Nome d’arte di Henriette Theodora Markovitch, Dora Maar è stata fotografa, poetessa e pittrice della corrente surrealista; compagna di Pablo Picasso per circa un decennio, ne ha influenzato l’arte, spostandolo verso tematiche con un messaggio sociopolitico.

Dora Maar nacque il 22 novembre 1907 a Parigi, figlia dell’architetto croato Josip Marković e della francese Louise-Julie Voisin. Su incarico dell’ambasciata austro-ungarica, il padre Josip (Joseph) si recò a Buenos Aires nel 1910; la famiglia si trasferì con lui e lì rimasero tutti assieme per più di quindici anni. Grazie alle sue opere architettoniche, Joseph ricevette un riconoscimento ufficiale da parte dell’imperatore Francesco Giuseppe I.

La famiglia tornò in Francia nel 1926. La giovane Henrietta scelse come pseudonimo Dora Maar e seguì corsi di fotografia e arti figurative prima di iscriversi all’accademia di belle arti e alla prestigiosa scuola privata d’arte Académie Julian. Durante i suoi studi, la donna ebbe l’occasione di incontrare artisti esponenti delle correnti più in voga all’epoca: da Henri Cartier-Bresson, maestro del fotogiornalismo, a Jacqueline Lamba, artista surrealista nonché futura sposa di uno dei teorizzatori del surrealismo, André Breton.

Attraverso l’obiettivo

Terminati gli studi, Dora Maar iniziò a viaggiare per mettere in atto la sua arte. Prima Barcellona, poi Londra, dove immortalò gli effetti devastanti della crisi statunitense del 1929. Quando tornò a Parigi negli anni Trenta, si schierò sin da subito con gli intellettuali antifascisti; la donna era molto attiva a livello politico e sociale e non temeva di usare la propria arte per diffondere il proprio messaggio. Firmò l’appello alla lotta lanciato da André Breton e dedicò sempre spazio nelle sue opere alla povertà provocata dalla Grande Depressione. Non ebbe paura di aderire a gruppi apertamente antifascisti. Fu questo suo aspetto a influenzare Pablo Picasso: i due si incontrarono per la prima volta nel 1935 e svilupparono ben presto una relazione.

Dora Maar e Pablo Picasso si influenzarono vicendevolmente come artisti, anche se l’influenza maggiore è quella di Dora sul pittore spagnolo, evidente soprattutto nella sua opera Guernica. Picasso non si era mai avventurato in tele dal carattere politico, e fu Dora a suscitare in lui l’interesse per quanto stava succedendo in Europa; inoltre, gli insegnò alcune tecniche fotografiche e supervisionò personalmente la genesi e lo sviluppo di Guernica, di cui scattò delle fotografie a testimonianza del processo creativo dell’artista. Dora Maar posò inoltre per il tributo di Picasso a Guillaume Apollinaire, Monument à Apollinaire; Picasso le dedicò altri ritratti (il più famoso dei quali è La donna che piange) e Dora recitò nella prima opera teatrale del pittore spagnolo, Le Désir attrapé par la queue.

Immagini surrealiste

In quegli anni la fotografa aprì un proprio studio fotografico nel 14° arrondissement parigino insieme a Pierre Kéfer, fotografo e arredatore d’interni (aveva lavorato, nel 1928, all’installazione delle scene per il film La caduta della casa Usher di Jean Epstein). Grazie anche all’aiuto finanziario del padre di Dora, i due fotografi lavorarono prevalentemente su fotografie per pubblicità e riviste, raggiungendo progressivamente un buon successo. In quello studio fotografico, Dora collaborò anche fianco a fianco con l’artista franco-ungherese Brassaï e si ispirò molto all’amico e mentore Luois-Victo Emmanuel Sougez, direttore artistico per la rivista L’Illustration.

Le sue opere caratterizzate dall’uso di specchi e ombre contrastanti testimoniano l’influenza del surrealismo sull’artista: Dora credeva che compito dell’arte fosse rappresentare la realtà non con il rigore del realismo ma con l’emotività delle intuizioni e delle sensazioni. Alcune delle sue opere furono pubblicate per la prima volta nel 1932 sulla rivista Art et Métiers Graphiques; solo una volta l’artista espose le sue opere in una mostra dedicata solo a lei a Parigi. Ciononostante, Dora Maar stava diventando un nome prominente nella fotografia surrealista; le sue opere trovarono posto nelle gallerie parigine a fianco di quelle di Salvador Dalì e Man Ray.

Astrattismo e catarsi

Dora Maar fu anche pittrice, ma le sue tele non uscirono mai dal suo atelier, né vennero viste dal grande pubblico se non dopo la sua morte. Le sue opere riflettevano la sua depressione personale, le difficoltà sociali del dopoguerra e il dolore per la separazione da Picasso. Per anni l’artista combatté contro i propri demoni e a un certo punto si ritirò in solitudine a Ménerbes, nel sud-est della Francia, dove Picasso le aveva comprato una casa. Lì incontrò il pittore di origine russe Nicolas de Staël e si allontanò dal surrealismo per avvicinarsi all’astrattismo; negli anni Ottanta produsse moltissime tele, ispirate al paesaggio della regione, battuto da nuvole e vento a rappresentare il suo tormento interiore.

Dora Maar trascorse i suoi ultimi anni a Parigi, dove morì il 16 luglio 1997 all’età di 89 anni. Fu solo dopo la sua morte che vennero rinvenute le sue tele e i suoi esperimenti con i fotogrammi, in cui si era cimentata negli ultimi anni. Negli anni duemila, finalmente Dora Maar venne riconosciuta come artista indipendente e non solo come l’amante di Picasso; le vennero dedicate mostre a Monaco, a Barcellona e a Londra, nonché due adattamenti cinematografici ispirati alla sua vita (la serie tv Genius e il film Surviving Picasso).

A cura di Chiara Saibene.