Chi è Olga Manente? 

Un nome che nasconde una vita fuori dall’ordinario e che ciononostante è sconosciuto ai più. Olga Manente è stata la prima studentessa di etnia mista a immatricolarsi nella prestigiosa università Ca’ Foscari di Venezia, per poi diventare insegnante di lingue nel veronese. A salvare Olga Manente dall’oblio della storia è stata una mostra organizzata nel 2018, “Ca’ Foscari allo specchio. A 80 anni dalle leggi razziali”, dove una sua foto ha richiamato l’attenzione del giornalista Francesco Furlan, che da quel momento si è dedicato appassionatamente a raccogliere informazioni per scrivere una biografia della donna (Cercando Olga). Grazie alle sue ricerche ora possiamo ricostruire la sua storia.

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Dall’Eritrea al nord Italia

Olga Manente nacque il 15 ottobre 1917 a Saganèiti, Eritrea, figlia di un rapporto di “madamato”: suo padre era un soldato italiano (il maresciallo capo Virginio Manente) impegnato nella colonia italiana in Africa, e sua madre era una donna africana. Della madre non conosciamo il nome, né la storia, né il destino: ciò che è noto è che il padre Virginio si prese la bambina con sé e ne registrò la nascita solo più tardi, nel 1921. L’anno successivo l’uomo tornò in Italia nel suo paese di origine, Spinea, dove la bambina passò alcuni anni con i cugini e gli zii prima che il padre si trasferisse di nuovo, questa volta a Verona. Lì incontrò Elvira Valbusa, che sposò nel 1924.

Furono anni incerti, con l’ascesa del fascismo e stravolgimenti sociali ed economici, e soprattutto una sempre più marcata diffusione del razzismo. Nulla si sa di preciso del percorso scolastico di Olga, anche se, considerato il periodo, si può ipotizzare che sia stata vittima di pregiudizi e discriminazioni; negli anni Trenta era ormai consolidata, nell’opinione pubblica italiana, una visione colonialista dell’Africa, considerata una civiltà “inferiore” rispetto alla superiorità e purezza dei bianchi.

Poi, nel 1937, comparve nei registri dell’Università Ca’ Foscari di Venezia la domanda di iscrizione di Olga Manente: un anno in realtà non proprio favorevole, in pieno periodo di leggi razziali, a cui molti docenti e intellettuali devono volente o nolente allinearsi. Olga venne ammessa ma anche “attenzionata”, ossia sottoposta a schedatura, come gli studenti ebrei; quando arrivò la legge sui meticci (1940), si “salvò” in quanto considerata cittadina italiana e quindi automaticamente ariana.

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Famiglia e carriera

Olga Manente si sposò nel 1944 con Ivanoe Mazza, originario del lago di Garda, e con lui ebbe un figlio, Giorgio, nato subito dopo la laurea. Olga riuscì a laurearsi solo alla fine del conflitto, il 13 novembre 1945, quando ormai tutte le barriere razziali erano cadute, se non altro a livello legislativo; ottenne un voto di settanta su centodieci, ma non possiamo sapere se si trattò di un voto meritato, o di un voto influenzato da pregiudizi e dalla presenza, nella commissione d’esame, di insegnanti ancora fedeli all’ideologia fascista. Pare che Olga volesse attendere che il figlio crescesse un po’ e, dopo, tentare di trovare lavoro come insegnante; nel frattempo il marito Ivanoe aveva avviato una remunerativa attività di dentista.

Con gli anni Cinquanta giunsero periodi di instabilità emotiva per Olga. Quali che fossero le cause, la donna ogni tanto non stava bene, anche se non è chiaro cosa avesse; nel 1959 inveì e tentò di colpire fisicamente una zingara che le aveva letto la mano in spiaggia (alcuni ipotizzano che fosse depressa). Fu sempre in quegli anni che Olga richiese più volte all’università di rilasciarle il diploma per l’insegnamento della lingua francese, ma fu solo negli anni Settanta che raggiunse finalmente la cattedra, dopo dieci anni di supplenze e precariato. Dai documenti e dalle lettere del periodo traspare che Olga, impeccabile come insegnante, nel privato stesse vivendo un periodo di fragilità psicologica, a cui si aggiunse il divorzio dal marito, finalizzato nel 1978. Dopo quel momento, le informazioni su Olga diventano ancora più rare; andò in pensione nel 1989, due anni dopo morì Ivanoe e, ancora più traumatizzante, nel 2001 morì il figlio Giorgio.

Gli ultimi anni di vita di Olga Manente furono perciò segnati da periodi di squilibrio psichico alternati a fasi di lucidità. Secondo gli amici, non si trattava di Alzheimer, quanto piuttosto dello stesso disturbo che l’aveva interessata, saltuariamente nel corso degli anni, dopo la nascita del figlio. Olga Manente morì il 19 settembre 2009 all’età di 91 anni.

A cura di Chiara Saibene.