L’arte intesa come ricerca, rifugio e come spazio interiore in cui potersi riconoscere. Questo è il percorso artistico della giovane artista Rachele Colle, che ha costruito il proprio linguaggio visivo grazie allo studio, alla sperimentazione e all’affermazione dell’autenticità. Il suo percorso artistico si basa innanzitutto sulle emozioni ancor prima che sulla tecnica. Nelle sue opere si nota l’uso di colori morbidi, la predilezione per la natura e si da spazio ad atmosfere serene  che rendono l’idea di pace, ascolto e rinascita.

Oggi, nei suoi quadri, continua ad esplorare nuovi soggetti, dipingendo con le mani o con il pennello prediligendo i colori acrilici. Tra le sue parole verremo coinvolti nella sua arte, nel suo processo creativo, scoprendo le sue sensazioni, i suoi ricordi e aspirazioni.

Arstorica – Buongiorno Rachele, piacere di conoscerla. Ci parla della sua formazione artistica?

Rachele Colle – Piacere mio. La mia formazione artistica nasce dal Liceo Artistico, dove ho iniziato a costruire le basi tecniche ed estetiche del mio linguaggio visivo. Successivamente ho proseguito con diversi corsi professionali che mi hanno permesso di approfondire strumenti, metodi e approcci più contemporanei. Ma la parte più importante del mio percorso è stata senza dubbio la gavetta: sperimentare, sbagliare, ricominciare da capo e continuare a cercare finché non ho trovato una forma espressiva che sentissi mia. È un cammino che considero tuttora in evoluzione.

Diritti di copyright di Rachele Colle

 

Sembrerà una domanda banale… Quando ha in mano un pennello quali sensazioni prova?

In realtà non la trovo una domanda banale; anzi, è quasi difficile da rispondere. Non è facile da spiegare, ma quando dipingo, a volte con il pennello, a volte direttamente con le mani, entro in una sorta di bolla di sapone: il colore diventa la mia chiave d’accesso a un tempo parallelo, dove esisto solo io. Tutto rallenta, ogni gesto acquista significato, e provo una sensazione di pace e armonia. In quei momenti mi sento leggera, completamente immersa nel processo creativo. Sorrido…

Esiste un pittore famoso che l’ha portata ad avvicinarsi maggiormente al mondo dell’arte? Se si, perché?

In realtà mi sono avvicinata alla pittura grazie a una “punizione” ricevuta all’età di 8 anni da mia zia: non volevo esercitarmi nella lettura, così lei prese una cartolina che aveva in casa raffigurante gli Iris di Van Gogh e mi disse che avrei potuto smettere di leggere se le avessi dimostrato di poter essere brava in altro. La prima volta che presi in mano un pennello scoprii che era come un prolungamento di me: immediato, facile da capire, un alleato per nulla ostile. Alla fine, quell’esperimento mi permise davvero di liberarmi dalle ore di esercizio in lettura. Da questo racconto potreste pensare che Van Gogh sia il mio artista preferito, ma in realtà è stato semplicemente colui che mi ha fatto scoprire l’arte. Grazie zia, grazie Van Gogh.

Quale corrente artistica famosa sente più vicina alla sua arte?

Non mi sento ancora di identificarmi in un movimento artistico specifico. Osservando i miei quadri, però, alcuni potrebbero pensare agli Impressionisti o agli Espressionisti, forse per i soggetti o per le scelte cromatiche, anche se non posso di certo mettermi a confronto o in paragone con loro. Al momento sto lavorando a un progetto artistico che cerca di far dialogare questa mia inclinazione con la contemporaneità.

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Dipinge spesso la natura. Tra i suoi quadri spiccano anche quelli sulle ninfee. Questo fiore ha un significato particolare per lei?

Si esatto, dipingo spesso la natura perché è lì che ritrovo emozioni e serenità. Sin da bambina sono stata attratta dall’Asia e dai suoi diversi approcci alla vita. La ninfea, o fiore di loto, nella cultura asiatica simboleggia purezza, rinascita e resilienza: la sua capacità di sbocciare immacolata da acque fangose è per me una metafora suggestiva. Le invidio, le ninfee, perché vorrei essere come loro, imparare a emergere e mostrare la mia essenza, nonostante i miei timori e le mie insicurezze, proprio come loro sbocciano dal fango. Quando viaggio in Asia, sedermi vicino a un laghetto di ninfee mi riempie di pace e ispirazione: è questa sensazione che cerco di catturare nei miei quadri, e per questo le dipingo.

Che tecnica pittorica utilizza per realizzare i suoi dipinti?

Ho studiato molte tecniche pittoriche durante il mio percorso, ma oggi prediligo i colori acrilici e dipingo spesso con le mani. Come da bambini, quando si usavano i colori per le dita, sento che è lo stesso approccio: diretto, istintivo e immediato, un modo naturale per dare forma alle emozioni.

Quale tecnica pittorica le piacerebbe sperimentare in futuro?

Mi piacerebbe sperimentare l’uso di materiali tradizionali applicati a supporti non convenzionali, esplorando anche l’integrazione con altri media. Credo che questo approccio possa aprire nuove possibilità espressive.

Esiste una frase che la rappresenta quando dipinge? Se si, ce la spiega?

“Prima vivo le mie emozioni, poi dipingo ciò che vivo.” Per me significa che ogni esperienza e ogni sentimento va vissuto pienamente, perché spesso non riesco a raccontarli o a spiegarli a parole. Solo attraverso il colore e il gesto riesco a dar loro forma, a rendere visibili le emozioni che altrimenti resterebbero silenziose dentro di me.

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In futuro c’è un soggetto pittorico che le piacerebbe dipingere?

In realtà non ci ho mai pensato, perché i miei dipinti nascono senza premeditazione. Spero di continuare a vivere emozioni e di trovare sempre la chiave per raccontarle. Se devo riflettere sul soggetto che mi piacerebbe dipingere, direi uno che possa regalare emozione e un momento di pace a chi lo osserva, creando una sorta di condivisione a distanza. Dipingo spesso luoghi di Seoul, perché lì mi sono sentita meno sola, e vorrei che i miei quadri potessero trasmettere la stessa sensazione di vicinanza e tranquillità.