Vita di una falena: Vita, amori e dolori di Virginia Woolf è il romanzo scritto da Martina Tozzi e pubblicato dalla casa editrice Nua nel gennaio 2026. Il romanzo racconta la vita, gli amori e i dolori della scrittrice britannica Virginia Woolf. Si racconta tutto sulla vita della scrittrice inglese, dall’infanzia all’adolescenza fino ad arrivare all’età matura. Si passano in rassegna le sue vicende familiari, i suoi amori, tutto ciò che l’angosciava, il suo grande estro creativo che la condusse a scrivere capolavori della letteratura mondiale come Al faro, Orlando, Mrs Dalloway, Le tre ghinee, Una stanza tutta per séUn romanzo scritto dall’autrice in modo avvincente che farà interessare i lettori a tal punto da sentirsi completamente immersi nella storia di Virginia Woolf.

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L’intervista

Arstorica – Bentornata Martina tra le nostre pagine! Nel tuo ultimo romanzo “Vita di una falena. Vita, amori e dolori di Virginia Woolf” Virginia Woolf, da nubile Stephen, fu una bambina molto amata dai suoi genitori. Cosa rappresentò per lei soprattutto la perdita della sua amata madre?

Martina Tozzi – La morte della madre fu la prima, grande tragedia che colpì la vita di Virginia Woolf. Cambiò le cose, distrusse il suo mondo com’era stato fino ad allora. Non soltanto Virginia era molto legata a sua madre, ma la sua scomparsa segnò un cambiamento nell’assetto familiare che rese la sua esistenza molto più complicata e infelice. Poiché interrotto all’inizio dell’adolescenza di Virginia, il rapporto tra lei e sua madre resta pieno di cose non dette, di situazioni mancate. Tra le sue pagine, si trovano passi molto intensi dedicati alla madre, e la scrittrice continuò ad elaborare il loro rapporto per tutta la vita.

Ci parli del rapporto che Virginia aveva con suo padre Leslie? Fu una delusione vedere la trasformazione caratteriale di suo padre subito dopo la morte di sua madre?

Virginia amava suo padre, si considerava simile a lui per attitudini e provava nei suoi confronti una grande ammirazione. Per questo quando, dopo la morte della madre, il padre iniziò a tenere comportamenti che lei giudicava sbagliati, Virginia provò una grande delusione e si sentì molto ferita. Ma il giudizio per certi suoi atteggiamenti non poteva cancellare il grande amore, e il rapporto con il padre divenne complicato, sì, ma non per questo meno intenso o profondo. Virginia amava suo padre, ma era amareggiata dal suo egoismo, e questo era per lei fonte di tormento interiore, poiché non poteva evitarsi di volergli bene nonostante tutto.

Altra figura molto importante per lei fu sua sorella Vanessa, grande donna e pittrice. Ci parli del loro rapporto?

Virginia e Vanessa sono cresciute insieme come alleate in una casa dove non si sentivano comprese, in un mondo di uomini che voleva relegarle ai margini quando, entrambe, desideravano esprimersi e brillare. Il rapporto tra Virginia e Vanessa era strettissimo, ma anche ricco di contraddizioni, Virginia ammirava sua sorella, la amava e desiderava tutto da lei. Vanessa è stata la costante della vita di Virginia, e ognuna ha influenzato l’altra, nella vita e nell’arte. Non si può scrivere di Virginia senza scrivere di Vanessa, perché erano legate in maniera indissolubile.

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Per l’epoca Virginia fu una donna molto anticonformista e libera. Ci descrivi questi due importanti aspetti caratteriali che la contraddistinsero?

Virginia aveva una mente vivace e metteva in discussione quello che veniva dato per certo. Il suo modo di analizzare il mondo le impediva di accettare la realtà così com’era e quindi si faceva domande, si interrogava sui perché dietro alle consuetudini, non accettava dogmi in nessun campo. Questa sua anima indagatrice la spinse a mettere in discussione molte delle cose che la sua epoca considerava sacre, a partire dall’idea di famiglia, per poi esplorare il ruolo della donna, la guerra… Mai, in tutta la vita, accettò di limitare la propria libertà interiore. Per dirla con parole sue: “Non c’è cancello, né serratura, né chiavistello che voi possiate mettere alla libertà del mio pensiero.” Anche in letteratura, la sua libertà è palpabile: Virginia non si accontentava del linguaggio antico, ma sperimentava, cercava, voleva una forma nuova di arte.

Dopo la figura non amata del suo fratellastro George, che la segnò per tutta la vita, fu difficile per lei instaurare un rapporto con uomo che poi divenne uno dei suoi punti di riferimento, ovvero Leonard?

Il trauma degli abusi di George ha avuto grandi conseguenze sull’esistenza di Virginia, sulle sue fragilità, sulle insicurezze, e credo che la presenza di Leonard l’abbia, in qualche modo, aiutata a medicare le ferite. Virginia, poiché era attratta dalle donne, chiese a Leonard un tipo di amore che fosse soprattutto mentale, e se per lui fu difficile, all’inizio, accettare un matrimonio del genere, alla fine i due si trovarono più uniti che mai, i rami intrecciati, proprio come quelli dei due olmi davanti alla loro casa, che lei ribattezzò con i loro nomi, Leonard e Virginia.

Un’altra donna è stata importante per Virginia nel corso della sua esistenza diventando per lei uno degli amori essenziali, Vita Sackville-West. Anche lei fu una donna libera, forte nonostante i pregiudizi sociali dell’epoca. Com’è stato ricostruire il suo personaggio?

Mi sono divertita tantissimo a esplorare il personaggio di Vita, così anticonvenzionale e dissacrante, eppure piena di contraddizioni anche lei. Sono partita dal suo rapporto con Virginia, e via via ho indagato aspetti sempre nuovi della sua personalità. Come Virginia, anche io mi sono lasciata affascinare dall’inafferrabile Vita, e le parti che le ho dedicato nel mio romanzo sono tra le mie preferite.

Nel caso di Virginia “genio e follia” sono due caratteristiche coesistenti e quasi essenziali per la sua attività letteraria. Ci approfondisci questa interrelazione e come hai fatto a renderla così vivida nel romanzo?

Virginia stessa parla spesso della malattia nei suoi scritti, e per questo ho potuto approfondire la sua visione della propria arte, e la sua percezione degli eventi della sua vita. Avere la possibilità di sbirciare nei pensieri di Virginia mi ha aiutata tantissimo a comprenderla, mi ha permesso di sentirla molto vicina, e spero di essere riuscita a trasmettere nel romanzo quello che lei pensava e sentiva.

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Parliamo del pacifismo di Virginia. Perché un evento come la guerra la affranse al punto da farle decidere di togliersi la vita? Forse la morte per lei fu l’unica occasione per fuggire dall’orrore causato dai bombardamenti?

Virginia era profondamente pacifista, non riusciva a comprendere l’incapacità degli uomini di restare in pace. Scrisse tantissimo sull’argomento e le sue parole sono illuminanti. Virginia aveva bisogno di stabilità, di certezze, e il mondo intorno a lei si sgretolava. In un momento che per lei era di grande fragilità, quando avvertiva il sopraggiungere di una nuova crisi, sentì di non poteva restare in un mondo così crudele. Virginia amava la vita, e proprio per questo non poteva accettare di viverla a certe condizioni.

Una curiosità, cosa ha rappresentato per te scrivere di Virginia Woolf?

Amo Virginia da moltissimi anni, e spesso ho immaginato di scrivere di lei. Non ho mai avuto coraggio fino a che la mia editor, Fiorella, non mi ha dato la spinta che mi serviva. E le sono grata perché lavorare a questo romanzo mi ha permesso di esplorare ancora più da vicino una donna che ammiro profondamente, e spero di averle reso un omaggio che lei gradirebbe. Per me, questo libro è davvero speciale.

Qual è il tuo sogno nel cassetto dopo questo romanzo, hai già qualche idea per nuove storie future?

Sì, ho moltissime idee. In realtà mi sto già dedicando a un progetto che mi sta molto a cuore, mi sto immergendo nella vita di una delle scrittrici che mi ha fatto innamorare della lettura. Non vedo l’ora di raccontare di più! Il mio sogno è poter continuare a scrivere per molti, molti anni. Sono profondamente grata alle mie lettrici e ai miei lettori, il loro affetto per i miei scritti è già un sogno che si realizza e sono piena di gratitudine per il momento che sto vivendo.