È il 1938. La piccola Lisavet adora ascoltare la fiaba della buonanotte di suo padre, che parla di un orologiaio capace di viaggiare nel tempo. Suo padre gliela racconta ogni sera e anche stavolta non fa eccezione… solo che è angosciato, e per la prima volta modifica il finale della fiaba, raccontandole di come l’orologiaio e l’amata figlia scappino negli Stati Uniti per rifarsi una vita. Lisavet non sa che quella è tutt’altro che una fiaba: è la storia della sua famiglia, orologiai capaci di forgiare orologi che aprono la porta alla dimensione del tempo. E non sa nemmeno che quella sarà l’ultima notte in cui vedrà suo padre.

Dalla strada provengono urla e rumore di vetri rotti. È quella che la Storia ricorderà come la Notte dei Cristalli. E il tempo si sta esaurendo. Il padre di Lisavet agisce nell’unico modo che ritiene giusto: apre una porta nel tessuto del tempo per la figlia, promettendole che tornerà a riprenderla. Una promessa che non sarà in grado di mantenere. Per Lisavet, la vita non sarà più la stessa: bloccata in un luogo chiamato Biblioteca del tempo, potrà viaggiare lungo la linea temporale, visitare i ricordi del passato e parlare con i fantasmi… ma non potrà più uscire, perché senza un orologio come quelli costruiti da suo padre è impossibile aprire il portale che collega i due mondi.

Il libro delle ore perdute trascina il lettore in un mosaico di vite e tempi ben congegnato, che intreccia il classico concetto del viaggio nel tempo con le teorie della fisica quantistica, aggiungendovi qualche eco di Inception e un pizzico di spionaggio alla vecchia maniera. Ogni strumento può diventare pericoloso, se nelle mani sbagliate: mentre nel mondo esterno si consuma la Guerra fredda, nella Biblioteca del tempo si combatte un’altra battaglia tra diverse fazioni per riscrivere, letteralmente, la Storia. Perché la storia non è solo quella scritta dai vincitori – ma anche quella che viene ricordata.

Ringraziamo la casa editrice Nord per averci omaggiato una copia del romanzo.

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Voto: 4,5/5