La mia Ingeborg è un romanzo dello scrittore norvegese Tore Renberg, pubblicato in Italia da Fazi editore grazie alla traduzione di Margherita Podestà Heir e candidato al premio Strega europeo nel 2024.
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In una intervista Tore ammette che non è stato lui a scegliere di scrivere di Tollak ma è stato Tollak stesso ad arrivare, “sono i personaggi che mi scelgono,” in questo romanzo ,” iniziato a scrivere nel 2018, ero alla stazione, ed è stato un detonatore, mi sono arrivate frasi molto dure che dicevano: io non voglio più farne parte, volete strapparmi la pelle di dosso, fatelo, io ho divorziato da tutto. È stata una aggressione e mi sono chiesto chi mi stava parlando: era Tollak.”
Il titolo nasce come Tore di Ingeborg tradotto letteralmente, in Italia La mia Ingeborg. E’ notevole, perchè già dal titolo si estrapola la possessività, la psicologia del personaggio e l’intensità della storia.
Voleva dare l’idea che la storia si basasse su un amore estremamente intenso che poi si rivelerà tossico ma che ha tantissima sincerità.
La storia è narrata in prima persona da Tollak, un uomo che ha divorziato dalla società umana, parla poco e questo è stato rappresentato in maniera splendida, forte, e concreta dalla scrittura usata dall’autore: frasi brevissime, capitoli brevissimi.
Sempre in una intervista l’autore afferma che Tollak dà voce a tutte le persone deluse dalla società, che si rendono conto che tutto avanza, si evolve, si fagocita troppo velocemente e che questi non erano i patti con la società stessa. Tollak rappresenta l’archetipo di tutte queste voci.
Un uomo, la sua voce e la sua confessione, una storia semplice. Si resta in ascolto, si ricevono colpi pagina dopo pagina. Tollak ti afferra e ti travolge. È un norvegese rugoso, burbero che vive isolato tra le montagne norvegesi, appartiene ad un altro mondo e prova rancore verso la società moderna.
“Sono Tollak di Ingeborg. Appartengo al passato.”
Ha un unico punto fermo: l’amore viscerale per sua moglie, Ingeborg, scomparsa misteriosamente anni prima.
“Riesco a vedere il suo viso…la schiena la sua voce, non sei di molte parole Tollak. Aveva ragione non sono un tipo loquace”.
I figli sono lontani, lo hanno lasciato tra le sue montagne, alla sua segheria. Una sera, capendo di essere molto malato, decide che deve chiamarli a raccolta, ha bisogno di parlare di una cosa molto importante, qualcosa che cambierà per sempre e definitivamente la vita di questa famiglia. È cosi che Tollak ci fa strada nella sua vita. Rievoca l’amore per la moglie, per i figli, perché sì, a modo suo li ama terribilmente. Possiede una dolcezza trattenuta, proibita. Non è solo una storia di amore, è un vero quadro familiare. Tutto ci viene raccontato dal punto di vista del protagonista, ottuso, rigido, scuro, orso e a tratti violento. Molti saranno i non detti, le paure. Si arriverà ad un finale sconvolgente, spiazzante.
La voce di Tollak è commovente, senza filtri, rude, tagliente, siamo dentro la sua testa e credete non sarà facile starci.
Non è solo un noir nordico: è più il ritratto viscerale e spietato di un mondo che scompare e dei segreti che ci portiamo dentro, un dialogo ipnotico.
Le pagine sono poche, arriverete alla fine in un battibaleno, ci sarà qualcuno a cui darà fastidio essere stato con Tollak, ci sarà chi non lo perdonerà, ma qui non esiste perdono, esiste solo comprensione del contesto, della sua vita.


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