Nel villaggio di Irumi, Telangana, India, le cose sono come sono sempre state. Da secoli, una maggioranza povera e analfabeta lavora per gli zamindari, la ricca famiglia che di fatto detta legge sulla comunità e ha potere di vita e di morte sui suoi abitanti. A governare Irumi sono i Deshmukh e al loro capofamiglia, Surendra, è impossibile dire di no o disobbedire. La pena potrebbe essere anche la morte.

Eppure sua nipote, Vijaya, ha la ribellione nel sangue. Ha sempre vissuto dentro le mura protette della rocca degli zamindari e non ha mai visto il mondo esterno, se non per il breve tempo che le viene concesso per frequentare, in maniera straordinaria, la scuola del villaggio. Ed è lì che conosce Krishna: un ragazzino bellissimo ma nato sotto la stella sbagliata, perché figlio di una lavandaia senza alcuna prospettiva. Suo fratello maggiore Ranga già lavora per i Deshmukh e il loro destino sembra già scritto: lavorare, servire, morire. Eppure, il futuro dell’India intera sta cambiando: i vecchi poteri si disintegrano, le gerarchie si sfaldano, i comunisti diffondono tra i contadini la prospettiva di un mondo diverso, dove sono loro a possedere la terra che da generazioni curano e coltivano per darne i frutti ai potenti. E anche all’interno della famiglia Deshmukh, un incidente che coinvolge Sree, la sorella minore di Vijaya, cambierà per sempre le dinamiche di potere.

Il giardino dei sogni splendenti è un romanzo che si sviluppa su più livelli, dipingendo i cambiamenti culturali e sociali dell’India da un lato, e la nascita di un legame proibito dall’altro. La narrazione inizia con un incipit potente ed evocativo, ma tende ad affossarsi nel mezzo, perdendo ritmo e coesione a fronte di una molteplicità di personaggi e vicende secondarie. Su tutti, però, dominano Krishna e Vijaya, e il tentativo di vivere un amore osteggiato dalla famiglia, dalla cultura e dalla società.

Ringraziamo la casa editrice Pienogiorno per la copia omaggio.

(C) Libreria Pienogiorno

Voto: 4/5