Vedove di Camus è un romanzo dell’autrice Elena Rui pubblicato da L’orma Editore nel 2025. Attraverso dei racconti in prima persona Francine Faure, Maria Casarès, Catherine Sellers Mette Ivers – la moglie e le tre amanti di Albert Camus – descrivono il loro amore per lo scrittore, morto a Borgogna il 4 gennaio 1960 in un terribile incidente stradale a bordo della Facel Vega guidata dall’editore Michel Gallimard.

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L’intervista

Arstorica – Buongiorno Elena, è un piacere conoscerla. Con “Vedove di Camus” descrive il tema dell’amore attraverso il punto di vista di donne molto diverse l’una dall’altra. Com’è riuscita a ricostruire così bene l’amore coniugale e gli amori extraconiugali di uno scrittore così importante come Albert Camus?

Elena Rui – Mi sono documentata, attraverso diari inediti, interviste, biografie, autobiografie, lettere… e poi ho lasciato decantare le informazioni che ho raccolto, per lasciar spazio all’immaginazione. In un certo senso, mi sono dimenticata di quello che sapevo, pur tenendolo sempre presente. Lei afferma, e mi fa piacere, che sono riuscita molto bene nel mio intento, però io non ne ho una reale consapevolezza. Camus diceva, a proposito del talento e dei risultati che si possono raggiungere artisticamente, che si muore senza sapere. Se è morto senza sapere lui, figuriamoci io!

Ci racconta come Francine Faure, Maria Casarès, Catherine Sellers, Mette Ivers hanno vissuto il lutto per la perdita del loro amato Camus?

Non la prenda male, ma… non posso riassumerlo in poche righe. Non è che non voglia, è che proprio non ci riesco. E poi farei un torto al mio libro. Quello che posso dire è che erano quattro donne profondamente diverse e diverso era il rapporto che intrattenevano con lui. La moglie diventa la vedova ufficiale e può servirsi di codici socialmente condivisi per affrontare la perdita, mentre le altre tre sono amanti e non hanno diritto di essere compiante e consolate pubblicamente. Due di loro, Maria Casares e Catherine Sellers, erano attrici di teatro e hanno dovuto tornare rapidamente in scena. Un’altra cosa che posso dire senza troppo semplificare le loro vite e i loro sentimenti è che Catherine Sellers e Mette Ivers si sono frequentate e consolate a vicenda.

In qualche modo si parla anche di tradimento nel suo romanzo. Come fece Francine Faure a digerire le ripetute infedeltà del marito?

È certo che la moglie sapeva di Maria Casares, l’amante storica: Camus gliene aveva parlato. Francine era ossessionata da Maria, forse al punto da non voler vedere l’esistenza di relazioni ulteriori. Non saprei dire che cosa sapesse e soprattutto cosa volesse sapere delle altre liaison di suo marito. Il libro sposa volutamente questa ambiguità. Io penso che un giorno Catherine Camus pubblicherà le lettere fra i suoi genitori, allora forse ne sapremo di più. Per scrivere un romanzo non è necessario conoscere tutto. Un autore opera delle scelte interpretative e crea comunque e sempre dei personaggi.

Maria Casarès fu la relazione più passionale di Camus. Ci parla della sua figura e che cosa rappresentava per lo scrittore francese?

Non so se sia stata la relazione più passionale. Non abbiamo nessun elemento per affermarlo. Quello che è incontestabile è che è stata una relazione molto lunga, basata su una profonda complicità intellettuale. Si sono scritti circa ottocento lettere: il loro dialogo è stato interrotto solo dalla morte. Credo che nella fase iniziale di qualsiasi relazione Camus fosse molto passionale, la differenza nei legami che ha creato con queste donne, a mio avviso, non si colloca là.

Ci descrive anche le ultime due “Vedove”, ovvero Catherine Sellers e Mette Ivers? Cosa trovava in loro Camus?

Erano due giovani donne con ambizioni e doti artistiche. Questo ha giocato sicuramente: è un elemento presente in tutte e quattro le relazioni. Catherine Sellers era un’attrice di teatro e ha lavorato con Camus, proprio come Maria Casares. Mette Ivers voleva diventare una pittrice, ed è stata effettivamente un’illustratrice. Mette era estremamente giovane: aveva vent’anni meno di Camus. La giovinezza, soprattutto in una donna di una bellezza disarmante come lei, può esercitare un potere molto forte su un uomo di mezza età. Ma in fin dei conti non ho una risposta definitiva a questa domanda: chissà se lui stesso l’aveva. Ci si innamora, chissà perché. Lui s’innamorava.

Sembra una domanda un po’ banale, ma se dovesse scegliere tra una delle quattro donne quale di loro le sembra quella più forte, libera e indipendente?

Maria Casares è arrivata, negli anni, a costruire con Camus il rapporto più equilibrato, perché aveva bisogno quanto lui di spazi personali, d’indipendenza per portare avanti la sua carriera artistica. Anche sentimentalmente, ha imparato ad arrogarsi le sue libertà. Gli teneva testa più di tutte le altre. Oggi ci sfugge l’importanza che aveva nel panorama artistico dell’epoca, ma ha fatto una carriera incredibile che le ha permesso di mettersi sullo stesso piano e di imporre, e non solo subire, separazioni e attese.

Attraverso le voci di queste quattro donne ci viene data un’immagine determinata di Camus. Lei che cosa ne pensa dell’uomo Camus aldilà della sua professione di scrittore?

Non ne penso nulla. Il mio punto di vista è irrilevante ai fini del romanzo: non è presente e non voglio che lo sia.

Quale è stata tra le quattro figure femminili quella più difficile da ricostruire?

Mette Ivers, a causa della scarsezza delle fonti e poi per una mia reticenza, che veniva dal fatto di sapere che è l’unica ancora in vita.

Ha già qualche progetto in mente dopo “Vedove di Camus”?

No, il premio Strega è stata un’esperienza intensa e voglio riposarmi e leggere, studiare.