Wangari Maathai

Wangari Muta Maathai è stata un’attivista politica e ambientalista keniota, la prima donna africana ad aver ricevuto il premio Nobel per la pace, oltre che la prima donna nell’Africa orientale e centrale a conseguire un dottorato.

Le origini

Wangari nacque il 1° aprile 1940 nel villaggio di Ihithe, nel distretto keniota di Nyeri, da una famiglia appartenente all’etnia dei Kikuyu, la maggiore del Kenya. Quando Wangari aveva solo quattro anni, la famiglia si spostò nella Rift Valley, dove il padre aveva trovato lavoro; in seguito, madre e figli tornarono a Ihithe, cosicché sia Wangari sia i suoi fratelli potessero frequentare la scuola.

All’età di undici anni, Wangari venne iscritta a una scuola cattolica, dove si convertì al cattolicesimo e imparò l’inglese e, grazie ai suoi voti altissimi, ottenne sostegno per accedere al livello successivo e iscriversi all’unico liceo cattolico per femmine in Kenya, la Loreto High School. Parallelamente, gli Stati Uniti e il governo keniota stavano lanciando un programma per supportare gli studenti meritevoli, e il senatore Kennedy istituì una fondazione, la Joseph P. Kennedy Jr. Foundation, nota in breve come Kennedy Airlift, che consentiva a un certo numero di studenti kenioti di andare a studiare negli Stati Uniti. E Wangari, nel 1960, fu una di quegli studenti.

Gli studi negli Stati Uniti

Negli Stati Uniti, grazie alle borse di studio ottenute, Wangari poté laurearsi in Scienze nel 1964 nel Kansas, per poi specializzarsi in biologia presso l’Università di Pittsburgh; fu in quella città che venne coinvolta in prima persona in iniziative ambientali. Una volta ottenuta la laurea magistrale nel 1964, le venne offerto un posto di assistente all’Università di Nairobi, ma quando rientrò in Kenya, pronta ad assumere la posizione, scoprì che questa era stata data a un altro. Wangari si persuase che si trattava di discriminazione etnica e di genere; tuttavia, ricevette un’altra offerta dal prof. Reinhold Hofmann, che le propose di diventare assistente ricercatrice nel nuovo dipartimento di anatomia veterinaria all’Università di Nairobi. 

In quel contesto, Wangari incontrò il suo futuro marito, Mwangi Mathai, da cui avrebbe avuto un figlio nel 1970, Waweru. Inoltre, Hofmann la convinse a conseguire un dottorato in Germania, e Wangari così fece, studiando sia a Giessen che a Monaco. Ritornata in Kenya, nel 1971 fu la prima donna dell’Africa orientale a ottenere un dottorato in anatomia veterinaria dall’Università di Nairobi; in quello stesso anno nacque anche sua figlia, Wanjira.

L’attivismo e l’impegno politico

Dopo il dottorato, Wangari iniziò a insegnare presso l’Università di Nairobi, la prima donna a diventare senior lecturer, presidente del dipartimento e, infine, associate professor. Per questo motivo, Wangari si interessò ai diritti delle donne, sostenendo l’uguaglianza sul posto di lavoro, e il riconoscimento di posti di prestigio tanto quanto gli uomini. Non solo: Wangari iniziò a collaborare con la Croce Rossa del Kenya, diventandone direttrice nel 1973; divenne membro della Kenya Association of University Women e dell’Environment Liaison Centre, nonché del National Council of Women of Kenya; il suo lavoro evidenziò come il degrado ambientale fosse uno dei problemi più urgenti del Kenya.

Nel 1974, Wangari ebbe un terzo figlio, Muta, e suo marito si candidò per un seggio in Parlamento, promettendo di combattere per ridurre la disoccupazione. Mwangi riuscì a vincere; Wangari e il marito concepirono allora l’idea di unire la battaglia per la diminuzione della disoccupazione con la tutela ambientale, fondando la Envirocare Ltd., una società per ripiantare alberi e contrastare il degrado ambientale, fornendo al contempo posti di lavoro. Purtroppo, Envirocare fallì nel tempo a causa della mancanza di finanziamenti, ma permise a Wangari di farsi conoscere dall’UNEP, il programma ambientale delle Nazioni Unite, e di ricevere un invito nel 1976 alla conferenza delle Nazioni Unite. In quell’occasione, Wangari ripropose la sua idea di riforestazione, che ottenne sostegno e sfociò infine nel Green Belt Movement, un’organizzazione non governativa per la salvaguardia ambientale con sede a Nairobi, che al contempo offriva posti di lavoro.

Il divorzio

Nonostante i successi sul lavoro, il matrimonio di Wangari stava lentamente deteriorandosi; nel 1979 il marito chiese il divorzio, accusandola di adulterio, e di essere una moglie poco docile e difficile da controllare. Il giudice si pronunciò a favore del marito, portando Wangari ad accusare il giudice di essere incompetente o corrotto; questo le costò una condanna a sei mesi di prigione, fortunatamente ridotta. Completato il divorzio, però, Wangari si ritrovò in difficoltà a mantenere sé stessa e i figli, dopo le costose spese legali sostenute.

Quando le si presentò l’occasione di accettare un lavoro offerto dalle Nazioni Unite, ma che l’avrebbe portata a viaggiare per tutta l’Africa, Wangari dovette scegliere se accettare o restare a casa con i figli: alla fine, decise di partire, lasciando i figli dal padre, dove rimasero fino al 1985. La sua decisione fu dettata anche da altre problematiche: per potersi candidare al parlamento, aveva lasciato il lavoro all’università, e quando la corte, aggrappandosi a formalità, la dichiarò inadatta alla candidatura, l’università si rifiutò di riassumerla. Senza lavoro e senza nemmeno più un luogo dove vivere, Wangari dovette cogliere al volo l’opportunità. 

Lotta per i diritti civili

Il lavoro con le Nazioni Unite le procurò finanziamenti per il Green Belt Movement, che si espanse per tutta l’Africa; riuscì anche ad attirare l’attenzione dei media sui problemi della deforestazione, dello sfruttamento del suolo, delle crisi idriche. Negli anni Ottanta, però, il nuovo regime in Kenya iniziò a osteggiare l’attivismo di Wangari e del Green Belt Movement, arrivando a screditarla e a farle quasi chiudere la fondazione; il Green Belt Movement si salvò solo grazie all’attenzione internazionale. La lotta però non era finita: nel 1992, Wangari scoprì di essere sulla lista di oppositori politici che il governo voleva far assassinare. La donna si barricò in casa, ma non riuscì a fermare la polizia, che assediò la casa per tre giorni e infine l’arrestò, insieme ad altri attivisti. Per fortuna, le pressioni internazionali riuscirono a far cadere le accuse, e Wangari e gli altri attivisti furono liberati.

Negli anni successivi, Wangari si impegnò nella sua lotta a favore della democrazia e dei diritti civili, e nel 2002 riuscì a farsi eleggere al parlamento con il 98% dei voti. Il suo impegno per l’ambiente e la democrazia le procurarono un premio Nobel per la pace nel 2004, la prima donna africana a ottenerlo. Non mancarono altri ruoli e riconoscimenti prestigiosi negli anni successivi; Wangari piantò un albero simbolico a Uhuru Park insieme a Barack Obama nel 2006.

Wangari morì il 25 settembre 2011 a causa di un tumore alle ovaie; in suo onore, l’anno successivo a Washington D.C. furono inaugurati i Wangari Gardens.

A cura di Chiara.