Bo è figlio di una generazione che parlava poco e lavorava duramente. Ha imparato a rimanere zitto e a incassare urla e botte, sin da bambino: suo padre, un uomo duro e rabbioso, non lasciava spazio a sentimentalismi o debolezze. Ma ora Bo ha superato gli ottant’anni e il suo sguardo si volge inevitabilmente all’indietro: la moglie Fredrika si trova in una casa di riposo, divorata dalla demenza senile, e lui ora si chiede se ha vissuto una buona vita o, inconsciamente, ha seguito le orme del proprio padre. Di certo da lui ha ereditato la collera: a Bo ci vuole poco per infiammarsi e ora il rapporto con il proprio figlio, Hans, è in bilico. Hans, quel figlio che sente di non conoscere a fondo, e che ora vuole portargli via l’amato cane, Sixten, perché non è più fisicamente in grado di accompagnarlo a passeggio. No, Bo non rinuncerà mai a Sixten, e glielo urlerà forte e chiaro a quel suo figlio ingrato! Eppure… urlare significa ricalcare i comportamenti del proprio padre, e no, questo Bo non lo vuole fare.

Quando le gru volano a sud è un romanzo estremamente intenso, che giorno dopo giorno ripercorre la presa di coscienza di Bo quando è quasi ormai al capolinea della propria vita. Bo è un personaggio emblematico, che riassume in sé i disagi e le contraddizioni di un’intera generazione di uomini improntati al duro lavoro ma incapaci di espressione emotiva. Mentre Hans non ha problemi a parlare con la propria figlia, Bo sente di aver ereditato dal proprio padre il silenzio: una strozzatura che impediva a padre e figlio di manifestare nulla che non fosse reciproca freddezza. Ma Bo non vuole terminare la sua vita così, nel risentimento e nel non detto.

Con fatica, con dolore, con un’analisi della propria anima, Bo si avvicina, lentamente, alla fine. E volge lo sguardo fuori della finestra proprio quando le gru prendono il volo.

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Voto: 5/5