Murasaki Shikibu

Vissuta a cavallo tra il X e l’XI secolo, Murasaki Shikibu è stata una scrittrice e poetessa giapponese, autrice di quello che viene considerato uno dei primissimi romanzi a livello mondiale, Genji monogatari (“Storia di Genji”).

Murasaki Shikibu è in realtà uno pseudonimo (“Murasaki” significa “Viola” ed è uno dei personaggi di Genji monogatari); il vero nome dell’autrice non è noto, ma si ipotizza possa essere Fujiwara no Kaoruko, nome che viene citato in un diario di corte, a indicare una delle dame di compagnia dell’imperatrice.

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Murasaki Shikibu nacque nel 973 a Heian-kyō, oggi Kyoto, da una famiglia appartenente a un potente clan, i Fujiwara. Da un paio di secoli, i Fujiwara avevano acquistato molta influenza presso la corte imperiale grazie a strategici matrimoni con i membri della famiglia imperiale; se si accetta l’ipotesi che Murasaki Shikibu sia in realtà Fujiwara no Kaoruko, allora è probabile che il suo bisnonno fosse nientemeno che Fujiwara no Kanesuke, un aristocratico estremamente potente nonché poeta annoverato tra i Trentasei Immortali della Poesia. Tuttavia, ai tempi della nascita di Murasaki Shikibu, la famiglia Fujiwara aveva perso parte della sua influenza, allontanandosi dalla corte per ricoprire ruoli di gestione delle province; manteneva però la propria reputazione di clan dedito alle arti e alla poesia

Cultura e letteratura

La vita di Murasaki Shikibu fu tutt’altro convenzionale. Contrariamente alle usanze dell’epoca, secondo cui i figli venivano allevati dalle madri, Murasaki Shikibu crebbe presso la residenza del padre, e sebbene alle femmine fosse vietato imparare il cinese, sin da piccola dimostrò un talento per quella lingua, raggiungendone in fretta la padronanza. Pare che sfruttasse le lezioni di cinese impartite al fratello, e anche quelle di letteratura, calligrafia e poesia. All’epoca il cinese era la vera lingua della letteratura e della nobiltà, la lingua in cui gli uomini scrivevano e producevano arte; il giapponese non si era ancora pienamente consolidato come lingua scritta ed era considerato inferiore. Per questo motivo, l’istruzione ricevuta da Murasaki Shikibu risultò del tutto non convenzionale per una donna; si dice anche che avesse un carattere molto forte e sicuro di sé, cosa che la rendeva arrogante e bizzarra agli occhi degli altri.

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Come ogni donna aristocratica, Murasaki Shikibu visse una vita di restrizioni, senza contatti con uomini e sotto sorveglianza della famiglia; ebbe però l’opportunità, del tutto inedita per una donna, di viaggiare fino alla provincia di Echizen per seguire il padre a cui era stato assegnato un incarico in quel luogo. Una volta ritornati a Heian-kyō, Murasaki Shikibu sposò un amico del padre e funzionario di corte, Fujiwara no Nobutaka, probabilmente attorno al 998. Già quarantenne e ben saldo nel suo ruolo a corte, Fujiwara no Nobutaka era probabilmente un uomo benestante, con più mogli e famiglie; da Murasaki Shikibu ebbe una figlia, Kenshi.

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Sulla sua vita matrimoniale non ci sono informazioni precise, solo ipotesi tratte dalle sue poesie; alcuni studiosi sostengono che nel complesso Murasaki Shikibu abbia vissuto serenamente il proprio matrimonio, altri che nutrisse risentimento verso il marito per le sue molteplici relazioni. Quel che è certo è che lo status di donna sposata, con domestici che si occupavano della casa e una certa stabilità economica, le diede la libertà di perseguire i suoi interessi di lettura e scrittura, ed è probabile che fu proprio in questo periodo, dopo il matrimonio, che iniziò a scrivere Genji. Il matrimonio, però, durò solo due anni, in quanto il marito morì di colera.

Leggenda vuole che Murasaki Shikibu, rimasta vedova, si ritirò presso il lago Biwa e durante la notte, mentre osservava la luna, ricevette l’ispirazione per Genji. Sebbene i biografi di Murasaki Shikibu abbiano ormai escluso questa versione dei fatti, ipotizzando anzi che la poetessa avesse già iniziato a scrivere l’opera prima della vedovanza, la tradizione ama ritrarre la scrittrice in contemplazione del cielo notturno, ispirata dalla luna, come appare in diverse rappresentazioni.  

A cura di Chiara Saibene.