Alla Rocca, piccolo paese del Lazio, Camilla sta affrontando un momento buio. La morte della madre Anna ha lasciato un buco nero nella sua famiglia, da cui sia lei che il padre faticano a uscire. Tutto ciò che le è rimasto è il proprio talento di levatrice: un talento ereditato dalla madre e coltivato sotto la paziente supervisione di Peppina, storica curatrice di corpi e di anime. Peppina non è solo levatrice ma anche chiudiocchi, colei che assiste i moribondi, perché nascita e morte si tengono a braccetto, e non c’è differenza tra l’accogliere la vita o accompagnarla nei suoi ultimi minuti.

Peppina è anche uno dei pilastri della Cerchia, la comunità femminile che, nel silenzio e nell’ombra di una società prettamente maschile, si riunisce per condividere conoscenze, tradizioni, lacrime. Le generazioni di donne della Cerchia attraversano il Novecento, sullo sfondo di un paesino ai margini della storia che diventa microcosmo dell’intera Italia del secolo scorso.

La femminanza è frutto di anni di studio e di ricerca, e Antonella Mollicone dipinge un quadro estremamente pittoresco, tracciando una storia ricca e complessa con un linguaggio vivo e impastato di dialetto. Non è un linguaggio per tutti: per alcuni lettori suonerà come simbolo di una voce espressiva e realistica, per altri potrà apparire ostico e chiuso.
Ringraziamo la casa editrice Nord per averci omaggiato di una copia del romanzo.

Voto: 4/5

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A cura di Chiara Saibene.