Tutti sapevano che Emma aveva una relazione con Felix. Anche la moglie di quest’ultimo ne era consapevole, eppure aveva accettato la presenza dell’altra donna con stoica rassegnazione e la ferma decisione di mantenere una solida facciata di cortesia. Eppure, alla morte di Felix è proprio con Emma che vorrebbe parlare: l’unica altra donna in grado di capire la profondità della sua perdita.
Ed Emma? È soddisfatta della sua vita? Questo si chiede Ralph, suo fratello, l’unico in realtà a non essere a conoscenza della relazione della sorella con un uomo sposato. Anna, sua moglie, è convinta che sì, la cognata in realtà ha avuto e sta vivendo esattamente il tipo di esistenza che voleva. E loro, invece?
Da un personaggio all’altro, da un punto di vista all’altro, da un “cambio di clima” all’altro, il romanzo è come un mosaico che si legge al contrario. Parte da un personaggio apparentemente insignificante (il defunto Felix) per poi allargarsi alle vicende di Emma, l’amante, e di suo fratello, Ralph, con la moglie Anna. E da Ralph si salta all’indietro, al conflitto con i genitori che gli hanno impedito di perseguire la sua passione per la geologia; ad Anna, che sceglie di sposarlo e di seguirlo in Africa pur di allontanarsi dalla sua soffocante famiglia.
Complesso, contorto, il romanzo di Hilary Mantel ti sfida in continuazione, cambiando punto di vista non appena ti abitui a una linea narrativa. Dalla profonda provincia rurale del Norfolk al Sudafrica in pieno apartheid; dall’East End londinese alle case di carità; dai pettegolezzi della campagna inglese al corrotto sistema politico e sociale degli afrikaner. Un continuo “cambio di clima” che spiazza ma che allo stesso tempo dipinge un quadro variopinto della società, inglese e non, degli ultimi settant’anni, con i suoi mutamenti e le sue ipocrisie. Perché, alla fine,
Dimenticare è un’arte come le altre. Necessita di pazienza e dedizione.
Ringraziamo la casa editrice Fazi per la copia omaggio.
Voto: 4/5


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