Il tramonto verso Manhattan è un romanzo di Silvia Giglio e racconta la storia di Winslow, un giovane di New York che, dopo aver perso il padre negli attentati che hanno colpito le Torri Gemelle nel 2001, decide di lasciarla per non soffrire in seguito a questo lutto traumatico. Un giorno viene richiamato nella Grande Mela da Howard, collega di suo padre e anche l’uomo che lo conosce meglio, per una caccia al tesoro che in realtà sarà un espediente escogitato da quest’ultimo per far riscoprire a Winslow la sua città guardandola in un’altra luce. Proprio durante questa caccia al tesoro il giovane ritrova la bussola e anche l’amore della propria vita.

Diritti di copyright di Silvia Giglio

L’intervista

Arstorica – Buongiorno Silvia, piacere di conoscerti! Parlaci un po’ di te. Cosa provi quando scrivi?

Silvia Giglio – Buongiorno a te. Cosa posso dirti… la scrittura ha sempre fatto parte della mia vita, pensa che già da piccolissima inventavo storie e personaggi tutti miei, e sto parlando di quando avevo appena quattro anni e mezzo o giù di lì. Riesco a collocare il ricordo in quel periodo perché la mia amata sorellina non era ancora nata e abitavo in un appartamento che poco tempo dopo io e la mia famiglia abbiamo lasciato per trasferirci nella villa dei miei nonni, un posto incantato, che ha favorito ancora di più la mia vena creativa con i suoi profumi, i suoi colori e la possibilità di avere a disposizione un giardino dove giocare. All’epoca ero troppo piccola per andare a scuola, e ovviamente non ero ancora in grado di leggere e scrivere, ma l’amore per le belle storie già faceva parte di me, e così le disegnavo. Prendevo album e pennarelli, e davo vita ai miei personaggi disegnando le loro avventure come le sequenze di un fumetto senza parole.

Quando scrivo, ancora oggi, provo la sensazione di tornare bambina nel magico giardino che ha fatto da sfondo alla mia infanzia. È la cosa che preferisco al mondo.

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“Il tramonto verso Manhattan” è un romanzo che ci presenta una New York sognante con i suoi simboli storici. Come sei riuscita a ricostruirne l’ambientazione in legame alla storia raccontata?

Mi sono documentata a lungo e con attenzione. Ho comprato libri illustrati, guardato video e film ambientati nella Grande Mela. Ho preso appunti su appunti e creato scalette. Insomma, ho raccolto le informazioni, le ho catalogate in base ai dettagli che potevano farmi comodo e infine ho costruito la storia. In pratica questo romanzo è stato una specie di caccia al tesoro anche per me, in un certo senso. Ed è stato anche un bellissimo viaggio. Ho scoperto tante cose che ignoravo, e che hanno reso ancora di più New York uno dei miei luoghi del cuore.

Winslow è il protagonista della storia. Fugge da New York per i tristi eventi che l’hanno segnato in giovinezza per poi tornarci su invito di Howard. Ci parli di lui e dei suoi sentimenti verso la città?

Winslow incolpa ingiustamente New York di avergli sottratto il padre e di aver causato il suo enorme dolore, ma in realtà cerca soltanto di proteggere sé stesso dal senso di colpa che prova nei confronti proprio di quel padre che amava follemente. New York, in realtà, è materna, accogliente, familiare. E qui fin da subito Winslow riprende a orientarsi come se non fosse mai andato via. Simbolo di questo senso di appartenenza mai perduto è il grande gigante amico, l’Empire State Building, che ricompare di tanto in tanto nel romanzo come una figura rassicurante che è lì per infondere fiducia a Winslow, per consentirgli di guardare verso un futuro pieno di belle promesse.

Howard è un altro personaggio importante. Nella sua vita ha sofferto tanto per avere perso l’amore della sua vita, Johanna. Ci parli del ricordo che l’uomo ha di lei e di come ha fatto a mantenerlo sempre vivido ogni giorno della sua esistenza?

L’insegnamento più importante che Howard regala a Winslow è di non avere paura dei ricordi, anche quando mettono a confronto un passato felice con un presente che all’apparenza è scarno e vuoto. È il potere dei ricordi a darci la capacità di essere ancora felici. E Howard lo sa bene, perché mette in pratica ogni giorno i piccoli grandi insegnamenti di Johanna, la quale aveva l’istintiva capacità di rincorrere la vera bellezza che aveva intorno.

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Il rapporto tra Winslow e Howard è molto importante per l’andamento della storia raccontata nel romanzo. Cosa rappresenta Howard per Winslow?

I due si conoscono in quanto David, il padre di Winslow, e Howard lavoravano per la stessa Compagnia. Winslow lo ritiene un vice-padre, ma lo percepisce anche come un nemico che lo costringe a tornare a New York e a immergersi nuovamente in situazioni che per codardia eviterebbe. La misteriosa eredità di David conservata da Howard è la posta in gioco che costringerà Winslow a restare per prendere parte a una caccia al tesoro, un gioco che biglietto dopo biglietto potrebbe condurlo a comprendere davvero sé stesso.

Rachel è un altro personaggio a cui Winslow tiene molto fino a quando capirà che lei è la donna della sua vita, la sua Daisy. Ce la descrivi?

Rachel-Daisy è il personaggio più dolce che abbia mai ideato. È una ragazza piena di sogni, timida, che arrossisce quando Winslow le rivolge la parola. È grazie a lei che Winslow inizierà ad appassionarsi alla caccia al tesoro, ed è grazie a lei che comprenderà qual è la direzione giusta da percorrere.

Quale credi sia la migliore qualità di Winslow e quale il suo peggior difetto?

La migliore qualità di Winslow è la sensibilità. Mi piace creare protagonisti maschili che sono dei veri teneroni, e lui vince tra tutti. Anche se il suo soprannome è Storm, tempesta, nel suo cuore è un autentico pasticcino. Lo sa bene Lisa, la cameriera chiacchierona della Caffetteria, uno dei personaggi più amati di questo romanzo.

Al contrario, il difetto più grande di Winslow è l’insicurezza, che lo fa chiudere a riccio. Fuggire da quello che ci fa stare male non risolve i problemi, semmai li ingigantisce, impedendoci di prendere la strada giusta.

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Alla fine Winslow ritroverà se stesso fino a quando capirà quale sarà il suo destino: la sua grande passione, la scrittura. Cosa prova il protagonista quando scrive?

Quando scrive, Winslow riesce a sentirsi di nuovo sereno. Torna a vivere la spensieratezza conosciuta da bambino e a lasciarsi andare alle mille avventure create dalla sua fantasia. È in quel mondo immaginario che sente di nuovo vicino suo padre.

Sembrerà una domanda banale, ma stai scrivendo qualcosa di nuovo? E se si, ci vuoi raccontare qualcosa?

C’è sempre qualcosa che bolle in pentola. A dire la verità ho una marea di progetti e spero di poterne parlare presto. Per adesso è veramente prematuro esprimermi al riguardo, ma posso dirti che mi impegno tutti i giorni per fare un passo avanti verso questi nuovi traguardi letterari, e che questo mi rende tanto felice. O… tanto per citare il romanzo, che mi rende stupendamente felice.