessante anche scoprire quanto una modalità sia affine all’altra, come ne evochi i contenuti, in una coerenza di senso ma con differenti sfumature. Le poesie di Elisa possiedono una qualità molto importante. Mentre scorri le righe esse si rivelano, sbocciano, con l’incredibile sincerità dei fiori. Arrivano subito, comunicano. Si mostrano con chiarezza. In questo loro manifestarsi sanno essere delicate ma anche brutali, come la vita.”

Diritti di copyright di Elisa Zadi, Pomponium e Cardo, 2024, olio, pigmento e pastello su tessuto grezzo, cm 120×100

Che sensazioni prova durante le sue performance artistiche e quali messaggi vuole trasmettere al suo pubblico con esse?

Le mie performance nascono dal desiderio di coinvolgere lo spettatore come parte integrante dell’opera. Voglio che lo spettatore non sia solo contemplatore passivo ad opera finita, ma che diventi parte di essa con le sue interazioni, con la sua fisicità e che ne compia il senso come in un rituale. Le performance come “Blu Guado” o “Cara Enfanta” sono infatti pensate per lo spettatore, è lui il performer che completa le opere con la sua esperienza, io sono solo un’intermediaria, una guida. Quindi interazione, azione, scoperta e dono lo riguardano direttamente e lo coinvolgono in un percorso che vorrei fosse vissuto come iniziatico.

Ha mai esposto le sue opere a livello internazionale?

La primavera scorsa sono stata invitata a prendere parte della delegazione italiana in Messico per una residenza che aveva come scopo la realizzazione di alcune opere destinate al Container Door Art Festival ideato dall’architetto Taufic Gashaan e che poi sono rimaste in permanenza a Guadalajara. E’ stata un’esperienza bellissima, intensa di lavoro e conoscenza grazie anche agli altri artisti con cui ho condiviso il viaggio Gildardo Gallo, Luca Matti, Walter Puppo e Ovotondo.

Ha in mente qualche progetto nuovo in ambito artistico per il futuro?

Attualmente sto lavorando per due eventi molto importanti e in luoghi diversamente meravigliosi. Una mostra promossa dai Musei Civici dell’Umbria per le Celebrazioni della ricorrenza degli 800 anni dalla morte di San Francesco d’Assisi che inaugurerà a Villa del Colle del Cardinale a Perugia nel mese di giugno e una mostra personale che aprirà al pubblico a luglio. Per quest’ultima sono stata invitata a realizzare delle opere che possano allestire il suggestivo ex- lanificio di Stia per il Festival Naturalmente Pianoforte che si svolgerà in Casentino, nella provincia di Arezzo. Sono due grandi eventi che vedranno esposti dei miei lavori inediti eseguiti appositamente per quegli spazi.