Lord Audley è vedovo da molti anni, e contro ogni aspettativa (incluse quelle nei confronti di sé stesso), si innamora perdutamente di Lucy Graham, la giovane governante del medico del paese. La chiede in sposa, elevandola a Lady Audley: da quel momento per Lucy si apre un nuovo capitolo, una scalata sociale che le procura ricchezze e invidie in egual modo.

Lontano da Audley, nella moderna Londra, il nipote di Lord Audley, Robert, si trastulla in una vita di noia e mancanza di doveri. Ricco di famiglia e senza uno scopo preciso nella vita, è diventato avvocato giusto per fare qualcosa, ma non ha mai esercitato la professione. Passa le sue giornate a fumare e a leggere romanzetti francesi, nel più totale ozio e apatia della mente.

Nel frattempo, una nave sta viaggiando verso Liverpool. A bordo, George Talboys sta tornando in patria dopo aver cercato (e trovato) la fortuna nelle miniere australiane.

I destini di queste tre persone si intrecceranno a suon di colpi di scena, rivelazioni, ricatti e, ovviamente, segreti. Sulla scia del re del crime ottocentesco Wilkie Collins, Mary Elizabeth Braddon tesse una trama avvincente e ritmata, cosparsa di humour inglese, che tiene incollati alle pagine nonostante la lunghezza (il romanzo infatti era stato pubblicato a puntate) e gli excursus venati di ironia tipici dei romanzi vittoriani… come la descrizione della Locanda al Castello, un vero esempio di baracca traballante:

Le porte avevano la specialità di non chiudersi mai e tuttavia sbattevano sempre. Le finestre erano state costruite con lo scopo particolare di lasciar entrare gli spifferi mentre erano chiuse e tener fuori l’aria quando erano aperte.

Voto: 4,5/5

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