Mary Wollstonecraft

Filosofa e scrittrice inglese, Mary Wollstonecraft è stata una delle voci più famose a rivendicazione dei diritti delle donne e autrice di una delle prime opere femministe della storia, Rivendicazione sui diritti della donna: con critiche sui soggetti politici e morali.

Mary Wollstonecraft nacque a Londra il 27 aprile 1759, la seconda di sette figli. La sua famiglia, inizialmente benestante, dopo una serie di investimenti sbagliati sprofondò sempre di più in difficoltà finanziarie; Mary, la secondogenita, assunse di riflesso il ruolo di protettrice sia delle sorelle più piccole sia della madre, a volte vittima della violenta rabbia del marito. In quella vita segnata da tensioni e preoccupazioni, due donne furono particolarmente importante per la giovane Mary: Jane Arden, con cui condivideva ore di lettura e il cui padre, un filosofo, la intratteneva con discussioni intellettualmente stimolanti, e Fanny Blood, docente che contribuì ad “aprire la sua mente”, come ammesso da Mary stessa.

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Tra sogno e realtà

Nel 1778 Mary se ne andò di casa, accettando un lavoro come dama di compagnia di una vedova di Bath, Sarah Dawson, ma dovette tornare due anni dopo per assistere la madre morente. In seguito, andò a vivere con Fanny Blood e la sua famiglia; Mary desiderava realizzare una specie di relazione utopica, dove le due donne si sarebbero in seguito trasferite a vivere insieme, economicamente autonome e con il supporto l’uno dell’altra; un sogno, però, che si infranse con la realtà. Dopo aver avviato una scuola a Newington Green insieme alle sorelle e a Fanny, quest’ultima si sposò e trasferì a Lisbona. Lì, la salute di Fanny peggiorò e Mary lasciò la guida della scuola per recarsi presso l’amica; nonostante i suoi sforzi, Fanny morì nel 1785.

Devastata dalla morte dell’amica, Mary dovette affrontare anche il fallimento della scuola da loro avviata; per mantenersi accettò di lavorare come governante di una famiglia irlandese. Era un lavoro che non la soddisfaceva, nonostante il legame creatosi con le sue allieve; Mary sentiva tutti i limiti del suo essere donna, per di più povera e con poche prospettive: tematiche che sarebbero diventate centrali nei suoi scritti. Per questo fu rivoluzionaria la sua scelta, nel 1787, di dedicarsi a tempo pieno alla scrittura: poche donne riuscivano a sopravvivere economicamente con quella professione.

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Mary si trasferì a Londra, imparò il francese e il tedesco, si dedicò a traduzioni, stesura di articoli e recensioni, ma soprattutto si buttò in letture e in frequentazioni che ampliarono il suo universo intellettuale: da Samuel Johnson al filosofo William Godwin. Entrò a far parte della Blue Stockings Society, un movimento che promuoveva l’istruzione tra le donne, e frequentò assiduamente l’artista e scrittore Henry Fuseli. Con lui ebbe una relazione che si interruppe quando la moglie di lui si rifiutò di prendere parte a un “triangolo aperto”.

La Francia tra ideali e Terrore

Per sfuggire all’umiliazione dopo la relazione con Fuseli, Mary si recò in viaggio in Francia dove venne a contatto con gli ideali della Rivoluzione francese e, in seguito, ne venne intrappolata: allo scoppiare del Terrore, in quanto straniera non le venne permesso di lasciare il paese. Pur simpatizzando in generale con gli ideali della Rivoluzione, la violenza che ne seguì fu una doccia di disillusione. Nonostante la paura di quegli anni – durante i quali Mary fu sospettata di essere una spia – la donna si innamorò dell’avventuriero americano Gilbert Imlay, con cui ebbe una figlia che chiamò Fanny; Imlay, per proteggere Mary dalla ghigliottina, dichiarò all’ambasciata britannica che la donna era sua moglie, rendendola in automatico una cittadina americana.

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Mary inoltre scrisse le sue prime opere sui diritti delle donne e si scontrò apertamente con i giacobini, che negavano ogni parità e diritto alle donne e le consideravano solo “aiutanti” degli uomini. Mary fu perciò contenta quando i giacobini caddero, ma si ritrovò impossibilitata a tornare in Inghilterra, dove nel 1793 era salito al potere un governo conservatore e antirivoluzionario deciso a schiacciare ogni simpatizzante della Rivoluzione francese. Il suo trattato sulla Rivoluzione francese condannava i giacobini e il Terrore ma accoglieva gli ideali rivoluzionari; con occhio acuto e grande acume, la donna argomentava che non erano stati gli ideali della Rivoluzione a causare il Terrore (come sostenevano gli antirivoluzionari), ma piuttosto la fame, la povertà, e in generale le terribili condizioni socioeconomiche della Francia.

La fine 

Il 1794 fu un anno estremamente difficile per Mary e la figlia Fanny; Imlay era partito per Londra e non era più tornato. Alla fine Mary si risolse a tornare a Londra nel 1795, ma per sicurezza continuò a chiamarsi “signora Imlay” anche per dare legittimità alla figlia. Il rifiuto di Imlay di tornare insieme la destabilizzò, ma la frequentazione dei circoli letterari e intellettuali la rimise in sesto. Lì incontrò di nuovo William Godwin con cui iniziò una relazione: quando Mary rimase incinta, i due si sposarono (1797) e poco dopo la donna diede vita alla sua seconda figlia, Mary, destinata a sposare Percy Shelley e a diventare una delle autrici più famose della storia della letteratura inglese. Il parto le fu però fatale: a causa della setticemia Mary Wollstonecraft morì il 10 settembre 1797.

Nonostante la sua produzione letteraria sia stata varia, Mary Wollstonecraft viene ricordata soprattutto per le sue opere “femministe”, di cui la Rivendicazione dei diritti della donna è il massimo esempio: in risposta a un rapporto di de Talleyrand che sosteneva che le donne dovevano occuparsi solo delle faccende domestiche a cui erano naturalmente inclini, Mary ribatté che a livello “naturale” uomini e donne erano uguali, e che la presunta inferiorità femminile era dovuta solo alla mancanza di istruzione, a condizioni sociali svantaggiose e, in generale, a condizioni limitanti imposte alle donne sin dalla nascita; come soldati, esse vengono educate all’obbedienza sin da bambine e private della ragione, in modo che si limitino a seguire l’autorità prima del padre e poi del marito.

«L’istruzione rappresenta l’unico mezzo per liberare le donne dal giogo dell’oppressore.»

A cura di Chiara Saibene.