La politica e giornalista brasiliana Antonieta de Barros è nota per essere stata una pioniera nella lotta alla discriminazione razziale. Nata l’11 luglio 1901 a Florianópolis, capitale dello stato di Santa Caterina in Brasile, era figlia di Catarina de Barros, lavandaia ex schiava emancipatasi da pochi anni dal proprietario terriero Lourenço Waltrich, e di Rodolfo José de Barros, un impiegato.
La famiglia era povera (dai registri compaiono almeno altre due sorelle e un fratello), e suo padre morì giovane, così la madre risolse di lavorare presso la casa del politico Vidal Ramos: un ambiente che fu favorevole per la piccola Antonieta, perché la mise in contatto con idee e filosofie politiche che avrebbero contribuito alla sua carriera. A influenzarla fu anche il fratello Cristalino José, che sarebbe entrato in una delle organizzazioni per i diritti delle persone di colore tipiche degli anni Venti. Per mantenere la famiglia, inoltre, la madre trasformò la casa di famiglia in un’affittacamere per studenti, cosa che permise ad Antonieta e a sua sorella Leonor di venire a contatto con ragazzi istruiti e di imparare a leggere e a scrivere. Un giorno, Leonor sarebbe diventata insegnante.
La libertà attraverso la lettura
Grazie a tutte queste circostanze, Antonieta riuscì a completare il ciclo di istruzione primario e a ottenere il diploma della scuola superiore secondaria, diventando la prima della sua famiglia ad aver completato gli studi.
Nel 1922, all’età di soli 21 anni, fondò quella che sarebbe stato stato il suo grande contributo all’istruzione: il “Curso Particular Antonieta de Barros”, un programma destinato a insegnare a tutti, soprattutto i più svantaggiati, a leggere e a scrivere. Inutile dire che sin dall’inizio si scontrò con le barriere della discriminazione e della diffidenza, eppure Antonieta continuò a dedicarsi alla sua scuola con dedizione per tutta la sua vita. L’istruzione era per lei un mezzo per l’emancipazione, un modo per offrire strumenti di lotta e di espressione a coloro che vivevano ai margini della società. Lei per prima, una donna nera in un’epoca dove le donne non avevano nemmeno il diritto di voto, doveva battersi costantemente per ogni singolo riconoscimento.
Verso l’inizio degli anni Trenta le venne chiesto di insegnare presso la Escola Complementar, poi al Colégio Coração de Jesus e infine alla Escola Normal Catarinense (1933-1951), dove per un periodo di sette anni fu anche preside. Al di là dell’insegnamento, Antonieta si dedicò anche alla vita culturale della sua comunità e alla scrittura: fondò un suo giornale, A Semana, che fu pubblicato dal 1922 al 1927 e fu per lei un mezzo per esprimere le sue idee e portare avanti le sue denunce, soprattutto in merito alla condizione femminile e alle discriminazioni razziali. In particolare, poi, continuava a premere sull’importanza dell’alfabetizzazione e a smascherare politiche che sistematicamente tendevano a opprimere ed emarginare certe fasce della popolazione. La donna scrisse articoli anche per altri giornali e per un breve periodo diresse una rivista, Vida Ilhoa. Con lo pseudonimo di Maria da Ilha scrisse anche un romanzo, Farrap, os de Ideias, un testo ibrido dal taglio intimistico e giornalistico allo stesso tempo, e il primo romanzo pubblicato da una donna di colore a Santa Caterina.
Una voce per le donne
Fu proprio il romanzo ad aprire ad Antonieta le porte della politica. Nel frattempo, le donne avevano ottenuto il diritto di voto (1932), e Farrap, os de Ideias attirò l’attenzione di Bertha Lutz, fondatrice della Federação Brasileira pelo Progresso Feminino, un’associazione brasiliana per migliorare la condizione femminile. Antonieta iniziò a discorrere con l’associazione e la sua fondatrice, e grazie al loro appoggio nel 1934 si candidò come deputata statale per l’Assemblea legislativa di Santa Caterina, concorrendo come sostituta del candidato principale della lista del Partito Liberale, Leônidas Coelho de Souza. Quest’ultimo non assunse l’incarico dopo la vittoria, così la carica passò ad Antonieta de Barros, che divenne la prima deputata donna di colore, nonché una delle tre donne elette in tutto il Brasile. Nel 1937 fu anche la prima donna brasiliana ad assumere la presidenza di un’assemblea legislativa.
Nonostante la chiusura di tutti i parlamenti durante il periodo dello “Stato Nuovo”, Antonieta ritornò in politica come deputata con il partito socialdemocratico nel 1948, ritrovandosi di nuovo a essere l’unica donna in parlamento. L’istruzione fu sempre il centro delle sue battaglie: durante la sua carica combatté per istituire borse di studio per i più poveri e svantaggiati e anche per sostenere la formazione e il sostentamento dei docenti. Fu sua la legge n. 145 (1948), che introdusse le vacanze scolastiche nello stato di Santa Caterina e istituì la “Giornata dell’insegnante”, scegliendo come data il 15 ottobre, giorno in cui, nel 1827, Dom Pedro I promulgò la prima legge brasiliana relativa all’istruzione.
Antonieta morì a soli cinquant’anni per un diabete, il 28 marzo 1952. Non si sposò mai e non ebbe figli. L’impegno per l’istruzione e l’emancipazione furono il centro della sua vita, e le procurò rispetto e ammirazione dai contemporanei nonostante le continue sfide e i pregiudizi. Fino al 2012, anno dell’elezione di Sandro Silva, è stata l’unica deputata di colore nel parlamento di Santa Caterina. Solo ultimamente la sua storia ha iniziato a uscire dai confini di Santa Caterina, diventando d’ispirazione per le lotte antidiscriminazione. Nel 2015, una sua biografia è entrata a far parte della raccolta firmata da Jarid Arraes, e ogni anno l’assemblea legislativa concede il premio “Antonieta de Barros” ad attiviste a difesa dei diritti delle donne di Santa Caterina.
A cura di Chiara.

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