Quirina. La musa silenziosa di Ugo Foscolo è l’ultimo romanzo di Ilaria Chia pubblicato da Nua nel 2026. Quella che viene tratteggiata nel romanzo è la figura storica di Quirina Mocenni Magiotti donna amata da Ugo Foscolo e con cui il poeta ebbe un fitto scambio epistolare considerando che lui si stabilì a Londra. Grazie alle pagine del libro di Ilaria Chia traspare l’immagine di una Quirina indipendente, dalla grande forza d’animo e libera il cui scopo è trovare un posto nel mondo e nella società dell’epoca sebbene rimasta vittima di un matrimonio combinato dalla sua famiglia.
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L’intervista
Arstorica – Buongiorno Ilaria, diamoci del tu! Parlaci di te e del tuo percorso professionale.
Ilaria Chia – Dopo la laurea in Lettere Moderne all’Università di Bologna, mi sono dedicata al giornalismo. Ho collaborato con diverse testate locali, soprattutto nell’ambito della cronaca e della politica. In seguito ho approfondito i miei interessi in campo artistico, studiando la pittura bolognese dell’Ottocento. Tali studi mi hanno permesso di riportare alla luce figure femminili rimaste ai margini della narrazione ufficiale, come la pittrice Carlotta Gargalli, alla quale ho dedicato due romanzi “L’allieva di Canova” e “La gallerista di via del Corso”. Di questa pittrice ho curato come storica dell’arte la prima mostra monografica al Museo Ottocento Bologna. Con il mio ultimo romanzo, “Quirina. La musa silenziosa di Ugo Foscolo” ho spostato l’attenzione dal campo artistico a quello letterario, ma sempre con l’intento di raccontare storie di donne dimenticate.
In “Quirina. La musa silenziosa di Ugo Foscolo” ci presenti il personaggio di Quirina Mocenni Magiotti. Ce lo descrivi e come hai fatto a ricostruirlo?
Si tratta di un personaggio realmente esistito che ho cercato di far rivivere mantenendomi il più fedele possibile alla verità storica. Per capire chi è stata veramente Quirina ho consultato il materiale storico e archivistico che è arrivato fino a noi, come l’ampio carteggio distribuito tra la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze e la Biblioteca Marucelliana. Parte di questi documenti sono stati pubblicati, ma altri giacciono ancora nel chiuso dei cassetti. L’impressione che ne ho ricavato è quello di una donna dalla personalità forte e complessa, a volte contraddittoria. Un aspetto dal quale sono rimasta molto colpita è la straordinaria determinazione che ha dimostrato sia nella vita pubblica che in quella privata. Fu una persona capace di costruire e di ribaltare il suo destino: partita infatti da una situazione penalizzante, un matrimonio di convenienza che la relegava ai margini della società, riesce poco alla volta ad affrancarsi attraverso la sensibilità, l’intelligenza, lo studio. L’incontro con Ugo Foscolo è la scintilla che innesca questo processo di progressiva presa di coscienza e liberazione. L’amore per il poeta diviene per lei qualcosa di assoluto, ma che non finisce per annullarla. Anzi, è proprio quando l’amore romantico esce di scena che arriva il momento del riscatto, cioè la possibilità di prendersi quegli spazi e quella libertà che le erano sempre stati negati, ma che in fondo il suo cuore non aveva mai smesso di desiderare.
Un altro aspetto interessante del personaggio è il suo essere una presenza gentile e discreta, da qui la definizione di “musa silenziosa”. Quirina rimase accanto al poeta ispirandolo in uno dei momenti di maggiore estro creativo della sua vita, come il periodo fiorentino dal quale uscirono la “Ricciarda”, la tradizione del “Viaggio sentimentale” e la prima stesura delle “Grazie”. Il ruolo di Quirina come “musa” non si svolge passivamente, ma diviene pienamente attivo nella seconda parte del romanzo, quando la sua missione diviene recuperare le opere di Foscolo rimaste in Inghilterra. Tra queste c’è il carme delle “Grazie”, ricostruito attraverso un’operazione di curatela che la rende pienamente protagonista. Quirina, nonostante il forte desiderio di libertà e di indipendenza, non amava però essere al centro dell’attenzione. Non era una donna appariscente e anche il suo stile come animatrice di un salotto fu sempre molto discreto: preferiva ascoltare piuttosto che parlare.
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Quirina è una donna costretta dalla famiglia a sposare un nobile mediocre. Come ha fatto con il tempo a sopportare un matrimonio per lei infelice?
Il matrimonio di Quirina fu dettato principalmente da motivi di convenienza. Tale scelta operata dal padre le diede la possibilità di godere di un notevole benessere economico, però allo stesso tempo si rivelò disastrosa per il carattere di questa giovane donna che non era portata al compromesso. I primi tempi furono per lei molto difficili: l’unico conforto di cui poté godere fu il favore della contessa d’Albany, protagonista della vita intellettuale e mondana fiorentina. La compagna dell’Alfieri fece di tutto per spianare la strada alla sua giovane protetta, favorendone l’inserimento nella buona società. Le due donne però avevano caratteri troppo diversi per intendersi: mentre la contessa le consigliava di trovarsi un amante per distrarsi, Quirina sognava di incontrare il grande amore.
Con il passare degli anni Quirina diventa sempre più consapevole dei propri diritti e li fa valere. Per certi aspetti la sua situazione così anomala le riserva anche dei vantaggi, come un’autonomia maggiore rispetto alle altre: il marito infatti, vivendo relegato in campagna, non può assillarla con la gelosia e tenerla sotto controllo come facevano molti uomini dell’epoca. Non dobbiamo però pensare che Quirina provasse odio o risentimento nei confronti del marito. Anzi, nei suoi confronti finì per sviluppare una sorta di atteggiamento protettivo, a volte anche venato di sensi di colpa.
Nel corso del romanzo vengono alla luce le qualità di Quirina: la forza d’animo e la sua grande voglia di libertà. Ci spieghi meglio come sei riuscita a tratteggiare così bene questi due aspetti del suo carattere?
In entrambi i casi ho spulciato nella vita del personaggio e ho scelto di raccontare quei fatti e quelle situazioni in grado di fare emergere tali caratteristiche.
La forza d’animo è evidente soprattutto nella seconda parte del romanzo, nel tentativo di recuperare le opere di Foscolo e di riabilitare l’immagine del poeta offuscata dai debiti e dalle maldicenze. È una battaglia che la protagonista, soprattutto all’inizio, deve combattere in solitudine, andando spesso controcorrente. Gli ostacoli sono molti, soprattutto per una donna. Quirina gode di scarso prestigio intellettuale e poi deve sempre fare i conti con il rischio di perdere la propria reputazione: non può sbilanciarsi eccessivamente in favore di Foscolo, almeno sulla scena pubblica, per non alimentare dicerie sulla loro relazione che fu di carattere extraconiugale. Da qui nasce la necessità di agire dietro le quinte e spesso per interposta persona. Le difficoltà che la protagonista incontra però hanno una funzione positiva, perché finiscono per esaltare la sua determinazione, la capacità di non arrendersi e di trovare sempre una soluzione.
La voglia di libertà invece percorre tutto il racconto. Si tratta di un elemento che emerge con chiarezza già nell’epistolario e che io ho rilanciato nel romanzo. Mi hanno molto colpita certe frasi, quando Quirina confessa di sentirsi scontenta di essere nata donna. “Ma perché non nacqui uomo?”, le viene da chiedersi in uno slancio di sincerità. Dietro a queste affermazioni c’è il fortissimo desiderio di viaggiare, di studiare, di disporre della propria vita, privilegi di cui gli uomini del tempo godevano, mentre alle donne erano negati. Tale libertà per Quirina diventa prima un obiettivo e poi una conquista che si realizza proprio nel momento in cui lei stessa decide di intraprendere l’attività editoriale. L’impegno a favore di Foscolo le permette di fare nuove conoscenze, tra cui Silvio Pellico e Giuseppe Mazzini, e di trasformare un sentimento privato in una missione pubblica.
Nella sua vita Quirina non rinuncia all’amore e quando conosce Ugo Foscolo la sua vita cambia. Ci vuoi parlare del loro legame soprattutto epistolare successivamente?
Quando Foscolo lascia Firenze, i due amanti non si rivedranno mai più. In compenso tra loro comincia un ricco scambio epistolare che dura per diversi anni. Le lettere si infittiscono soprattutto quando il poeta è in Svizzera e Quirina è una delle poche persone in Italia a comprendere le ragioni che hanno ispirato la fuga: lei è l’unica a sostenerlo sia economicamente, sia moralmente.
Una della caratteristiche più singolari di questa storia d’amore è che la passione si rinforza con il distacco e la lontananza invece che affievolirsi. È quindi un rapporto che spesso si nutre di nostalgia e di rimpianto. Foscolo si accorge di quanto preziosa sia Quirina nel momento in cui la perde e anche lei, mentre lui è in esilio, abbandona le cautele e si abbandona all’amore con maggiore intensità. Quando il poeta decide di lasciare la Svizzera per trasferirsi a Londra le cose però cambiano. All’inizio Foscolo le scrive regolarmente confidando le sue difficoltà, poi cominciano i lunghi silenzi dettati da ragioni che non appaiono del tutto convincenti. Tra i due amanti viene a crearsi una specie di equivoco. Tutti in Italia raccontano che Foscolo abbia fatto fortuna e Quirina finisce per crederci interpretando il silenzio di lui come una sorta di disinteresse nei suoi confronti. Non può sapere che in realtà Foscolo si trova ingolfato nei debiti e alle prese con una carriera letteraria che non riesce a decollare.
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Come sei riuscita a ricostruire le ambientazioni storiche tra Firenze e a Londra?
Per ricostruire le ambientazioni ho consultato le fonti disponibili, soprattutto il carteggio lasciato dai personaggi del romanzo. Per il mondo fiorentino di inizio secolo è stata fondamentale la testimonianza della contessa d’Albany, mentre per la Londra ottocentesca mi sono avvalsa del ricchissimo epistolario di Giuseppe Mazzini. Per quando riguarda le atmosfere londinesi ho giocato molto di immaginazione, in quanto i viaggi di Quirina in Inghilterra avvengono soltanto nella fantasia, ma rimangono comunque basati su solide fonti storiche. Devo dire che mi ha aiutato molto anche recarmi fisicamente sui posti: a Venezia in Campo de le Gate c’è ancora la casa dove Foscolo abitò durante la giovinezza; a Londra, in Edwardes Square, una targa su un palazzo ricorda il soggiorno del poeta ai tempi felici del suo arrivo; anche Holland Park è un altro luogo foscoliano che ho potuto visitare. È vero che i luoghi in questi duecento anni sono molto cambiati, tuttavia si respira ancora una certa atmosfera che aiuta a immedesimarsi nei protagonisti e nella loro storia.
Quirina dimostra di avere una grande cultura. Come nasce la sua idea di recuperare tutte le opere di Foscolo per rivalorizzarle?
L’aspirazione di Quirina, fin da giovane, è diventare una donna di cultura, come lo era stata sua madre, Teresa Regoli, animatrice di un importante cenacolo culturale a Siena, frequentato tra gli altri da Vittorio Alfieri. Questo suo desiderio trova però molteplici ostacoli: non era infatti usuale per una donna di allora studiare e il padre, che è un commerciante, preferisce fare di lei una moglie con un buon patrimonio piuttosto che una salottiera. Quirina quindi è costretta a rinunciare al suo sogno di ragazza, ma una scintilla di desiderio rimane sempre viva dentro di lei anche durante l’età adulta. L’incontro con Foscolo è determinante anche per questo motivo, perché risveglia in lei non solo il bisogno di amare, ma anche quello di studiare e di viaggiare. In un saggio del periodo inglese, “The Woman of Italy”, Foscolo scrive che le donne in Italia erano quasi costrette a rubare la propria istruzione, cioè a studiare a dispetto del contesto familiare e sociale nel quale vivevano. Quando ho letto questa frase mi è venuto da pensare che Foscolo avesse in mente proprio Quirina.
Il desiderio di rilanciare le opere del poeta nasce da molteplici fattori. Foscolo, mentre è a Firenze, compone la “Ricciarda” e comincia le “Grazie” proprio sotto gli occhi di Quirina. Nonostante i buoni propositi, il poemetto rimane a metà perché Foscolo è costretto a partire e a dedicarsi ad altri progetti. Quirina rimpiangerà per sempre quei momenti nei quali ha assaporato la possibilità di essere una “musa” divenendo in qualche modo partecipe di un processo creativo.
Dopo la morte del poeta in lei comincia ad agire un senso di colpa, anche se non del tutto razionale, per non essere riuscita ad aiutare il suo amante e a strapparlo al suo amaro destino. Questi sentimenti, per quanto negativi, le forniscono però la spinta a impegnarsi per favorire il recupero delle opere disperse. Bisogna poi tenere conto del fatto che Foscolo, una volta scomparso, viene sommerso da pettegolezzi e maldicenze originate dalla sua vita disordinata e, spesso, scandalosa: a Londra, seppur per un breve periodo, finisce anche in carcere per debiti. Proprio per questo motivo Quirina si sente chiamata in causa direttamente, come persona che ha conosciuto Foscolo e che può quindi attestarne la sostanziale onestà e integrità sul piano intellettuale. Da qui il duplice impegno: da una parte il recupero e la pubblicazione delle opere incompiute, dall’altra la stesura di una biografia in grado di spazzare via le calunnie rendendo giustizia a un uomo geniale ma sfortunato.
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Qual è la qualità che più ti ha affascinato di Quirina mentre scrivevi il romanzo?
Sono rimasta molto colpita dalla determinazione nel perseguire i propri obiettivi e dalla fedeltà alle ragioni del cuore. È una donna che non indulge a compromessi e che non ha paura, se serve, di scegliere la strada più difficile. Soprattutto ho apprezzato la sua capacità di costruire, il sapere aspettare, la sensibilità nel comprendere le persone tirando fuori da ciascuno il lato migliore. Credo che Foscolo, con lei accanto, si sarebbe salvato.
Per il futuro ti piacerebbe scrivere la biografia di qualche altra donna straordinaria?
Sì, questo delle biografie femminili è un filone che mi affascina molto. Soprattutto mi interessano le storie di donne dimenticate o, comunque, lasciate ai margini della storia. È una grande soddisfazione, oltre che un atto di giustizia, restituire loro la voce.





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