“Il segreto di Miss Austen” è un romanzo dell’autrice Giovanna Zucca e pubblicato dalla casa editrice Fazi Editore. Nei salotti eleganti della campagna dell’Hampshire emergono le figure di donne molto diverse tra loro: la bella Cecila Ravencourt, la dolce Virginia Alton, la sciocca e poi risoluta Louise Alton, la contessina Olimpia Stocks, una brillante Jane Austen agli esordi letterari su cui si basa tutta la storia. Anche gli uomini sono presenti, soprattutto il giovane Richard Stocks che turberà l’animo di Jane, facendole provare delle emozioni mai vissute prima di allora. Nella ricorrenza dei 250 anni dalla nascita di Jane Austen, Giovanna Zucca ci introduce nell’Inghilterra austeniana con una storia brillante e piacevole.

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L’intervista

Arstorica – Buongiorno Giovanna, piacere di conoscerla, “Il segreto di Miss Austen” è un romanzo scritto proprio a 250 anni dalla nascita di una delle intramontabili scrittrici della letteratura inglese nonché mondiale. Com’è stato per lei scriverlo con uno stile ironico e assennato al tempo stesso e come dire alla Jane Austen?

Giovanna Zucca – Scrivere Il Segreto di Miss Austen è stato, prima di tutto, un atto d’amore. Ho cercato di avvicinarmi allo sguardo ironico, acuto e affettuosamente critico che caratterizza Jane Austen, senza però imitarla: sarebbe impossibile e irrispettoso.
Ho preferito lasciarmi ispirare dal suo modo di osservare il mondo, dal suo equilibrio tra leggerezza e profondità. E’ stato come dialogare con lei attraverso i secoli, provando a immaginare come avrebbe raccontato certe emozioni, certi personaggi, certe dinamiche familiari e sociali. Un’esperienza esaltante, a tratti impegnativa, ma sempre intensamente felice.

Nel romanzo ha ricostruito molto bene dei luoghi molto belli come la campagna inglese in cui ha vissuto la famiglia Austen e la stessa Londra. Com’è riuscita a costruire così bene l’ambientazione?

Mi sono immersa per mesi nelle letture, nelle mappe e nelle lettere della famiglia Austen. Anni fa ho visitato gli spazi in cui lei realmente visse, i paesaggi dell’Hampshire, i villaggi, le dimore, i ritmi della vita rurale. Ho cercato di osservare quei luoghi con “l’occhio austeniano”: non solo come sfondo, ma come parte viva della storia e dei personaggi. Anche Londra è stata un viaggio affascinante. Volevo che il lettore potesse respirare l’atmosfera dell’Inghilterra di inizio Ottocento, sentendola vibrante, concreta, autentica.

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I personaggi femminili sono ben delineati nel corso di tutta la storia: la bella Cecilia Ravencourt, la superba e poi risoluta Louise Alton, la dolce Virginia Alton, la contessina “mediatrice” Olimpia Stocks, l’arcigna e pettegola Mrs Evans, la stessa brillante e affascinante Jane Austen. A quale di essi si è affezionata maggiormente?

Ognuna delle protagoniste porta con sé un tratto che amo particolarmente. Cecilia Ravencourt con la sua incapacità di essere davvero simpatica; Louise, così fiera e poi così sorprendentemente vulnerabile. Virginia Alton con la sua dolcezza che diventa forza. La pungente e irresistibilmente comica Mrs Evans…
Ma se devo scegliere, il mio cuore va a Jane Austen stessa. Scriverla è stato un privilegio. Restituirne l’intelligenza, l’ironia, la fragilità e la luminosità è stata la sfida più grande e il dono più prezioso che questo romanzo mi ha fatto.

Nel corso della storia anche Jane Austen prova dei sentimenti per il conte Richard Stocks. Cosa è l’amore per la scrittrice sia nel romanzo sia nella vita reale? 

Per Jane Austen, nel romanzo amore è una forza che la sorprende e allo stesso tempo la mette alla prova. Lei, così lucida nell’analizzare i sentimenti altrui, si scopre vulnerabile davanti a Richard Stokes. Nella vita reale fu un territorio complesso: intenso ma mai risolto del tutto, fatto di legami profondi e momenti sfuggenti. Per lei l’amore doveva essere innanzitutto libero, consapevole e reciproco – un sentimento che non soffocasse la sua identità – Ed è questo che ho cercato di restituire nel romanzo: un amore che illumina, non un amore che limita.

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Jane Austen, anche nella storia da lei raccontata, appare come una donna indipendente, assennata e a suo modo ironica. Cosa ha significato per una donna come lei doversi affermare come scrittrice in un’epoca così ottusa e chiusa all’universo femminile?

Significava sfidare silenziosamente il proprio tempo. Jane Austen non alzò mai la voce, ma la sua penna fu rivoluzionaria. In un’epoca in cui alle donne era concesso poco, lei costruì mondi narrativi pieni di ironia e intelligenza, offrendo uno sguardo femminile potente e moderno.
Per questo nel romanzo appare indipendente, assennata, ironica: perché la sua vera forza fu quella di trasformare i limiti dell’epoca in un’occasione di creatività. La sua affermazione non fu solo personale: fu un seme gettato per tutte le scrittrici del futuro.

Nel romanzo Jane riesce insieme a Richard Stocks a risolvere la delicata situazione di Miss Louise Alton. Com’è stato in questo caso costruire lo spiacevole evento in cui è rimasta coinvolta la signorina Alton?

La storia di Louise Alton richiedeva delicatezza: Il suo percorso passa attraverso un momento doloroso, e per me era importante che il lettore percepisse sia la gravità dell’evento sia la possibilità di riscatto.

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Mrs Evans rappresenta invece il lato negativo dell’umanità. Ci descrive un po’ il suo personaggio?

Mrs Evans incarna il pettegolezzo elevato a potere. E’ una donna che guarda tutto dall’alto verso il basso, pur non avendo reali meriti per farlo. Rappresenta la maldicenza gratuita, l’invidia travestita da moralità, quella tendenza a giudicare gli altri per sentirsi migliori. Nel romanzo la sua funzione è duplice: da un lato crea ostacoli e tensioni, dall’altro mette ancora più in risalto la forza e la dignità delle altre figure femminili. Col suo sarcasmo acido e il suo gusto per lo scandalo, è un personaggio tanto fastidioso quanto narrativamente prezioso.

Alla fine del romanzo in qualche pagina interviene la voce narrante. Ci spiega il perché di questa scelta che ritengo eccellente?

Non saprei dirlo con esattezza. E’ venuta fuori così…non chiamata. Come se, in qualche modo, ci volessi stare anch’io nel romanzo.

Per il futuro sta già lavorando a qualche nuova storia?

Ancora no ma…mi piace troppo scrivere di Miss Jane.

Si ringrazia Fazi Editore di averci offerto una copia del romanzo.

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