“Una locanda rosso lampone” è l’ultimo romanzo scritto da Amanda Colombo e pubblicato dalla Garzanti Editore. Tutta la storia gravita attorno alla casa cantoniera in cui Lidia e suo marito Michele hanno aperto la locanda nota come Rosso lampone. In questo luogo magico vengono ripercorse le vite degli ospiti, ognuno di essi con lo scopo di capire qualcosa di importante della loro vita. Per farlo non devono avere con sé fonti di distrazione come ad esempio i cellulari. Un romanzo dalla lettura piacevole e accattivante che racconta storie di vita quotidiana in un luogo magico come quello della locanda Rosso Lampone.
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L’intervista
Arstorica – Buongiorno Amanda, piacere di conoscerla. Ci parli un po’ di lei, quando ha scoperto la sua passione per la scrittura?
Amanda Colombo – In realtà mi è sempre piaciuto scrivere, tanto quanto leggere. Se però la lettura è diventato un lavoro 26 anni fa, quando ho iniziato a fare la libraia, la scrittura è stata un regalo che mi sono fatta per i miei cinquant’anni, nel 2023, con l’uscita del mio primo romanzo. Ho seriamente pensato di scrivere, infatti, solo durante la pandemia: tutto quel tempo “vuoto” mi ha fatto maturare la trama di “Meno male che ci siete voi”.
“Una locanda rosso lampone” è un libro che in qualche modo invita a riflettere sulla vita frenetica che ognuno di noi vive caratterizzata da una routine stressante e dominata dai social network. Com’è nata l’idea di scrivere questo romanzo e che messaggio vuole dare ai suoi lettori?
L’idea è nata moltissimi anni fa, ed è legata alla mia passione per le case cantoniere: la loro funzione e la loro architettura mi hanno sempre affascinata, e sono sempre stata convinta che siano luoghi ideali per aprire una locanda, soprattutto se con l’obiettivo di prendersi cura degli ospiti, così come i cantonieri si prendevano cura delle strade. In realtà non ho un vero e proprio messaggio da dare, mi sembra un po’ pretenzioso come obiettivo: diciamo che volevo riflettere sull’uso che facciamo del tempo che ci resta, sull’importanza delle relazioni e soprattutto sulla comunicazione diretta, senza mediazioni digitali. Solo parlandoci faccia a faccia possiamo conoscerci e aiutarci.
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Lidia è la proprietaria della locanda. Ci parla del suo personaggio e dei suoi aspetti caratteriali?
Lidia è una signora, dai modi un po’ rétro. Ama l’ordine, non disdegna una certa formalità ma è anche molto empatica e accudente. Crede sia importante avere delle regole da rispettare – è lei che ha ideato quelle della locanda – perchè solo con delle regole si può contenere il caos che spesso si agita nell’animo delle persone che cercano rifugio alla locanda. Ama moltissimo il marito Michele, con il quale ha realizzato il sogno di aprire il Rosso Lampone, e ama molto anche Ortensia, che fa parte della loro famiglia anche senza legami di sangue. Un po’ padonra di casa, un po’ mamma, cerca sempre di avere le parole giuste per accompagnare i suoi ospiti nel loro cammino.
Un altro personaggio interessantissimo è quello di Ortensia. Parla in modo molto forbito e sempre a tema quando si rivolge agli ospiti della locanda. Ci vuole parlare un po’ di lei?
Ortensia è stata una sfida: volevo un personaggio originale, un po’ magico, che si distinguesse grazie a un linguaggio che è il risultato di tutto ciò che ha mandato a memoria: letteratura classica, libretti d’opera, film, cartoni animati, pubblicità… Insomma, mai come in questo caso vale l’adagio: “Parla come un libro stampato”. Ortensia oggi verrebbe definita neurodivergente, ma è figlia di un tempo in cui non c’erano le conoscenze di oggi, quindi è solo una ragazza strana, che per comunicare con gli sconosciuti ha scoperto di poter usare un “linguaggio in codice” composto dalle parole di altri, non sue. E poi è una pasticcera sopraffina, che regala felicità con i suoi strepitosi dolci!
Tanti sono i personaggi che soggiornano alla locanda. Pietro e i suoi figli vengono mandati dalla moglie per recuperare il loro rapporto minato dal lavoro e dai social network. Come evolve il rapporto tra l’uomo e i suoi due figli?
Questo deve scoprirlo il lettore! Di certo l’isolamento forzato porterà questo padre a doversi confrontare con i suoi figli, che – complice una totale dedizione al lavoro – ormai stenta a riconoscere. Anche per i ragazzi sarà una bella sfida: sono abituati ad affidarsi in tutto e per tutto alla madre, non averla al loro fianco li destabilizza. Dovranno capire se possono ancora fidarsi di questo papà distratto e pasticcione.
Altro tema che viene descritto è l’amore attraverso i giovanissimi Altea e Gregorio. Ci vuole parlare un po’ di loro?
Altea e Gregorio sono due ventenni che si sono conosciuti come spesso si conoscono oggi i ventenni: sui social. Mi interessava raccontare una coppia molto acerba, alle prese con una convivenza “reale” quando l’amore è scoppiato “virtualmente”. Lasciarli in un certo senso nudi l’uno di fronte all’altro, senza la protezione della personalità digitale che si sono creati. Perché, lo sappiamo, la nostra versione digitale non è mai del tutto aderente al vero: tendiamo a mettere in risalto i pregi e a sottostimare i difetti, le paure, le manie. Rosso Lampone obbliga i due giovani ad essere realmente loro stessi, senza filtri. E questo per loro è terrificante ed eccitante insieme.
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La fiducia è quella che vorrebbe dare Altea alle persone. La ragazza è cresciuta sotto l’ala protettiva dei suoi genitori e non ha mai avuto la possibilità di fare conoscenze e di fidarsi delle persone. Quando conosce Gregorio il suo mondo viene completamente stravolto. Se non siamo indiscreti riuscirà nel suo intento di aprirsi al mondo?
A questa domanda può rispondere solo Altea…
Tra gli altri personaggi vi è Cesare, scrittore di mezz’età che sta vivendo il suo primo grande amore ma non riesce a comunicarlo. Riuscirà nel suo intento?
Cesare è un’anima in pena perché anche lui vittima di una personalità che non corrisponde al suo vero essere. In questo caso, è il suo essere uno scrittore famoso per aver sempre e solo descritto storie drammatiche e dolorose, una sorta di genio tormentato e ombroso. Ora – per la prima volta in vita sua – è felice, e non ce la fa a sostenere la parte che il suo personaggio impone. Deve capire se è più importante essere sé stessi o accontentare il suo pubblico.
Alla fine della settimana passata alla Locanda rosso lampone i protagonisti riusciranno a scoprire ciò che cercavano?
Diciamo che ognuno di loro avrà nuovi spunti di riflessione, ricordi da condividere, scelte da fare. Il Rosso Lampone è un punto di partenza, in un certo senso.
Senza fare troppi spoiler, sta già lavorando a nuove storie?
Ci sono un paio di idee, ma per adesso mi godo la Locanda, e la porto in giro per l’Italia!
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