L’arte di Francesca De Pieri si muove all’interno di uno spazio sospeso tra memoria, natura e percezione, in cui fotografia, installazione e ricerca visiva sono dei mezzi per indagare ciò che spesso rimane invisibile. Il suo percorso artistico è caratterizzato da una ricerca intima e poetica che attraversa il tempo, il silenzio e la relazione tra essere umano e ambiente naturale.

Nelle sue opere il mondo vegetale diventa presenza viva, in grado di comunicare emozioni e creare legami profondi con l’uomo. Progetti come Memory Box, Percezione Primaria e Botanicum descrivono un dialogo incessante tra visibile e invisibile, tra ciò che resta e ciò che muta. Mediante l’uso di materiali molto delicati, fotografie manipolate, installazioni di tipo sensoriale e un approccio quasi meditativo all’immagine, l’artista invita l’osservatore dei suoi lavori a fermarsi, ascoltare e percepire il silenzio in modo consapevole. Nella sua ricerca artistica sente il bisogno sempre più urgente di ritrovare un equilibrio vero e proprio con la natura e con il presente.

Diritti di copyright di Francesca De Pieri

Intervista a Francesca De Pieri

Arstorica – Buongiorno Francesca, diamoci del tu! Piacere di conoscerti. Potresti parlarci del tuo percorso artistico e della tua formazione?

Francesca De Pieri – Buongiorno Giorgia, certo molto volentieri e grazie per l’interesse rivolto alla mia ricerca.

Il mio percorso artistico vede una formazione presso l’Accademia di Belle arti di Venezia dove mi
sono diplomata in Pittura, mentre frequentavo l’Accademia sono stata un anno in Erasmus a
Valencia (Spagna) dove ho frequentato prevalentemente corsi di xilografia, incisione e tecniche
pittoriche molto differenti dalle nostre, più istintive nell’approccio, quest’esperienza me la porto
ancora dentro adesso. Ho terminato gli studi infine con la Specializzazione in Progettazione e
Produzione Arti Visive presso lo IUAV di Venezia.

I tuoi lavori sembrano muoversi tra fotografia, memoria e installazione. Quando hai capito che questi aspetti sarebbero diventati il centro della tua ricerca?

La memoria è sempre stata al centro della mia ricerca. Mio padre è mancato 17 anni fa, lavorava in
fabbrica a contatto con l’amianto e ho iniziato a fotografare i luoghi dell’abbandono con lui che mi
accompagnava e raccontava storie di quei luoghi che non conoscevo tra un intervento e l’altro, si
sapeva come sarebbe purtroppo andata a finire e volevo fissare la sua presenza nella mia memoria
il più possibile e così è nata la serie Memory box _ Father’s Life…
Ho fotografato luoghi che non ci sono più ma che sono stati importanti per lo sviluppo urbano della
terraferma veneziana, prendendo ad esempio la sua vita e raccontandola attraverso i luoghi in cui lui
era nato, aveva vissuto e si era conclusa la sua esistenza. L’osservatore si rivede sicuramente in quel
che osserva perché tutti abbiamo perso, chi prima, chi poi, qualcuno che ci è stato caro.

Botanicum _ Artegna, Diritti di copyright di Francesca De Pieri

Progetti artistici come “Botanicum” o “Florilegio” mostrano un forte interesse per il mondo naturale. Che ruolo ha la natura nelle tue opere?

La natura da sempre è fondamentale nella mia ricerca. Il mondo vegetale percepisce emozioni e le
vive in modo simile al nostro, ci sono gerarchie e legami famigliari che, alla luce dello stato attuale,
probabilmente sono ancora più forti di quelli tra esseri umani. Nella società odierna in cui si vuole
disumanizzare l’uomo, trovo che frenare e sottolineare che lui è parte della natura sia doveroso. Così
com’è doveroso ricordare che uomo e natura devono camminare assieme perché nell’equilibrio con
ciò che lo circonda potrà trovare il benessere.

Nelle tue opere il silenzio è una componente molto importante. Ci spieghi che cosa rappresenta per te?

Il silenzio rappresenta un componente fondamentale: percepire cosa c’è oltre l’apparenza, un
aspetto a cui lavoro quotidianamente. Sentire più che vedere e comunicare la sensazione di
benessere che ne scaturisce e manifestarla nella serie Percezione Primaria e Botanicum sprona
l’osservatore a interagire con il soggetto raffigurato cercandone il dialogo: nel silenzio, quindi, c’è la
consapevolezza di non essere soli ma parte di tutto ciò che ci circonda, un aspetto immensamente
vasto. Ogni momento è valido per approfondire questo concetto, anche il servizio di volontariato che
compio un giorno a settimana a causa degli impegni di lavoro, presso il rifugio per i gatti di ENPA
Venezia mi aiuta in questa ricerca. Stare a contatto con gli animali mi sprona a vedere oltre
l’apparenza, a comunicare quel che non si può vedere grazie a una costante interazione che va oltre
le parole ma si basa sul sentire.

Come scegli il linguaggio più adatto per raccontare un’idea o un’emozione attraverso le tue opere?

Mi servo di mezzi espressivi diversi per esprimere la mia ricerca adattandoli sempre alla voce del
soggetto trattato. Studio il soggetto con ricerche che riguardano Erbari e libri di botanica (ci sono piante che non vanno d’accordo e lottano tra di loro per la conquista del territorio e altre che assieme danno il massimo come il pomodoro e il basilico, aspetti “caratteriali” di cui tengo conto nella scelta dei miei soggetti), durante la fase di ricerca le risposte arrivano da sole, ad esempio: materiali leggeri come in
Percezione Primaria in cui la carta velina, sensori e piccole ventole, servono a rendere visibile
l’invisibile: le piante percepiscono la nostra presenza e reagiscono con emozioni, percepiscono i
nostri stati d’animo. In Memory box delle piccole scatole custodiscono luoghi ormai scomparsi o
destinati a sparire. Rappresento il soggetto che voglio trattare, attraverso le tecniche più consone
che mi permettono di fissare in maniera decisa nella memoria dell’osservatore, ciò che all’apparenza
non si vede oppure non esiste più.

Diritti di copyright di Francesca De Pieri

Ti sei occupata e ti occupi anche di residenza artistica, avendo anche delle collaborazioni
internazionali. Ci descrivi questa esperienza?

Ho vinto una residenza artistica presso la Fundacion Inspirarte, nel Parco Nazionale dell’Albufera in
Spagna dove ho avuto modo di approfondire e realizzare la Serie di Memory box _ Albufera
ambientata nell’Albufera di Valencia ed è stata un’esperienza positiva perché ho avuto modo di
lavorare in un ambiente naturale incontaminato in cui il tempo sembrava sospeso e confrontarmi
con artisti provenienti da tutta Europa che ancora oggi frequento. Successivamente ho frequentato,
su invito, altre due residenze presso la Fondazione Fabbris di Treviso dove ho lavorato a fianco di
Francesco Jodice e Marco Zanta. Sono state esperienze che hanno arricchito molto la mia ricerca e
formazione.

Ci parli delle tecniche della tua arte? Quali sono e quali vorresti sperimentare?

È un po’ lungo da elencare, parto dall’ultimo progetto a cui sto lavorando. In Botanicum lavoro alle
mie fotografie i cui soggetti sono giardini e orti botanici italiani che hanno una storia particolare e
comun denominatore è la rinascita. Come le rose di Artegna ad esempio, il paese epicentro del
terremoto del 6 maggio 1976 che si era avvertito fortissimo anche in Veneto, la mia regione.
Servendomi della tavoletta grafica, intervengo sull’immagine, unendo due tecniche espressive come
la pittura e la fotografia che ormai fanno parte della mia formazione e ricerca. Al momento questa
via mi apre infinite strade e vorrei sperimentarne il più possibile per esprimere al meglio quanto
descritto sinora.

Il lavoro che hai svolto e che hai più a cuore qual è?

Percezione Primaria perché mi permette di dare voce a chi voce non ne ha, in questo caso al mondo
vegetale, legato a stretto giro al mondo umano: siamo parte dello stesso mondo, non vediamo
l’invisibile percepibile con emozioni dalle piante, ma non da noi che pensiamo di non far parte del
mondo della natura. L’allontanarci da essa attraverso la tecnologia causa malesseri che, quando
siamo in un bosco, ad esempio, spariscono.
Mi prendo cura del piccolo giardino di casa che seguo con amore. Appena il tempo lo permette, lo
passo a seguire piante di rose che propago attraverso la riproduzione vegetativa per mantenerle in
vita in quanto alcune non si trovano più e viti d’uva che hanno più di 60 anni con acini piccolissimi (al
contrario dell’ attuale uva pompata) e che erano di nonna… Iris, gigli, lavanda, salvia, rosmarino,
liquirizia, un limone di un anziana vicina che è mancata e che nessuno voleva che due volte l’anno
regala limoni pieni di succo, calle, bocche di leone… L’angolo delle succulente e aromatiche che
quando piove spargono il loro profumo nell’aria… In primavera l’interno di casa si tinge di verde… Una
pace per il cuore e l’anima. Percezione Primaria è esattamente questo: voce di uno scambio
invisibile.

Percezione Primaria, De Pieri Bolpin (1) copia, diritti di copyright di Francesca De Pieri

Nei tuoi lavori il tempo non appare mai lineare: sembra sedimentarsi negli oggetti, nelle piante, nelle architetture. Come lavori visivamente sull’idea di tempo e trasformazione?

Lavoro pensando ad “Adesso”. Sembra facile ma per me non lo è stato affatto… Fino a Memory box,
che ha occupato una larga parte della mia ricerca, guardavo al passato, con il covid invece ho
resettato e iniziato a guardare al momento che stavo vivendo, non c’era possibilità di scelta per
nessuno. Eravamo tutti chiusi in casa e lì è nato Percezione Primaria: stampavo sulla carta velina e
mi concentravo sull’attimo in cui le piante percepiscono le nostre emozioni e su come reagiscono a
questa interazione. Da lì e sempre di più è nata l’esigenza di concentrarmi nel presente e fissare
attimi che diventano memoria ma partendo sempre da “Adesso” e non più da ieri. A questo lavoro
creando immagini che esprimano e donino attimi di gioia e benessere a chi le osserva, la mia volontà
è far star bene l’osservatore, in uno stato attuale in cui l’individualismo ci isola, credo che compiere
un piccolo gesto d’amore verso il prossimo sia doveroso e chi ha tempo per fermarsi e comprendere
c’è e questo mi rende felice.

Ti stai occupando di qualche progetto in questo momento? Se sì, ce ne parli?

Continuo la fase di ricerca di murales di grandi dimensioni che fanno parte della seria “Percezione
Primaria” di pari passo alle immagini della serie “Botanicum”. Allo stato attuale ho deciso di
camminare da sola, distaccandomi dal panorama artistico contemporaneo che per me non ha più
molto da dire. L’ambiente artistico contemporaneo, tranne rare eccezioni, sta assumendo sempre
più aspetti grotteschi in cui non si guarda praticamente più al merito (quindi alle idee) ma al profitto
e possibilmente al trasmettere messaggi obsoleti e spesso ovvi ma superficiali e “politicamente
corretti”, ma cos’è politicamente corretto? Ragionare con la testa altrui? L’ambiente ben diverso anni
fa, più libero. Se fai parte di certi circoli esclusivi lavori altrimenti sei fuori. Basta sfogliare Instagram
per scoprire che ci sono artisti degni di questo nome lontani dagli ambienti istituzionali. Ho avuto la
fortuna di capirlo in tempo e di avviare un e-commerce per conto mio in cui lavoro con il nord Europa
e gli Stati Uniti e che mi sta dando soddisfazioni anche grazie ad un’altra mia passione, l’illustrazione,
ma questa è un’altra storia.