Sette volte bosco è il romanzo scritto da Caterina Manfrini e pubblicato dalla casa editrice Neri Pozza. Viene raccontata la storia di Adalina ed Emiliano, sorella e fratello che riescono a far ritorno nel Tirolo meridionale dopo gli orrori della Prima Guerra Mondiale. I due giovani non sono più i ragazzi spensierati di una volta, sono usciti provati dalle conseguenze della Grande Guerra, ma  sebbene abbiano perso i propri, vogliono ricominciare a vivere la propria vita ricostruendo il loro mas e cercando di andare avanti tra alti e bassi. A dare loro la forza di andare avanti ci sono le loro montagne e i luoghi a loro familiari. Un romanzo sorprendente che ci immerge nella bellezza delle montagne e della natura trentina.

Diritti di copyright di Neri Pozza Editore

L’intervista

Arstorica – Buongiorno Caterina, piacere di conoscerla. Com’è nata l’idea di scrivere un romanzo come “Sette volte bosco”?

Caterina Manfrini – Buongiorno, il piacere è mio! Da tempo desideravo scrivere una storia che raccontasse di una famiglia del Tirolo meridionale di fronte alla necessità di ricostruire e ricominciare dopo l’orrore della Grande Guerra. Ho pensato a lungo a quale potesse essere l’ambientazione perfetta. Quando finalmente sono riuscita a inquadrare la valle di Terragnolo con i suoi boschi, il torrente Leno e il mas, il casolare a cui Adalina e Emiliano faranno ritorno, le vicende hanno cominciato a scorrere.

La storia di Adalina e suo fratello Emiliano è ambientata nel corso della Prima Guerra Mondiale. Come ha ricostruito gli eventi storici narrati nel romanzo?

Il Trentino-Alto Adige è una terra di confine con una storia di identità e tradizioni complesse. Volevo raccontarne un frammento per me di grande interesse: di come, durante quei difficili anni, non soltanto le vite degli uomini che partirono soldati furono stravolte dalla guerra, ma anche quelle delle donne, degli anziani e dei bambini che finirono profughi nell’Impero. La popolazione dell’allora Tirolo meridionale davvero fu sradicata dal conflitto e, al termine della guerra, chi riuscì a tornare si trovò davanti non più case, ma macerie. Allo stesso modo, la distruzione toccò anche i boschi e le montagne, teatri di scontri durissimi. Per documentarmi ho letto molto, studiato foto d’epoca e, forse cosa più importante, percorso sentieri che, ancora oggi, portano le cicatrici di quelle ferite.

La montagna non solo fa da sfondo alla storia raccontata, ma è l’indiscussa protagonista della storia oltre ai due protagonisti centrali. Ci spiega meglio il perché di questa scelta?

Credo che i luoghi siano il vero e proprio cuore battente del romanzo. Come dicevo, sono partita dai profili della valle e delle sue montagne per delineare le vicende. Volevo che la bellezza di questi luoghi, feriti tanto quanto le famiglie che all’epoca li abitavano, riuscisse a parlare da sé. Ho trovato anche molto interessante esplorare l’idea che molti uomini, come Emiliano, furono costretti a tornare tra le loro montagne di casa, dopo avere combattuto su cime “altre”, e cercare una sorta di riconciliazione con la vita in altezza.

Adalina è una giovane donna molto coraggiosa. Nonostante la perdita dei propri genitori nel corso della Grande Guerra, riesce con grande caparbietá e sacrificio a tornare a casa e a ricostruire il màs. Ci parla di lei?

Adalina è una protagonista che, pagina dopo pagina, ha preso forma in tutto il suo coraggio. Se inizialmente l’ho “conosciuta” come una ragazza marchiata dal trauma dell’esilio e del lutto, mi ha presto dimostrato che, di fronte alla solitudine e alle sue incertezze, aveva comunque voglia di mettersi all’opera. Con la paura nel cuore, Adalina si lancia tra le sfide della ricostruzione e, anche se con difficoltà, lotta per ritrovare la speranza.

Emiliano è il fratello di Adalina. Dopo essere partito soldato in guerra, trascorre un periodo in un campo di prigionia per poi riuscire a tornare a casa, dove lo attende sua sorella. È un personaggio libero, ma restio a fidarsi degli estranei. Ci spiega meglio il suo carattere?

Emiliano, come e forse più di sua sorella, fatica a fidarsi degli altri. Quando lo incontriamo, fatica addirittura a parlare, e, con il pesante bagaglio della guerra addosso, teme di avere perso tutto, soprattutto quella parte di se stesso che il padre definiva “cavalletta”. Prima di partire come soldato, Emiliano era un ragazzo vivace e spensierato che saltava da un albero all’altro. Al suo rientro, troviamo un giovane zoppicante, pieno di rimorsi, che risponde a monosillabi. I ricordi delle sue scorribande nei boschi lo tormentano. Eppure, le sue fragilità non lo fermeranno e, forse anche ispirato dalla sorella, cercherà di tornare ad aprirsi agli altri, ad avere fiducia nel futuro.

Il tema dell’amore è anch’esso importante nel romanzo. Ci parla dei sentimenti che provano Adalina ed Emiliano verso Bruno e Alba?

L’amore, nonostante tutto, si fa strada anche nei cuori di Adalina ed Emiliano. I loro sono sentimenti giovani, di poche parole, dove tanto rimane da dire e da fare; sono però fiammelle importanti che simboleggiano la forza della rinascita e l’inizio di un nuovo cerchio, di un tempo di guarigione.

Diritti di copyright di Caterina Manfrini

La famiglia per Adalina ed Emiliano è un’istituzione importante. Il ricordo dei loro genitori è sempre vivo. Ci descrive questo aspetto?

Quando cercavo di mettermi nei panni dei protagonisti, pensavo a come avrei potuto farmi forza di fronte a tante difficoltà. Il sostegno della famiglia mi è sembrato un aspetto fondamentale per la ricostruzione di vite così provate. Anche se Adalina ed Emiliano si ritrovano soli, entrambi portano dentro memorie e insegnamenti che li guideranno in maniera diversa nei tentativi di ritrovare un posto tutto loro nel mondo. I due ragazzi si aggrappano alle loro radici, e solo così riusciranno a tornare a pensare al futuro.

La natura è fondamentale per la narrazione della storia. Ogni suo aspetto è sacro per i protagonisti. Ce ne vuole parlare?

Nel romanzo, la natura con i suoi cicli e stagioni è maestra di resilienza, ma anche di filosofia. Insegna ai protagonisti a credere nel domani, ad aspettarsi sì asprezze e fatiche, ma anche momenti di serenità, di gioia e accettazione dei cambiamenti. Adalina ed Emiliano crescono con il rispetto per quello che sta loro attorno e, dopo tante sofferenze, riescono a ritrovare un senso all’accaduto anche grazie a questo approccio.

Dopo “Sette volte bosco” sta già lavorando a qualche altra storia?

C’è sempre qualcosa che bolle in pentola, sì. Mi piacerebbe continuare a raccontare di montagna e di storia: sono tantissime le vicende “minori” che vorrei continuare a esplorare. Al momento, cerco di godermi il più possibile i primi incontri e chiacchiere con lettori e lettrici.

Scopri qua la pagina Instagram di Caterina Manfrini!

Si ringrazia Neri Pozza Editore per averci fornito gentilmente una copia del romanzo e per averci permesso di fare questa bella intervista a Caterina Manfrini.

Se ti è piaciuto il mio articolo, ti andrebbe di offrirmi una bella cioccolata calda? Clicca qui: Belle84