Ofelia Rossi sembra una ragazza del tutto normale. Sembra, appunto. Ofelia Rossi non è nemmeno il suo nome, ma l’autrice, ammiccando ai lettori, ce la presenta così, introducendo la sua storia con un’atmosfera leggera e il linguaggio di una fiaba.
Nell’Italia di inizio Novecento, la piccola Ofelia pare avere un bizzarro dono di profezia. Quando le gira la testa e cade come svenuta, pronuncia parole che poi si rivelano profetiche, anche se gli altri – dai genitori agli abitanti del paese – sminuiscono il tutto come “fantasie di una ragazzina” oppure “coincidenze” rielaborate e partorite da una fervida immaginazione. Eppure la sua fama si fa strada, di pettegolezzo in pettegolezzo, e presto la sua reputazione di “sonnambula”, colei in grado di usare il magnetismo per interpretare il presente e vedere il futuro, si espande a macchia d’olio. Portando con sé sfide e sconvolgimenti e un’intera vita di avventure.
La sonnambula è un libro delicato e leggero, ispirato a dei ritagli di giornale rinvenuti dall’autrice Bianca Pitzorno e risalenti all’epoca di sua nonna. L’intreccio della voce della sonnambula con quella delle numerose donne che si rivolgono a lei per un consulto affossa un po’ la narrazione nel mezzo del romanzo, allontanandosi dal filone principale e confondendo un po’ le acque. Ma come ogni fiaba che si rispetti, rimane una storia con un lieto fine che scalda il cuore e fa un po’ sognare.
Voto: 3,5/5
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