Alda Merini
Poetessa, scrittrice, madre, credente, pazza: l’artista milanese Alda Merini è stata tutto questo e anche di più. Di Alda Merini sappiamo quello che lei stessa lascia trasparire attraverso le sue poesie e quello che le quattro figlie – Emanuela, Flavia, Barbara e Simona – hanno in seguito raccontato.
Alda Giuseppina Angela Merini nacque il 21 marzo 1931 a Milano: suo padre Nemo Merini era impiegato presso una compagnia di assicurazioni, un uomo colto e affettuoso con i figli; sua madre Emilia Painelli, casalinga, era più severa e inflessibile, certa che il destino di una donna fosse quello di diventare moglie e guardiana del focolare. L’atmosfera in casa era rigida, moralista: la famiglia era fortemente cattolica, la madre Emilia teneva moltissimo alla reputazione. Che la giovane Alda avesse delle ispirazioni artistiche e letterarie non era consono a una signorina: più volte Emilia punì la figlia per la sua passione per la lettura, e anche per la crisi mistica che la colpì quando era alle elementari.
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Macerie
Nel 1943, un bombardamento distrusse la casa di famiglia, che si salvò grazie al rifugio antiaereo. Tra le macerie della loro vecchia casa, la dodicenne Alda aiutò la madre a partorire il fratellino Ezio: insieme poi fuggirono a Vercelli, area di risaie dove si sperava non scoppiassero le bombe. Il padre Nemo rimase a Milano insieme alla figlia maggiore, Anna, in cerca di altri famigliari e amici. A Vercelli rimasero fino alla fine della guerra, rifugiate presso un parente contadino. Si ricongiunsero in seguito con Anna e il padre Nemo a Milano, dove si accamparono in un locale abbandonato.
La rinascita
Con fatica Milano provava a risollevarsi dalle macerie della guerra e così anche la famiglia Merini. Alda non riuscì a passare l’esame di ammissione del liceo ginnasio “Alessandro Manzoni” eppure, grazie all’intermediazione di una sua insegnante delle medie, Silvana Rovelli, ottenne il contatto di Angelo Romanò, politico e scrittore, che dopo aver letto alcuni suoi scritti la presentò a sua volta al poeta e romanziere Giacinto Spagnoletti; quest’ultimo lodò le sue doti e scrisse una recensione per una sua poesia, cosa che rappresentò per la giovane poetessa un forte stimolo a continuare con la scrittura. In casa di Spagnoletti, inoltre, Alda conobbe Giorgio Manganelli, con cui ebbe una relazione e che le fu accanto, insieme ad altri amici, quando le fu diagnosticato un disturbo bipolare.
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Le prime due poesie di Alda (Il gobbo e Luce) vennero pubblicate da Spagnoletti nel 1950 in un’antologia. Seguirono altre due poesie pubblicate dall’editore Giovanni Scheiwiller grazie alle raccomandazioni di Eugenio Montale e Maria Luisa Spaziani; negli anni Cinquanta videro la luce i primi volumi di versi: La presenza di Orfeo, Paura di Dio e Nozze romane. In quegli stessi anni Alda, chiusa la relazione con Manganelli, iniziò a frequentare un giovane operaio, Ettore Carniti. I due si sposarono nel 1953 e insieme ebbero quattro figlie.
Gli anni del silenzio
Alla fine degli anni Cinquanta e per tutto il decennio degli anni Sessanta, la poetessa visse un periodo di difficoltà causato dalla sua malattia; furono anni in cui alternò la vita famigliare a ricoveri in ospedali psichiatrici. Le due figlie avute in questo periodo (Barbara e Simona) vennero affidate ad altre famiglie. Alda Merini riprese a scrivere solo nel 1979, raccontando nelle sue liriche le esperienze della sua degenza nell’ospedale psichiatrico: un luogo drammatico che ospitava persone malate ma anche donne rinchiuse a causa di denunce o esperienze scomode («[…] in manicomio vedevo le ragazze che venivano stuprate e dicevano di loro che erano matte.») Le sue poesie di quel periodo furono date alle stampe del 1984 con la raccolta La Terra Santa, considerata il suo capolavoro, che le sarebbe valso il Premio Librex Montale nel 1993.
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Ma le difficoltà continuarono anche dopo l’esperienza in manicomio: il marito Nemo morì nel 1983 e Alda, rimasta sola, iniziò una “corrispondenza telefonica” con il poeta ed ex cardiologo Michele Pierri; si sarebbero sposati e trasferiti a Taranto l’anno successivo. Seguì un periodo molto fecondo dal punto di vista letterario, non solo poesie ma anche prosa e aforismi, che furono ben accolti dal mondo editoriale e consolidarono la sua fama di poetessa e artista presso il grande pubblico.
Alda Merini morì nella sua città natia, Milano, il 1° novembre 2009 a causa di un sarcoma; una targa di riconoscimento venne apposta all’esterno della sua abitazione milanese.
«Io la vita l’ho goduta tutta, a dispetto di quello che vanno dicendo sul manicomio. Io la vita l’ho goduta perché mi piace anche l’inferno della vita e la vita è spesso un inferno…. per me la vita è stata bella perché l’ho pagata cara.» – Alda Merini
1- Fonte: https://www.aldamerini.it/?page_id=8#1513804312483-8ac3c23d-98ec
A cura di Chiara Saibene.




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