Duchessa di Newcastle-upon-Tyne, Margaret Lucas Cavendish è stata filosofa, poetessa, scienziata, scrittrice. Le sue opere, riflesso di un pioneristico approccio naturalistico, hanno anticipato le riflessioni di filosofi ben più noti come David Hume e Thomas Hobbes. Grazie al suo status privilegiato, poté frequentare i circoli intellettuali e culturali più importanti dell’epoca e, soprattutto, pubblicare e far conoscere i suoi scritti.
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Tra patria ed esilio
Margaret Lucas nacque a Colchester, Essex, nel 1623 da Sir Thomas Lucas ed Elizabeth Leighton. La famiglia aveva buoni mezzi e visse in ottime condizioni, anche quando le redini rimasero in mano alla sola Elizabeth Leighton alla morte del marito. Pur non ricevendo un’istruzione formale, come ogni nobildonna dell’epoca Margaret Lucas si formò perlopiù in campo umanistico; era un’avida lettrice, e iniziò sin da giovanissima a divorare la biblioteca di casa. Dal momento che non era appropriato che una giovane donna si mostrasse apertamente intellettuale, Margaret limitò le sue riflessioni a scambi confidenziali con il fratello John; quest’ultimo, studente modello in filosofia e legge, era destinato a diventare uno dei fondatori della Royal Society.
In cerca di una maggiore indipendenza, Margaret si candidò per diventare dama di corte della regina Henrietta Maria (moglie del re Carlo I); quando quest’ultima venne esiliata in Francia, Margaret la seguì, e fu proprio alla corte del re francese Luigi XIV che incontrò il primo duca di Newcastle-upon-Tyne, William Cavendish (all’epoca era ancora marchese). Comandante delle forze lealiste, William Cavendish era andato a sua volta in esilio in Francia dopo la prima guerra civile inglese.
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Margaret Lucas e William Cavendish si sposarono nel 1645 e rimasero insieme in esilio fino alla restaurazione Stuart nel 1660. Vissero a cavallo tra Parigi e Rotterdam, e il matrimonio si dimostrò un ottimo trampolino di lancio per Margaret, oltre a essere un legame d’amore ed effettivamente felice. Il marito era un intellettuale che organizzava spesso incontri, noti come il “Circolo Cavendish”, a cui partecipavano grandi nomi come Hobbes, Cartesio, Mersenne; la stessa Margaret ebbe l’opportunità di prendervi parte, ampliando le proprie conoscenze in ambito scientifico e filosofico.
A quell’epoca nessuna donna veniva presa sul serio come scienziata; sebbene Margaret sia riuscita a pubblicare da sé, senza alcun aiuto, la prima opera letteraria (1653, Poems and Fancies), fu solo grazie alle conoscenze del marito e alla sua collaborazione che arrivò a dare alle stampe i suoi lavori più filosofici e scientifici.
Opere e pensiero
Margaret Cavendish era una scrittrice prolifica e come molti intellettuali dell’epoca inviò lettere a contemporanei con cui avrebbe voluto intrattenere una corrispondenza; tuttavia, la sua condizione di donna portò la quasi totalità dei suoi corrispondenti a ignorare le sue lettere e ancor di più i suoi scritti. Le poche risposte che riceveva erano pure formalità riservate al suo titolo e alla sua posizione sociale, che la invitavano a limitarsi alla scrittura di poesie e narrativa, e a lasciare la scienza e la filosofia a persone più competenti.
Poems and Fancies, la sua prima opera pubblicata, già rifletteva alcune sue riflessioni chiave sulla filosofia e sulla scienza, seppur sotto forma di poesie, epistole e brevi pezzi in prosa. In alcuni punti, come la dedica, con arguzia satirica mette in luce i ruoli di genere stereotipati dell’epoca; lo stesso meccanismo viene usato in altre opere simili, come la sua autobiografia Natures Pictures Drawn by Fancies Pencil to the Life (1656) e raccolte di lettere come CCXI Sociable Letters (1664).
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A livello scientifico, però, la sua opera più notevole è Observations upon Experimental Philosophy (1666): un’opera anomala per l’epoca, in quanto una materia come il naturalismo era generalmente preclusa alle donne. La convinzione centrale della sua filosofia è che tutto, nell’universo, è materia, e come tale non riconducibile ad agenti immateriali, come Dio (infatti, la filosofia aveva un atteggiamento ambiguo nei confronti della religione); ogni corpo è divisibile all’infinito e, a suo modo, dotato di intelligenza.
I contemporanei la consideravano o pazza o un genio; la maggior parte si collocava nel mezzo e la trattava come una curiosità, una stranezza di cui ridere. Margaret Cavendish cercava disperatamente un riconoscimento per il suo pensiero e le sue opere, scontrandosi perlopiù con indifferenza e rifiuto. Nel 1667 ricevette, però, un invito (straordinario, perché riservato a una donna) a partecipare a una riunione della Royal Society, anche se non è chiaro se l’invito sia stato fatto per effettivo riconoscimento dei suoi meriti o solo per fare della donna oggetto di scherno.
Margaret Cavendish morì a Londra nel gennaio 1674 e venne sepolta nell’Abbazia di Westminster, sotto un monumento commissionato appositamente dal marito.
A cura di Chiara Saibene.




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