Plautilla Bricci
Figlia di un pittore, drammaturgo e musicista, Plautilla Bricci è stata l’unica donna architetto (architettrice) dell’Europa preindustriale di cui ci sia mai giunta notizia. Nacque a Roma, nella Parrocchia di San Lorenzo-in-Lucina, il 13 agosto 1616 da Giovanni Briccio e Ippolita Recupito, terza dopo le sorelle Virginia e Albina; nel 1621 sarebbe nato anche un fratellino, Basilio.
Di lei non abbiamo una descrizione ufficiale né un ritratto sicuro; solo un’opera di un artista sconosciuto che, si è ipotizzato, ritrae la sua figura mentre tiene in mano un compasso e un disegno.
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Il padre Giovanni, chiamato da tutti semplicemente “il Briccio”, cambiava spesso abitazione per seguire i vari incarichi artistici che gli venivano affidati, e la famiglia lo seguiva. Per questo, i quattro figli crebbero in quartieri di Roma sempre diversi. Nonostante fosse una femmina, anche Plautilla venne istruita nell’arte del disegno e della pittura insieme al fratello Basilio, che in quanto maschio era l’erede designato dell’attività del padre. Ad aiutarla nell’istruzione artistica fu probabilmente anche l’artista amico del padre, il Cavalier d’Arpino, che era stato padrino al battesimo di sua sorella maggiore Virginia.
Da pittrice ad architettrice
La sua prima opera nota, una Madonna col bambino, è diventata protagonista di una leggenda: si dice che la giovane pittrice, incapace di terminare la realizzazione del volto della Madonna, si sia addormentata e, al proprio risveglio, abbia trovato la pala completamente finita (1640). Il suo primo grande incarico fu poi la realizzazione di una pala d’altare, seguito da alcune commissioni svolte per l’umanista Antonio degli Effetti all’interno del suo palazzo.
Certo è che la leggenda contribuì a procurarle fama, insieme a un mecenate d’eccezione: Elpidio Benedetti. Benedetti era un abate di grande influenza, molto legato al potente cardinale Giulio Mazzarino (fu successore del cardinale Richelieu presso il re di Francia), e fratello della suora e pittrice carmelitana suor Maria Eufrasia della Croce. Suor Maria era molto amica del Bricci, e tramite la sua intermediazione Benedetti conobbe la promettente giovane artista Plautilla; proveniente dalla ricca capitale francese, con un clima culturale molto all’avanguardia, Benedetti non ebbe difficoltà ad accettare il talento artistico di una donna.
Grazie alla protezione di Benedetti, gli anni Cinquanta e Sessanta del Seicento furono ricchi di commissioni per la giovane artista. Iniziò principalmente con dipinti religiosi, come la Natività della Vergine, per poi arrivare, nel 1663, a un incarico ancora più grande: la costruzione di una villa per l’abate Benedetti presso Porta San Pancrazio. Fu il suo primo incarico da architetta, come viene testimoniato anche da un documento ufficiale. Pare infatti che il progetto si avviò con difficoltà perché il capo cantiere non voleva prendere ordini da una donna; l’abate lo costrinse allora a firmare un atto notarile in cui prometteva di seguire gli ordini “dell’architettrice Bricci”. La villa di Benedetti, nota prima con il nome di Villa Benedetta e poi di Villa del Vascello, venne purtroppo distrutta dai francesi nel 1849 durante l’assedio di Roma.
Il nome “Villa del Vascello” le era stato attribuito per la sua forma, che ricordava un vascello in movimento; le testimonianze riportano che fosse una villa molto ampia e ricca di decorazioni, secondo lo stile barocco; nell’Archivio di Stato di Roma sono conservati sette disegni della villa che ne rivelano la pianta e le dimensioni. La prima pietra delle fondamenta riportava la dicitura “Plautilla Briccia Architettrice”; anche i disegni sopravvissuti sono attribuiti alla “Signora Plautilla Bricci architettrice”.
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Il secondo grande incarico da architettrice fu la realizzazione della cappella di San Luigi nella chiesa di San Luigi dei Francesi, a cui seguì anche la relativa pala d’altare (1671-80). Anche in questo caso, si trattò di una commissione senza precedenti: mai una donna era stata chiamata a progettare un edificio sacro, per di più di importanza strategica perché doveva simboleggiare la volontà dei francesi di appoggiare il papa. Alcuni studiosi ipotizzano che fondamentale fu non solo il mecenatismo dell’abate Benedetti, ma anche il supporto della regina di Francia Anna d’Asburgo, grande benefattrice delle artiste sulla scia della sua predecessora, Maria de’ Medici.
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Seguirono altri incarichi di prestigio nel corso degli anni Settanta e Ottanta, fino alla morte dell’abate Benedetti, che pure non dimenticò la sua protetta e le lasciò in uso una casa a Trastevere. Ma due anni dopo morì anche il fratello Basilio, con cui Plautilla aveva spesso collaborato, e così la donna, ormai anziana, mai sposata, decise di ritirarsi nel monastero di Santa Margherita in Trastevere. Lì morì il 13 dicembre 1705. Alla vita e alle opere di Plautilla Bricci la scrittrice Melania Mazzucco ha dedicato un romanzo, L’architettrice, pubblicato da Einaudi nel 2019.
A cura di Chiara Saibene.




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