Nell’attuale contesto artistico contemporaneo esistono artisti capaci di unire tecnica, sentimenti e riflessioni nella loro arte. Una di questi è Laura Pirozzi, giovane artista milanese di 26 anni che, sin da giovane, ha trovato nel disegno la sua dimensione. Dopo gli studi artistici presso l’Accademia di Belle Arti NABA di Milano, ha ampliato il proprio linguaggio artistico interessandosi a fashion design e alla fiber art. Nelle sue opere i soggetti pittorici preferiti sono fiori e visi di donne, simboli di grande delicatezza e di grande forza interiore. L’artista milanese utilizza come tecnica artistica la pittura acrilica, ma vorrebbe sperimentare anche altre tecniche.

Diritti di copyright di Laura Pirozzi

L’intervista

Arstorica – Buongiorno Laura, piacere di conoscerla. Ci parli un po’ della sua formazione artistica. Quando ha avuto il suo primo approccio con l’arte?

Laura Pirozzi – Buongiorno, è un piacere conoscervi. Ho 26 anni e sono nata a Milano. Fin da quando sono piccola ho il ricordo della mia famiglia che nei momenti di relax disegnava. Alcuni di loro hanno fatto studi riguardante l’arte, altri hanno fatto mostre e altri ancora ne hanno fatto una passione secondaria. Una delle persone che mi ha maggiormente influenzata è stato il mio bisnonno. Non tanto per quanto riguarda la pittura, ma per quanto riguarda il concetto di manualità, mi ha insegnato cos’è un artigiano e il significato di creare con le proprie mani. Ho sempre associato il disegno a un momento di pace, di calma e così già dall’asilo lo utilizzavo per rilassarmi. Fin dalle elementari nelle prime lezioni d’arte ho notato che il disegno stava diventando qualcosa di più complesso, tanto che a quattordici anni, scelsi di frequentare il liceo artistico di Crema, dove al terzo anno scelsi la specializzazione in arti figurative. Successivamente al liceo frequentai l’Accademia di Belle Arti Naba di Milano spostandomi più sul tema del fashion design, dove trovai un forte interesse nella fiber art.

Ha qualche mentore o qualche punto di riferimento che l’ha aiutata in qualche modo a definire il suo stile artistico?

Il primo quadro che mi chiesero di copiare fu un classico, ovvero La notte stellata di Vincent Van Gogh. Mi piacque subito, quei colori, quelle linee, quel modo di dipingere. E mi ricordo un sorriso dell’insegnante a fine lavoro guardando il foglio, forse per questo sono molto legata a quest’artista, forse è stato proprio con quel disegno che è iniziato il mio percorso. Ovviamente con lo studio, durante il liceo, sono state tante le influenze, dalle sculture monumentali greche, all’espressionismo, all’impressionismo, all’astrattismo, ecc. Credo che per chi studia l’arte è impossibile non essere influenzati da ogni cosa che vede e che percepisce come arte. Un grazie particolare lo devo a tutti i miei docenti di arte, ognuno di loro era diverso e grazie a questo ho potuto imparare molto.

Che cosa rappresenta l’arte per lei?

Come dicevo la pittura per me è sempre stata associata alla calma, ma con il passare degli anni e durante la crescita in adolescenza è diventata uno strumento per misurare le mie emozioni. Ci sono stati momenti dove il tratto era più calcato e nero, altri invece dove la tela era più colorata.

Ora posso dire con certezza che dipingere per me è terapeutico, spesso alla fine di un lavoro, guardandolo nel suo insieme, capisco il mio stato d’animo di quel periodo. Per me non è del tutto corretto associare la pittura all’arte, è una metodologia che ormai è comune, ma arte secondo me è più un concetto che qualcosa di fisico. Secondo me arte è tutto ciò che ti crea un’emozione, qualsiasi essa sia. Senza ciò ad esempio un quadro rimane un dipinto realizzato da un pittore.

Diritti di copyright di Laura Pirozzi

Dipinge molte delle sue opere con la tecnica di pittura acrilica. Nell’ambito della sua carriera artistica le piacerebbe sperimentare altre tecniche?

Assolutamente si, ho trovato nell’acrilico la risposta (al momento) più adatta al mio tipo di rapporto con la tela. Nell’ultimo periodo ho aggiunto all’acrilico l’utilizzo dei colori ad olio, anche se trovo l’acrilico ancora in linea con la mia metodologia. Negli ultimi anni mi sono approcciata al mondo della fiber art, in alcune delle mie ultime tele ho unito parti di stoffa al quadro cercando un interessante collaborazione tra le due parti.

Tra i suoi soggetti pittorici ricorrenti vi sono i fiori. Che cosa rappresentano per lei?

Credo che spesso i fiori vengano associati ad un concetto decorativo, di abbellimento che sia di una stanza, di un tavolo o di una tela. Sono una persona molto legata alla natura, ho sempre vissuto in campagna, con la possibilità di avere sempre giardini con piante e fiori. Ho sempre amato il giardinaggio e prendersi cura della natura. Nella maggior parte dei casi vedere un prato fiorito crea benessere in chi lo guarda, e nei fiori che dipingo cerco questo, non un abbellimento ma uno stato d’animo.

Un altro tipo di opere che realizza sono i volti di donna resi in maniera molto espressiva. Ci parla di essi?

Questa domanda mi viene posta spesso. Forse quei volti sono il risultato di tante storie di donne che ho letto e che mi hanno raccontato. Siamo una famiglia molto interessata alla storia, ci informiamo molto, su diverse vicende, e tante di queste storie raccontano di come le donne hanno faticato, sofferto, hanno provato rabbia per tante ingiustizie. Ancora oggi nel 2025 sentiamo ancora tante storie di sofferenza. Mi è capitato spesso di essere penalizzata in quanto donna; vivere delle ingiustizie solo per quello che si è lo trovo non umano. Forse per questo il mio focus al momento è su quei volti.

C’è un soggetto pittorico che non ha mai sperimentato nelle sue tele e di cui si vorrebbe prima o poi occupare?

Fin dal liceo trovavo molto interessante il corpo umano, avevamo avuto anche la fortuna di poter fare copia dal vero con una modella, ed è stato molto curioso. Trovo molta armonia nei corpi umani, qualsiasi essi siano. Sono soggetti assolutamente interessanti da approfondire. Più che a elementi ben precisi, il mio obbiettivo è cercare di rappresentare emozioni, e il soggetto che le raffigurerà verrà da sé.

Diritti di copyright di Laura Pirozzi

Un altro tipo di tecnica che ha sperimentato è l’arte su cotone. Com’è realizzare opere di questo genere?

L’interesse per il cotone è nato durante l’Accademia di Belle Arti, nelle lezioni di fashion design e dall’arte del Novecento della fiber art e dalla storia dei moti femministi associati a quest’arte. Insomma è sicuramente un tema sul quale sto sperimentando. Al momento cerco di unire la pittura alle stoffe cercando di creare un qualcosa di sempre più materico. Durante l’Accademia portai in tesi un progetto sul problema climatico, cercando dei modi creativi di riciclo, ovviamente leganti ali mondo del fashion. Vi mostro un’immagine.

Ha qualche sogno nel cassetto che vorrebbe realizzare nel futuro?

Vorrei tanto che i miei lavori mi accompagnassero per tutta la vita, come se fossero un diario di viaggio. Sono una persona che non riesce a stare ferma, amo sperimentare e creare. Sono anche molto critica su me stessa, sicuramente riuscire a portare emozioni alle altre persone tramite questi lavori, credo che possa essere un grande sogno.

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