Martha Gellhorn
Autrice, giornalista, terza moglie dello scrittore americano Ernest Hemingway, la statunitense Martha Gellhorn viene considerata una delle più grandi corrispondenti di guerra del secolo scorso. In suo onore è stato fondato il premio Martha Gellhorn per il giornalismo, che viene assegnato ogni anno a giornalisti che abbiano scritto, in lingua inglese, articoli di reportage pubblicati da una testata autorevole.
Il nuovo secolo
Nata l’8 novembre 1908 a St. Louis, Missouri, Martha Ellis Gellhorn era la figlia della suffragetta Edna Fischel Gellhorn e del ginecologo George Gellhorn. Le rivoluzionarie idee della madre sulla parità dei sessi la influenzarono sin da bambina: all’età di sette anni partecipò a una parata delle suffragette insieme ad altre bambine e donne. Studiò dapprima alla John Burroughs School e in seguito al Bryn Mawr College in Pennsylvania, nutrendo l’ambizione di diventare una giornalista: i suoi primi articoli vennero pubblicati sulla rivista The New Republic.
Decidendo definitivamente di dedicarsi alla carriera di scrittrice, lasciò il college prima di laurearsi e si recò per un paio d’anni in Francia per diventare una corrispondente estera; lavorò per la testata americana United Press, ma venne licenziata dopo che denunciò una molestia sessuale. Martha, però, non tornò negli Stati Uniti, anzi ne approfittò per viaggiare in tutta Europa, collaborando come freelance per diverse testate e scrivendo inoltre articoli di moda per Vogue. Si avvicinò al movimento pacifista e riassunse le sue esperienze europee nel suo libro What Mad Pursuit.
Tornata negli Stati Uniti nel 1932, accettò un incarico presso la Casa Bianca, dove aiutava la First Lady Eleanor Roosevelt a curare la sua rubrica pubblicata sul mensile Women’s Home Companion. In seguito, ricevette un incarico dalla Federal Emergency Relief Administration, un programma speciale lanciato da Roosevelt per affrontare le disastrose conseguenze della Grande depressione. Si trattò del primo vero e proprio incarico da reporter per Martha, che viaggiò attraverso gli Stati Uniti per prendere nota della situazione del popolo americano, ridotto alla fame dalla crisi economica. La raccolta delle sue osservazioni divenne poi un’antologia di racconti, pubblicata nel 1936: The Trouble I’ve Seen.
Guerra e pace
Martha Gellhorn incontrò per la prima volta Ernest Hemingway nel 1936, in Florida. Poco dopo, la giornalista ricevette il suo primo incarico di reportage di guerra, e per conto della rivista Collier’s Weekly si recò in Spagna per seguire la guerra civile spagnola: Hemingway la seguì, e pare che fu in questo periodo che i due iniziarono una relazione; si sarebbero sposati nel 1940, anno in cui lo scrittore americano, inoltre, le dedicò il suo romanzo Per chi suona la campana.
In quegli anni, Martha si ritrovò al centro degli eventi europei: in Germania, documentò l’ascesa e il consolidamento di Adolf Hitler e del partito nazista; viaggiò in Cecoslovacchia poco prima dello scoppio del secondo conflitto mondiale; in seguito si recò in Finlandia, da cui seguì la guerra, per poi spostarsi a Hong Kong e Singapore.
Come molte altre giornaliste donne, Martha Gellhorn si candidò per il governo britannico per ricevere l’autorizzazione ufficiale a seguire lo sbarco di Normandia; una candidatura che, come tutte le altre, venne rifiutata. La giornalista, pur senza un accreditamento stampa, riuscì comunque a seguire gli eventi infiltrandosi, travestita da infermiera, su una nave ospedale americana diretta in Francia. Fu l’unica donna presente al D-Day il 6 giugno 1944. Per questo suo inganno venne in seguito arrestata e privata della sua tessera di giornalista, ma questo non le impedì di continuare a seguire la guerra: la donna si recò comunque in Italia e non smise di inviare i suoi articoli a Collier’s. Nel 1945, fu tra i primi giornalisti a mettere piede a Dachau.
Spirito libero
I continui viaggi in cui si imbarcava Martha non erano compatibili con una normale vita matrimoniale: nonostante Hemingway stesso fosse spesso in viaggio, lo scrittore non tollerava le lunghe assenze della moglie e spesso i due litigavano per questo. Alla fine, come le altre due mogli precedenti, anche Martha decise di lasciarlo; la coppia divorziò ufficialmente nel 1946. Martha dovette inoltre lottare per vedere riconosciuto il suo nome in quanto tale, e non solo come moglie di Hemingway; più volte la donna ribadì che non aveva alcuna intenzione di diventare una semplice nota a piè di pagina della vita dello scrittore. Nel 1949 adottò un bambino italiano, Sandro, che però alla fine crebbe da sé, frequentando vari istituti privati, e poi si risposò nel 1954 con Thomas S. Matthews, ex editor del Time Magazine.
Martha Gellhorn continuò a viaggiare per l’Europa e il mondo, e fu praticamente presente in tutti i maggiori conflitti di quegli anni. Fu testimone dei Processi di Norimberga, dei conflitti arabo-israeliani e della guerra in Vietnam. I suoi articoli si concentravano sempre sulle persone comuni, su quel popolo di civili che subiva silenziosamente le disastrose conseguenze delle guerre. Pur avendo superato i settant’anni, non smise di viaggiare e scrivere, seguendo le guerre civili nell’America centrale e in seguito, ormai ottantenne, anche l’invasione statunitense di Panama nel 1989.
La salute in declino la costrinse a ritirarsi dal giornalismo agli albori degli anni Novanta, nonostante nutrisse il desiderio di seguire la guerra dei Balcani. Nel 1995 si impegnò e riuscì nella scrittura del suo ultimo articolo, dedicato alla povertà della popolazione in Brasile. Il suo ultimo viaggio fu per tornare a Londra, dove morì, apparentemente per suicidio, il 15 febbraio 1998.
A cura di Chiara Saibene.




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