Maine, 1789. Martha Ballard è una figura nota e rispettata nella comunità: levatrice da decenni ed esperta nell’arte medica, è la donna di riferimento per chiunque abbia problemi di salute. Martha ha una vita felice: sposata con un uomo di cui è follemente innamorata e che l’ama profondamente da decenni, Ephraim, circondata dai suoi figli e figlie, la sua esistenza trascorre placidamente nel mulino che lei e il marito hanno trasformato nella loro casa.
Finché una serie di fatti non sconvolge la comunità, coinvolgendo Martha suo malgrado: la moglie del reverendo, Rebecca Foster, denuncia di essere stata violentata da due uomini, uno dei quali è il giudice North, responsabile della giustizia della contea. L’altro uomo è Joshua Burgess, che viene ritrovato poco tempo dopo morto.
Le ferite sul corpo di Rebecca Foster Martha le ha viste. Sa che la donna dice la verità sulla violenza subita e lo testimonia in tribunale. Ma, si sa, la giustizia per le donne è relativa. Nel Maine nel Diciottesimo secolo, una donna non può testimoniare in tribunale in assenza del marito. Una donna che rimane incinta a seguito di una violenza rischia di essere accusata e condannata per fornicazione. Una donna che parla è una bugiarda.
Ispirato alle pagine di diario di Martha Ballard, L’inverno della levatrice è un romanzo intenso, avvolgente, ritmato, che espone alcune dinamiche ancora tristemente attuali. La figura di Martha spicca per la sua modernità e il suo desiderio di non farsi schiacciare da un sistema di potere imperfetto e corrotto, totalmente in mano agli uomini: lei, nata per restare analfabeta, impara a leggere e a scrivere grazie all’aiuto del marito (un’altra figura estremamente moderna e forte) e grazie a questa capacità immortala la propria vita in un diario. Perché
la memoria a volte è infida e distorce i nostri ricordi. Ma carta e inchiostro accolgono la verità senza emozione e ce la restituiscono con onestà.
Ringraziamo la casa editrice Neri Pozza per la copia omaggio.
Voto: 5/5


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