Grazia Deledda
Scrittrice italiana portavoce della cultura del nuovo secolo, Grazia Deledda è stata la prima donna a essere candidata al parlamento italiano nonché la prima donna italiana (e seconda donna in assoluto) a essere insignita del Premio Nobel per la letteratura.
Figlia della Sardegna
Grazia Maria Cosima Damiana Deledda, in breve Grazia, nacque a Nuoro il 27 o il 28 settembre 1871: il giorno non è certo, in quanto la donna stessa affermava di essere nata il 27, anche se la sua nascita era stata registrata il 28. Figlia di una famiglia benestante e numerosa, ricevette una rigida educazione in casa da parte della madre Francesca; il padre, Giovanni, era un imprenditore e per un periodo servì anche come sindaco di Nuoro.
Dopo la conclusione della scuola elementare, Grazia proseguì gli studi privatamente sotto la tutela del professor Pietro Ganga (suo mentore e amico per tutta la vita), che le impartì un’istruzione di stampo umanistico che poi la giovane avrebbe proseguito da autodidatta.
Per un ambiente chiuso e rurale come Nuoro non era facile, per una donna, affermare un’aspirazione diversa da quella di sposarsi e avere figli. La stessa Grazia dovette lottare per molti anni per riuscire a dare forma al suo desiderio di diventare scrittrice, ancor più man mano che la sua famiglia veniva colpita da varie disgrazie: la morte del padre e di una sorella, Vincenza; l’alcolismo del fratello maggiore Santus e i problemi con la legge del fratello minore, Andrea.
I primi scritti
Nonostante le pressioni famigliari, complice l’amicizia epistolare con lo scrittore Enrico Costa, che la incoraggiò, nel 1887 Grazia Deledda inviò a Roma alcuni suoi racconti, che furono pubblicati su una rivista, e continuò a proporre altri suoi scritti, fino ad arrivare a un romanzo nel 1890, Stella d’Oriente, pubblicato a puntate su un quotidiano sardo con lo pseudonimo Ilia de Saint Ismail. Le sue opere furono apprezzate da molti letterati dell’epoca e le aprirono la strada ad alcune collaborazioni giornalistiche; particolare successo ebbe il suo successivo romanzo, Anime oneste (1895), che si guadagnò una prefazione firmata da Ruggiero Bonghi, all’epoca ministro della Pubblica Istruzione. In quegli anni, la scrittrice pubblicò anche articoli e saggi dedicati alla cultura sarda e, infine, una raccolta di poesie, sempre con la sua madrepatria come protagonista: Paesaggi sardi.
Alla fine del secolo, Grazia Deledda si trasferì a Cagliari, dove conobbe e infine sposò Palmiro Madesari, funzionario ministeriale, che dopo il matrimonio decise di lasciare il lavoro per diventare l’agente letterario della sua compagna. I due si trasferirono a Roma, dedicandosi insieme all’attività letteraria, ed ebbero due figli.
Il primo ventennio del Novecento fu infatti un periodo prolifico per la scrittrice, che pubblicò una serie di romanzi e opere teatrali: Elias Portolu, pubblicato nel 1903, che riscosse grande successo, seguito da Cenere (1904), che venne trasformato in un film, e Canne al vento (1913), il romanzo che molto probabilmente portò la sua fama all’estero fino a raggiungere l’Accademia di Svezia. Molti scrittori italiani e stranieri apprezzavano la scrittrice, da Giovanni Verga a D. H. Lawrence; Carl Bildt, ambasciatore svedese a Roma, fu tra i suoi sostenitori alla candidatura al Nobel.
Una figura trasversale
Oltre alla scrittura, Grazia Deledda era anche attiva a livello sociale, soprattutto nell’ambito dell’insegnamento, e si confrontava spesso con altri artisti e intellettuali, creando nella propria casa romana un piccolo salotto letterario. La sua cultura, la sua buona posizione sociale e, in generale, l’ampio consenso trasversale che la donna riscuoteva in vari strati della popolazione portarono il Partitolo Radicale Italiano a candidare la scrittrice come loro rappresentante alla camera. Si trattava di una candidatura mai vista prima: non solo le donne erano totalmente escluse dalla vita politica, ma in quegli anni in Italia non avevano nemmeno conquistato il diritto di voto.
La candidatura di Grazia Deledda provocò una valanga di polemiche, e la maggior parte dei voti guadagnati (31 su 34) venne contestata, come riportato dal quotidiano Avanti!. La scrittrice, che in molti suoi scritti rivendicava apertamente un ruolo e uno spazio per le donne nella società, era tuttavia scettica e cinica nei confronti del panorama italiano, motivo per cui rifiutò di candidarsi una seconda volta, nonostante le fosse stato chiesto.
Non mancò, tuttavia, un riconoscimento ben più prestigioso: per la potenza della sua scrittura, nel 1927 le venne conferito il premio Nobel per la letteratura 1926. Le sue opere venivano ritenute veriste, una rappresentazione cruda e senza filtri della Sardegna rurale e chiusa in sé stessa; caratteristica, questa, che le procurò non poche inimicizie da parte dei suoi compaesani. Alcuni critici le attribuiscono anche influenze decadentiste e significative contaminazioni con la letteratura russa, in particolare Dostoevskij e Tolstoj.
Grazia Deledda morì a Roma il 15 agosto 1936 a causa di un tumore, lasciando incompiuto il suo ultimo romanzo. La sua scrittura, estremamente moderna per l’epoca, come dichiarato dalla commissione dell’Accademia di Svezia, aveva il potere di rappresentare con «plastica chiarezza [la] vita della sua isola nativa, con profonda comprensione degli umani problemi».
A cura di Chiara Saibene.




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