Sulle sue colline liguri, Edna Silvera si gode la solitudine e la sua sana misantropia, in compagnia delle sue galline con nomi da VIP. Ma l’anno sabbatico è destinato a finire presto: l’invito della sua cara amica Antonia a raggiungerla a Napoli dà il via a una serie di sfortunati eventi… primo fra tutti, un omicidio.

Con il coinvolgimento suo malgrado dell’investigatore Renò – il cui nome gli attira spesso prese in giro e paragoni con l’attore francese – inizia un’indagine di luci e ombre sulla vita della vittima. In una Napoli ricca di contraddizioni – arte e manipolazione, altruismo e crimine, virtù e peccato – Edna dovrà non solo applicare il suo ingegno per salvare la propria amica, ma anche affrontare i fantasmi del suo passato… prima che sia troppo tardi.

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L’intervista

Chiara Saibene – Innanzitutto, benvenuta sul nostro blog e grazie mille per averci concesso questa intervista! È appena uscito Delitto in bianco, romanzo giallo in cui tornano i protagonisti degli episodi precedenti, Con l’arte e con l’inganno e Di rosso e di luce. Può raccontarci a grandi linee come è nata questa saga?

Valeria Corciolani – Grazie a voi per l’accoglienza!

La saga con protagonista Edna Silvera è nata da una scintilla tra la passione per l’arte e il desiderio di costruire una donna insolita, ironica e insieme profonda. Ma soprattutto la vera coprotagonista della serie è l’Arte. Non (solo) quella che conosciamo tutti, bensì l’arte che vive sottotraccia, nascosta nelle pieghe dei dettagli. Una “grammatica” fatta di colori, simboli, allegorie, codici e rimandi segreti disseminati ovunque: ed è proprio lì che si gioca la partita più avvincente. Perché l’arte, in fondo, è la prima grande indagine della Storia. E chi la sa leggere, come Edna Silvera, ha tra le mani una mappa preziosissima per orientarsi nel passato, nel presente e perché no, anche nei crimini e nei misteri.

Quanto ha contribuito la sua formazione in belle arti?

Tantissimo. La mia formazione in Belle Arti è stata fondamentale, non solo per la parte più tecnica o documentaria, ma soprattutto per lo sguardo che mi ha insegnato ad avere: quello che si sofferma sui dettagli, che legge oltre la superficie, che cerca sempre un senso nascosto sotto la forma.

Studiare l’arte significa anche abituarsi all’ambiguità, all’interpretazione, al dubbio. E sono tutte cose che tornano utili quando si costruisce un giallo: ogni indizio è come un segno pittorico, ogni personaggio una figura da decifrare. In più, mi affascina l’idea che l’arte — pur essendo memoria — continui a parlarci nel presente, a dirci chi siamo. Nei miei romanzi cerco proprio questo: far dialogare passato e presente, bellezza e inquietudine, luce e ombra, commedia e dramma. E tutto nasce, in fondo, proprio da quello “sguardo” lì.

Diritti di copyright: Valeria Corciolani. Foto tratta da “Prima Il Levante”

E come è nato il personaggio di Edna?

Edna è nata un po’ alla volta, come fanno i personaggi che poi ti restano addosso.
Avevo voglia di raccontare una donna fuori dagli schemi: non una poliziotta né un’investigatrice di professione, ma una figura colta, ironica, libera, che usasse il suo sguardo sull’arte per decifrare anche le crepe dell’animo umano.

La sua voce è venuta da sé: tagliente, ironica, a volte ruvida, spesso empatica. Non è perfetta, e non vuole esserlo. Ha un passato che le pesa e un presente che la sfida, ma continua a cercare bellezza, anche dove sembra non esserci.

Da quali elementi parte per tessere la trama di un giallo?

Di solito parto da un dettaglio. Può essere un’opera d’arte, un luogo intriso di storia, una frase ascoltata per caso, una canzone, o anche un’emozione scomoda. Quel dettaglio è come un seme: lo pianto tra le volute cerebrali e comincio a chiedermi cosa potrebbe crescere intorno. Chi c’era, chi ha visto, chi mente, chi ha da perdere.

C’è sempre un tema “di peso” su cui desidero puntare i riflettori e che fa da scintilla, ma non mi interessa costruire gialli “a enigma”, quanto piuttosto far emergere le tensioni umane che portano a un delitto.

Per me la trama nasce intrecciando l’indagine alla vita e alle scelte dei personaggi, mescolando l’osservazione alla suggestione. Poi, naturalmente, arriva anche la parte più “strutturale”: indizi, false piste, rivelazioni. Ma il cuore resta sempre lì, in quella zona grigia dove luce e ombra convivono.

Ho trovato estremamente interessanti gli approfondimenti sui simboli “nascosti” nell’arte. Le andrebbe di spiegarci meglio, sempre a grandi linee, l’importanza e il significato dei colori?

Con piacere, è un tema che mi appassiona moltissimo. Nell’arte — soprattutto quella antica — niente è casuale, e i colori non fanno eccezione. Ogni tonalità porta con sé un significato simbolico, culturale, spesso anche spirituale, che l’artista sceglie con cura per comunicare qualcosa di più profondo. Mi affascina l’idea che un’opera possa parlare attraverso i colori, anche a chi non ha gli strumenti accademici per leggerla. Edna, in questo senso, è un’interprete: sa “vedere oltre”, e in ogni indagine il linguaggio simbolico dell’arte le offre una chiave per decifrare ciò che non viene detto apertamente. Approfondire questi aspetti nei romanzi è un modo per invogliare il lettore a guardare l’arte con occhi nuovi, più attenti, e soprattutto più curiosi. Perché i dettagli, anche quelli cromatici, raccontano molto più di quanto sembri.

E rimanendo in tema, qual è il suo colore preferito, e per quale motivo?

Domanda difficile! Se dovessi sceglierne uno, direi il blu. È un colore che mi affascina da sempre, forse perché racchiude in sé una doppiezza che mi somiglia: da un lato evoca pace, profondità, respiro; dall’altro ha qualcosa di irraggiungibile, di malinconico, perfino inquieto.

È il colore del cielo e del mare, dell’infinito e dell’interiorità, ma anche della verità — quella che non si impone, ma che si lascia scoprire. Nell’arte, poi, ha avuto una storia straordinaria: pensiamo all’azzurro oltremare usato nelle Madonne rinascimentali, pigmento prezioso come l’oro, o al blu di Yves Klein, che diventa spazio puro, emozione assoluta.

Insomma, il blu è un colore che cambia con la luce e con lo sguardo. Come certi personaggi, come certe storie. Come Edna, forse.

Dal romanzo emerge una colorita descrizione di Napoli, che lascia trasparire l’attrazione della protagonista per questa città così ricca d’arte, di storia, ma anche di contraddizioni… è un amore condiviso anche da lei?

Ehhh Napoli! Con le sue voci che corrono, i suoi silenzi densi e il suo modo unico di confondere le piste mentre ti mostra la verità in faccia. E poi Napoli non è una città che si lascia afferrare. È un organismo vivo, che ascolta, osserva, e ti restituisce quello che sei, amplificato. Una città a strati, un po’ come Genova. Entrambe affacciate sul mare, un porto ad accogliere culture e lingue diverse, vicoli bui, palazzi sfavillanti… due città sempre in bilico tra pirati e principi. Mi sono innamorata di Napoli, sì. Questo romanzo è nato proprio per il desiderio di raccontarla. Edna ci si muove dentro come in un affresco che cambia sotto la luce, un frammento alla volta, svelando legami, ombre, contraddizioni.

Quanto c’è di vero nell’immagine del mondo dell’arte descritto nel libro, un mondo che si muove in zone d’ombra con interessi politici, traffici poco puliti, favori?

Più di quanto si pensi. Il mondo dell’arte affascina perché è fatto di bellezza, creatività, ricerca. Ma proprio per questo, da sempre, attira anche interessi meno nobili: potere, denaro, prestigio. È un ambiente in cui autenticità e finzione spesso convivono, dove un’opera può diventare strumento di influenza, merce di scambio, copertura per traffici poco limpidi.

Naturalmente nei romanzi spingo su questi aspetti per creare tensione e mistero, ma la realtà non è poi così distante: falsi, furti, riciclaggio, compravendite opache, restauri pilotati… sono fenomeni documentati, e in certi ambienti — pubblici o privati — la linea tra tutela e speculazione è sottile.

A me interessa esplorare proprio quelle “zone grigie”, dove l’arte smette di essere solo contemplazione e diventa terreno di scontro. Edna si muove lì in mezzo, cercando di restare fedele al suo sguardo, ma consapevole che ogni bellezza ha il suo lato buio. E che spesso è proprio lì che si nasconde la verità.

E la storia del Nibbio, dei nazisti alla ricerca della pietra filosofale… anche questa è storicamente accertata?

La storia del Nibbio è solo frutto della mia fantasia. Il nazismo non aveva un legame diretto e ufficiale con l’alchimia. Tuttavia, alcuni studiosi hanno esplorato possibili influenze o parallelismi tra le due sfere, spesso trovando elementi che suggeriscono un interesse per l’occultismo, l’alchimia e pratiche esoteriche da parte di importanti membri del regime nazista e di persone vicine ad esso. E l’alchimia, tra le altre cose, si occupa della ricerca della pietra filosofale, che si credeva potesse trasmutare i metalli vili in oro, e dell’elisir di lunga vita. Alcuni studiosi ipotizzano che l’interesse nazista per la razza ariana, vista come superiore e destinata a dominare il mondo, potesse essere in qualche modo collegato a queste tematiche alchemiche, in quanto ricerca della perfezione. Un percorso plausibile, insomma. Anche se la mia protagonista, a dire il vero, rifugge queste teorie alla “Indiana Jones” come la peste ;).

Cosa ci aspetta nelle prossime avventure di Edna? Può farci un piccolo spoiler?

Posso dire che Edna ha ancora molto da raccontare, ma mi piacerebbe declinarla in modo leggermente diverso, più “autorizzata” a collaborare alle indagini.
E poi, dopo Napoli, qualcosa si incrina: certezze, relazioni, equilibri che pensava solidi iniziano a vacillare. E mentre cerca di rimettere insieme i pezzi, sarà costretta ad affrontare un’indagine che la tocca molto da vicino, più di quanto avrebbe mai voluto.

E forse stavolta l’arte non sarà solo una chiave di lettura, ma il cuore stesso del mistero.

Delitto in bianco è disponibile in libreria e nei maggiori store online, compreso il sito web della casa editrice Rizzoli. Per chi si è perso le prime avventure di Edna, ricordiamo i volumi precedenti: Con l’arte e con l’inganno e Di rosso e di luce.

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