Attraverso un viaggio intriso di sperimentazione e ricerca incessante, Alice Padovani cerca di avventurarsi nei meandri dell’espressione creativa con grande determinazione. Grazie alla sua formazione, ha portato avanti un percorso artistico capace di sfidare i confini convenzionali, indagando a fondo sulla complessità della condizione umana. Sperimentando tra installazione, performance e disegno, ogni sua opera è un viaggio autonomo nell’universo della sua visione artistica.

Non confina la sua arte a un singolo aggettivo, però la definisce coraggiosa, dimostrando la sua audacia nel trattare temi di grande profondità. Nonostante le sfide che il cammino artistico può porre, si distingue soprattutto per il suo costante desiderio di innovare, sperimentare, conoscere.  Con progetti stimolanti per il 2024 e il 2025, conferma la sua volontà di affermarsi e distinguersi nell’ambito dell’arte contemporanea.

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L’intervista

Arstorica – Quando hai capito che il tuo futuro professionale sarebbe stato nel campo artistico e quando hai iniziato a lavorare nell’arte?

Alice Padovani – Credo di averlo sempre saputo che le Arti in generale sarebbero state l’ossessione-vocazione della mia vita. Ci sono passata attraverso in periodi differenti e con modalità diverse. Gli anni di studi di musica classica, gli anni come regista e attrice all’interno di compagnie di teatro sperimentale: tutto ha fatto parte di un percorso unico. In questo momento questo sentiero cangiante mi ha condotto alle Arti visive, ma non escludo che possa diventare altro in futuro.

In che modo la tua formazione universitaria in Filosofia e Arti Visive ha contribuito a plasmare il tuo approccio all’arte e come ha influenzato il significato che si cela dietro le tue opere?

Sicuramente posso dire che più di ogni cosa è stato lo studio della filosofia a “plasmare” il pensiero che si cela dietro ad ogni opera. Anche grazie a questi studi ho deciso che “fenomeno” e “noumeno” dovessero sempre essere in perfetto equilibrio nel lavori che avrei fatto: all’estetica deve sempre corrispondere una forma alta di concettualizzazione del progetto che possa avere, altresì, diversi livelli di lettura.

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Nella tua arte ricorri spesso al disegno, all’installazione e alla performance. Ognuna di queste forme artistiche comunica la tua visione artistica, ma qual è la tua preferita?

La parola “preferita” non si addice a quello che faccio. Non esiste un media che preferisco, esiste semplicemente il media più adatto all’opera che voglio creare. In questo trovo la mia più grande libertà espressiva. Non essere vincolata da quello che la gente si aspetta e quindi da un media di riferimento. Sarò sempre alla ricerca di qualcosa di diverso.

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Parlaci dei tuoi lavori. Qual è quello che preferisci tra quelli realizzati e perché?

Lo stesso vale per questa risposta. Potrei scegliere di parlarvi del mio ultimo lavoro, ma se dicessi che ho un lavoro preferito significherebbe dare meno importanza agli altri. Ogni lavoro che ho fatto ad oggi è stato il mio preferito. Era il mio preferito mentre lo costruivo pezzo per pezzo. Poi quando passo ad altro…allora immediatamente quello diventa il mio preferito, o quello che assorbe tutto il mio interesse e il mio tempo. Poi c’è la questione della durata e della tenuta nel tempo, sempre parlando di me nei confronti del mio lavoro. Alcune cose diventano vecchie ai miei occhi dopo un solo anno quando invece l’entusiasmo del pubblico è ancora alto.

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Esiste un aggettivo con cui descriveresti la tua arte?

Coraggiosa.

C’è un artista importante a cui ti ispiri per i tuoi lavori?

Ci sono tanti artisti che amo e seguo. Probabilmente alcuni di questi hanno influenzato anche in modo inconscio alcuni miei lavori, ma le mie fonti principali di ispirazione vengono da natura e scienza.

Hai mai avuto, nel corso della tua carriera, un blocco artistico?

Purtroppo sì, ma non attinente al fatto di non aver idee, o alla solita leggenda del terrore del foglio bianco. Il blocco è avvenuto a causa di problemi di salute che ancora spesso mi bloccano nel vero senso della parola e mi rendono arduo il compito di portare a termine un lavoro o un particolare progetto.

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Quali sono i tuoi sogni nel cassetto?

Viaggiare di più, stare meglio, pensare che esista un futuro inteso come convivenza pacifica dell’uomo con la terra in cui abita.

Per il futuro che progetti hai?

Ne ho tanti, forse troppi, ma tutti così importanti e interessanti da non poterne abbandonare nemmeno uno per la strada. Sia il 2024 che il 2025 vedranno diverse mie personali e collettive, e alcune bellissime residenze artistiche. Per evitare lunghi elenchi posso dirvi quello che succederà nei mesi di marzo e aprile: parteciperò a una collettiva presso F’Art a L’Aquila a cura di Margaret Sgarra. Seguirà una residenza con produzione e acquisizione dell’opera creata per Porta Coeli Foundation, come esito del Mediterranean Art Prize. A seguito della residenza, sarà organizzata anche una mostra bipersonale. Farò parte della collettiva di Marco Bertoli Ar Consulting che si terrà a Milano nel periodo tra il MiArt e il salone del Mobile. Infine, sempre ad aprile, alcuni miei nuovi lavori faranno parte della Biennale del Disegno di Rimini.

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Sitografia: nel link tutte le informazioni sulle opere di Alice Padovani.