Ho visto la guerra cambiare volto e rinascere, mentre noi, a riprova del fato che le cose si trasformano, siamo caduti in rovina.
Con un collage di storie tratte dalla sua esperienza personale, l’autrice Aliyeh Ataei dipinge un ritratto intimo e allo stesso tempo cinico della vita di frontiera sul confine tra Afghanistan e Iran a partire dagli anni Ottanta in poi. Diverse figure, diverse storie, diversi anni, ma un denominatore comune: cosa significa vivere sulla frontiera?
Ciechi al rosso ruota attorno al concetto di identità, perché quando non si ha una patria vera a cui far risalire le proprie origini, è difficile sentirsi davvero a casa, non importa per quanti anni vivi in un luogo. E vivere sulla linea di frontiera, un confine mobile che varia a seconda delle vicissitudini storiche e della guerra, rende la tua esistenza ancora più precaria. Per tutta la vita, i personaggi riportati da Aliyeh Ataei e l’autrice stessa hanno interiorizzato un senso di precarietà che nessuno, a parte gli altri abitanti di frontiera, può capire. Chi è Aliyeh Ataei? Afgana o iraniana? Se ha sposato un iraniano e suo figlio non capisce l’accento afgano, allora è iraniana? Ma se comunque sul suo passaporto c’è scritto “afgana”, allora rimane cittadina dell’Afghanistan?
Tutte queste domande confluiscono a formare un mosaico di incertezze, di dubbi, di continuo dubitare di sé stessa. Non è completamente integrata nel paese che la ospita, ma non è neppure davvero appartenente al suo paese d’origine: è qualcosa a metà, che non trova una sua vera collocazione.
Dove mi trovo, dove ho lasciato la mia infanzia? Le mie radici sono davvero lì? Dove è radicata la mia identità?
Voto: 4,5/5


Scrivi un commento